A 106 anni Gillo Dorfles espone a Milano
2 Marzo Mar 2018 1217 02 marzo 2018

Morto Gillo Dorfles, artista e critico rivoluzionario

Aveva 107 anni. Nemmeno due mesi fa aveva inaugurato la sua ultima mostra alla Triennale di Milano. A lui il merito di avere sdoganato il kitsch.

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È morto a 107 anni Gillo Dorfles, critico d'arte rivoluzionario. Nemmeno due mesi fa, lo scorso 13 gennaio, aveva inaugurato alla Triennale di Milano la sua ultima mostra di dipinti. Critico tra i più influenti del Novecento, è stato anche medico, pittore, pianista, scultore, poeta e professore. Sull’estetica ha basato grandissima parte della sua esistenza e ha portato in Italia un termine diametralmente opposto alla filosofia del Galateo: il kitsch. Fino all’ultimo è stato impegnato con mostre, recensioni e libri.

LUCIDO E ATTIVO FINO ALL'ULTIMO. Quando era nato, nel 1910, la sua Trieste faceva ancora parte dell'Impero austro-ungarico. Nel corso della sua vita si è preso il lusso di sperimentare di tutto, dalla medicina alla filosofia, l'arte, l'architettura, la musica, la moda. E ha conosciuto praticamente tutti, da Italo Svevo quando era impiegato in una fabbrica di vernici a Eugenio Montale di cui era intimo, fino a Lucio Fontana, che ha contribuito a lanciare. Ha preso il caffé con Cesare Pavese e battibeccato con Salvatore Quasimodo, è stato ospite di Frank Lloyd Wright e amico personale di Renzo Piano. Ma soprattutto ha avuto la fortuna e la forza di essere incredibilmente lucido e attivo fino all'ultimo, tanto da partecipare a metà gennaio alla Triennale all'inaugurazione di Vitriol, una personale dedicata ai disegni realizzati tra il 2010 e il 2016.

«VOGLIO VIVERE NEL FUTURO». Il suo segreto, forse proprio l'elisir che gli ha garantito una così lunga e bella vita, è stato sicuramente nella passione e nella curiosità per il mondo e per il presente, nella capacità di essere 'contemporaneo' fino al midollo, senza cedimenti. «Ho dimenticato metà secolo e sto dimenticando l'altra metà perché voglio vivere nel futuro», rispondeva pacato, qualche tempo fa a un intervistatore che aveva fatto l'errore di ricordargli l'età.

L'INTERESSE COSTANTE PER LA PSICHIATRIA. Arte, gusto, miti, mode: decano dei critici italiani e lui stesso pittore di talento, Dorfles è stato uno straordinario testimone e protagonista del Novecento e oltre. Nato a Trieste da padre goriziano e madre genovese, laureato in medicina e specializzato in psichiatria, una grande passione anche per i cavalli, Angelo detto 'Gillo' ha da subito preferito l'attività di pittore e l'impegno come critico e studioso d'arte, che lo ha portato poi a insegnare estetica nelle università di Firenze, Trieste, Venezia e Milano: «L'arte è l'unica passione a cui sono rimasto sempre fedele, sin dalle prime folgorazioni dell'astrattismo di Klee e di Kandinsky», ha ripetuto spesso. Anche se l'interesse per la psichiatria, le sue letture attente di Jung e Rudolf Steiner, rimarranno una sorta di filo conduttore in molti suoi scritti.

HA INSEGNATO AGLI ANNI COS'È IL KITSCH. Nel 1948, insieme con Atanasio Soldati, Gianni Monnet e Bruno Munari, è stato tra i fondatori del Mac - Movimento per l'arte concreta e nel 1956 ha contribuito alla realizzazione dell'Adi (Associazione per il disegno industriale). La sua bibliografia è sterminata come i suoi interessi. In tanti decenni di attività ha scritto monografie di artisti (da Bosch fino a Toti Scialoja), ha pubblicato studi sull'architettura e un saggio che ha fatto epoca sul disegno industriale (Il disegno industriale e la sua estetica, 1963). Con un libro diventato un cult ha insegnato agli italiani cos'è il kitsch (Il Kitsch, antologia del cattivo gusto, 1968). E nel 2012, a 45 anni di distanza dall'uscita di quel testo che fu una pietra miliare per comprendere l'evoluzione del cattivo gusto nell'arte moderna, la Triennale di Milano gli ha reso omaggio con una mostra (Gillo Dorfles. Kitsch oggi il Kitsch) per descrivere il fenomeno in tutte le sue più recenti articolazioni.

UNA LISTA STERMINATA DI RICONOSCIMENTI. Non solo un testimone, insomma. Ponendosi come figura trasversale e non canonica, Dorfles ha contributo in maniera sostanziale al rinnovamento nel Dopoguerra dell'estetica italiana, del modo di vedere l'arte e la produzione di oggetti del nostro tempo, attento alla fotografia come alla pubblicità, spesso provando ad affrontare l'aspetto socio-antropologico dei fenomeni estetici e culturali, facendo ricorso anche agli strumenti della linguistica. Accademico onorario di Brera, Fellow della World Academy of Art and Sciences, dottore honoris causa del Politecnico di Milano e dell'Universitad Autonoma di Città del Messico, ha ricevuto tantissimi premi, dal Compasso d'oro dell'associazione per il design industriale (Adi) al Premio della critica internazionale di Girona, Matchette Award for Aesthetics. Negli ultimi tempi si era concentrato sulla passione per l'alchimia, suo vecchio pallino. Vitriol, l'enigmatico personaggio che aveva inventato nel 2010 e che ha dato il titolo all'ultima rassegna della Triennale, nasconde nel suo nome uno degli acronimi più usati dagli alchimisti.

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