I 400 colpi
Milano Fashion Week Gucci Testa
26 Febbraio Feb 2018 1000 26 febbraio 2018

Gucci e Dolce&Gabbana: la moda che nega il corpo

Teste mozzate, borsette che sfilano appese a dei droni. Segni di incipiente nichilismo con cui gli stilisti recidono il legame tra le loro creazioni e chi le indossa.

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Pur capendoci poco nulla, e dunque affidandomi come Vangelo (non quello sbandierato da Matteo Salvini) alle opinioni di Fabiana Giacomotti in materia, ci sono un paio di cose successe nella settimana milanese della moda 2018 che perplimono. O forse sarebbe meglio dire che è la loro eccentricità a muovere l’attenzione. Mi riferisco alle teste mozzate di Gucci, ossia, come ampiamente riportato dalle cronache, al fatto che molti modelli della maison sfilassero con in mano un calco che ne riproduceva il viso. E ai droni in passerella a cui Dolce&Gabbana hanno appeso la loro collezione di borsette, provocando tra i presenti gridolini di tecnologica meraviglia.

RIPROVAZIONE DI ARMANI. La cosa ha suscitato una certa contenuta riprovazione da parte di Armani, che di fronte a tanta audacia creativa si erge suo malgrado a guardiano dell’ortodossia. Il suo commento, almeno riferisce chi lo ha colto, va nella direzione del “non c’è più religione”, per quanto i succitati Dolce&Gabbana per accompagnare il loro défilée abbiano scelto come sottofondo un profluvio di canti gregoriani.

I VESTITI COME PARTE DI NOI? Ho sempre pensato, fermo come sono a Il sistema della moda, preziosissimo paperback Einaudi del 1977 che racchiude le riflessioni di Roland Barthes sull’argomento, che vestiti e accessori fossero un modo per dire qualcosa di noi, un fuori che rivela come siamo dentro, che si mette più o meno in sintonia con una prossemica provocando in qualche caso un cortocircuito - i gesti, le vesti - che definisce uno stile personale.

Una modella della sfilata di Gucci con la riproduzione della sua testa mozzata in mano.

Al confronto quanto proposto da Gucci e Dolce&Gabbana appare come la rottura di quello che sino a oggi era stato un binomio inscindibile tra l’abito e chi lo indossa, la negazione di una dialettica in cui ciascuno diceva qualcosa dell’altro. Invece, sotto il vestito niente. Insomma, ho trovato le teste mozzate e i droni come il principio di un manifesto nichilista in cui la moda vuole spersonalizzarsi fino a negare quel rapporto che ne è stato un principio fondativo.

EFFETTO BLACK MIRROR. Non so quanto consapevolmente, ma la messa in scena delle due maison dice questo. Gucci fa sfilare i suoi modelli con il calco della testa in mano proprio come fosse un accessorio, una borsetta, giusto per rammentare quelle che appese ai droni dei rivali esibiscono vita propria. La testa è il luogo dove nasce il pensiero: tagliandola significa che gli abiti ricoprono corpi senza senso, che non c’è più un logos che lo stilista attraverso le sue creazioni vuole interpretare. L’effetto rimanda a Black Mirror, occhieggia all’intelligenza artificiale. Non ci sarebbe niente di strano dunque se la prossima volta qualcuno facesse sfilare dei robot.

TRIONFO DEL NICHILISMO. Dolce&Gabbana vanno esattamente nella stessa direzione, estremizzandola ma evitando la truce immagine della decapitazione. Ci sono i droni e le borsette, in un inquietante effetto still life che non è tendenza della moda verso il nichilismo ma già sua piena rappresentazione.

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