Elena Lucrezia Cornaro Piscopia
LA MODA CHE CAMBIA
4 Marzo Mar 2018 0900 04 marzo 2018

Per educare bambine ribelli cambiamo i libri di storia maschilisti

Non bastano le favole per l'infanzia. Serve insegnare nelle scuole i meriti di Cornaro Piscopia, Isotta, Angela e Ginevra Nogarola, Eliza Haywood e Louise Labé. Da sempre colpevolmente ignorate.

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Storie della buonanotte per bambine ribelli è uno dei maggiori bestseller mondiali per l’infanzia degli ultimi anni, probabilmente equiparabile al primo libro della saga di Geronimo Stilton. È scritto da due italiane, Elena Favilli e Francesca Cavallo, di esperienza internazionale nella comunicazione la prima, di ottima capacità narrativa la seconda.

REALIZZARSI È UNA FORZATURA? Il libro raccoglie le storie di 100 donne che, principalmente negli ultimi quattro secoli, hanno cambiato la storia di dipendenza già scritta per loro affermandosi per genio, coraggio, volontà. Sebbene il titolo del volume trasmetta, forse inconsapevolmente, l’idea che tutt'ora una bambina decisa a onorare le proprie ambizioni sia “ribelle”, e che dunque anche nelle società occidentali in cui viene garantito il diritto allo studio conseguire una laurea, fare sport o andare controcorrente rappresenti una forzatura, l’idea non perde un’oncia della propria grandiosità.

POCHISSIME DONNE RAPPRESENTATE. Le bambine, ribelli o meno, hanno in effetti bisogno di rafforzare il proprio immaginario e la propria autostima in età proto-scolare, perché nel momento in cui si troveranno ad affrontare un sussidiario o, al liceo, un’antologia di letteratura e poesia, vi troveranno, forse, una sola donna rappresentata, Vittoria Colonna, e una sola condottiera e politica, Matilde di Canossa.

Nei libri di storia le bambine ribelli non troveranno mai la prima dottorata mondiale, l’italiana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia

Non vi troveranno mai la prima dottorata mondiale, l’italiana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia che infatti, e forse non a caso, non si trova nemmeno nel libro per “bambine ribelli”; non santa Ildegarda di Bingen, naturopata eccelsa, che se oggi va ottenendo nuova fama è solo perché una società ha deciso di utilizzarne il nome e l’intrigante “storytelling” per una linea di prodotti naturali venduta a caro prezzo.

POLITICHE E POETESSE IGNORATE. Non leggeranno mai della raffinata politica Bona di Savoia, mai della poetessa Cassandra Fedele, ispiratrice di Giovanni Bellini e corrispondente epistolare di Angelo Poliziano, che di lei scriveva meraviglie a Lorenzo il Magnifico («È cosa, Lorenzo, mirabile, né meno in latino») e alla quale i sovrani d’Aragona, cioè la stessa Isabella che diede a Cristoforo Colombo i denari per la sua impresa, offrì una cattedra.

E LE TRE SORELLE NOGAROLA? Ma dai libri e dalle antologie a uso dei licei mancano anche le tre sorelle-star Isotta, Angela e Ginevra Nogarola, sorta di Kardashian rinascimentali con la loro intelligenza esposta all’ammirazione dei contemporanei in vece del culo. Zero informazioni su suor Arcangela Tarabotti (per starsene in pace a studiare conveniva entrare in convento, anche controvoglia come in questo caso). Di loro non leggete ancora, e forse non accadrà per un paio di generazioni, sui libri scolastici, nemmeno su quelli italiani che, pure, sono scritti anche da docenti di sesso femminile.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.

Ma se, in Italia, la più grave mancanza riguarda, senza dubbio, la Cornaro Piscopia, laureata il 15 giugno 1678 per acclamazione in filosofia nel Duomo di Padova perché l’Aula magna dell’università non era abbastanza capiente da contenere tutti i curiosi (l’università statunitense di Vassar le ha dedicato alla fine dell’Ottocento una vetrata presso la Thompson Memorial Library; l’università di Trento le ha intitolato un’aula sei mesi fa, vedete voi), altrettante mancanze riscontrerete nei libri in uso presso le high school inglesi, francesi, americane.

BAMBINI CONVINTI DELLA LORO SUPREMAZIA. Senza le favole “per bambine ribelli”, di donne come Eliza Haywood (fate le sforzo e aprite il web per scoprire chi sia stata), o come Louise Labé, verrete a conoscenza solo se deciderete di approcciare studi universitari specialistici. L’orientamento maschile e maschilista nella lettura della storia non aiuta le bambine nel loro processo di indipendenza, mentre continua a rafforzare nei bambini la convinzione della propria supremazia e, per diretta conseguenza, la loro scarsa accettazione di una parità effettiva e consapevolmente vissuta.

Continuare a sviluppare per tutta la vita il proprio amore per le lettere o le arti era un azzardo di fronte alla prospettiva e alla necessità di sposarsi

D’altronde, se nessuno scrive delle gesta politiche o delle conquiste letterarie e giornalistiche femminili sui libri di storia, perché mai non credere che la storia sia stata fatta unicamente dai maschi? Non fu facile, la vita di queste donne, di queste vere ribelli. Continuare a sviluppare per tutta la vita il proprio amore per le lettere o le arti, sostenuto nelle famiglie più abbienti solo fino all’adolescenza, era un azzardo di fronte alla prospettiva e alla necessità di sposarsi, com’è evidente dalle lettere e gli scritti che hanno lasciato dietro di sé: «Devo sposarmi o dedicare la mia vita allo studio?», scrive angosciata a metà del Quattrocento Alessandra Scala a Cassandra Fedele.

GESTA E MERITI SEMPRE MINIMIZZATI. Ma delle tante che scelsero la vita monastica, o che vennero sostenute da padri illuminati e tenaci nel loro amore per lo studio, rinunciando al matrimonio e alla cura di una famiglia, non v’è traccia o evidenza per chi studia a 10 o 15 anni. Le stesse figure di Caterina di Russia o di Anna d’Austria vengono minimizzate, le loro gesta politiche descritte nell’ambito dell’intrigo, attitudine che evidentemente si suppone essere “femminile”.

ALLE BAMBINE SERVONO MODELLI. È ora di dare maggiore spessore, rigore scientifico e maggiore diffusione popolare alle infinite “bambine ribelli”, queste sì, che hanno popolato la storia, senza limitarne il portato all’alveo immaginario della “favola”. Non c’è immaginazione, nelle loro storie, ma passione, costanza, volontà. Le nostre bambine hanno bisogno di modelli, le nostre adolescenti di riconoscere sé stesse negli studi. Senza sentirsi, per questo, ribelli.

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