NAPOLI
Cultura e Spettacolo
15 Aprile Apr 2018 1200 15 aprile 2018

Thomas Dane, Napoli è la nuova capitale dell'arte contemporanea

Il fermento culturale attira visitatori ma soprattutto nuovi investitori. L43 ne ha parlato con il londinese che ha scelto proprio il capoluogo partenopeo per aprire la prima sede italiana della sua famosa galleria.

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Il rischio è sempre la retorica dell'eccesso, Napoli dell'Apocalisse, Napoli di un nuovo Rinascimento. E allora forse vale la pena guardarla dall'esterno questa città che continua ad attirare visitatori e artisti, a riempire i suoi musei e a vivere, per dirla con Goethe, «in una specie di inebriata dimenticanza di sé». Con gli occhi, per esempio, di Thomas Dane, proprietario di una delle più note e apprezzate gallerie d'arte londinesi, nel quartiere di St. James, a Duke Street, che il 24 gennaio scorso, dopo due mesi passati in città a seguire i lavori pre-apertura, ha inaugurato la prima sede italiana della sua galleria proprio in città, nella splendida Villa Ruffo di via Crispi, che contiene pezzi di storia e di biografie illustri – vi soggiornarono Benedetto Croce e lo scrittore polacco Gustav Herling-Grudzinshi – e sembra quasi abbracciare il Golfo con le sue vetrate spalancate sul mare e sul Vesuvio.

«NAPOLI È STRAORDINARIAMENTE RICCA». Non New York o qualche velocissima metropoli asiatica, ma Napoli, periferia del mercato artistico globale, come mai? «La forza della città risiede proprio nell'essere fuori dal circuito del mondo dell'arte contemporanea e anche nella sua storia straordinariamente ricca», dice Dane. La storia, certo, ma anche la vivacità culturale tutt'intorno, con punte di diamante come l«a galleria di Lucio Amelio e il Museo Madre» diretto da Andrea Villani, «le stazioni della metropolitana» e «più in generale l'impegno della città per l'arte contemporanea che è insolito e stimolante». Ora poi, è «in fase di sviluppo la Fondazione Morra Greco», aggiunge il gallerista, «inizia un'altra forte storia napoletana».

LA CITTÀ RIVISTA DA CINQUE ARTISTI. La prima mostra della galleria inglese, diretta da Federica Sheehan, ha ospitato le opere di cinque artisti - Bruce Conner, Steve McQueen, Catherine Opie, Caragh Thuring e Kelley Walker - i cui lavori hanno tratto ispirazione, in maniera letterale o allegorica, da Napoli, o dall'idea di Napoli, dalla sua «edonistica bellezza», come scrivono gli organizzatori nell'invito inaugurale, un posto dove «l'urgenza della vita coesiste con un senso incombente della mortalità».

Napoli è esattamente quel tipo di città nella quale il patrimonio, l'eredità culturale non sono bloccati nel passato

Thomas Dane

Il 24 aprile inaugurerà la nuova esposizione, la prima personale in Italia di Glenn Ligon, l'artista preferito da Barack Obama. Tutto poteva, nella poesia, avere una soluzione, è il titolo della mostra tratto da un verso della poesia di Pier Paolo Pasolini Ma era l'Italia, l'Italia nuda e formicolante. Si capisce forse meglio, dunque, l'incipit di un articolo che l'inserto del week end del Financial Times ha dedicato qualche mese fa proprio a Napoli: «L'arte può competere con Napoli?» si chiedeva anche un po' ironicamente Jackie Wullschlager. La bellezza incomparabile della città basta? Ha senso investire in un Paese incline a pensare che il suo patrimonio e le sue capacità artistiche siano sufficienti, che non ci sia bisogno di costruirci un'industria intorno, che si possa fare a meno della “modernità”?

UN PASSATO MODERNISSIMO. «Negli ultimi anni si è cominciato a ricontestualizzare il contemporaneo all'interno del passato. È quello che è stato fatto in maniera brillante per esempio con la mostra Pompei@Madre al museo Madre», continua Dane. «Napoli è esattamente quel tipo di città nella quale il patrimonio, l'eredità culturale non sono bloccati». Il mercato è ormai globale, quello che esponi sul Golfo puoi venderlo a Londra o a New York. E poi anche l'arte cerca vie di fuga, spazi e ispirazioni lontani dai circuiti tradizionali, dai soliti contesti. Dane sarà in città almeno un paio di mesi all'anno per conoscerla e seguire il lavoro della galleria, e magari dare vita a nuove colleborazioni con altre realtà artistiche.

IL BOOM DEI MUSEI. Il clima sembra essere quello giusto. A dicembre Napoli ha chiuso il suo anno museale migliore, con un pieno di viste e di incassi: il Mann guidato da Paolo Giulierini ha superato i 500 mila accessi, a Capodimonte sono arrivati quasi 230 mila visitatori, il 27% in più rispetto al 2016, bene anche palazzo Reale, il Museo cappella Sansevero, il Madre. Vedi Napoli e poi ci torni.

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