David Cronenberg
Cultura e Spettacolo
19 Aprile Apr 2018 1749 19 aprile 2018

Venezia: a Cronenberg il Leone alla Carriera

Nel 1983 con Videodrome spiazzò l'opinione pubblica e gli studiosi di cinema e media raccontando, attraverso la violenza, la fusione tra corpo e tecnologia. Anticipazione delle teorie sul post-umano e del mondo formato Facebook. Il tributo della Mostra del cinema al genio canadese. 

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«Mi dia quella videocassetta». «Attenta, morde». Era il 1983 e David Cronenberg portava sullo schermo il racconto di una civiltà e di un uomo nuovo, il corpo fuso con la tecnologia, in un mondo in cui tutto ciò che è mediale è reale anche più della realtà stessa. Il film era Videodrome, uno dei capolavori della cinematografia novecentesca e forse uno dei più complessi del regista canadese, conosciuto come autore di horror ma che difficilmente potrebbe essere racchiuso in questa categoria.

OLTRE MCLUHAN. Intrecciando il cinema con l'antropologia e l'epistemologia, Cronenberg ha anticipato molto delle teorie sul postumano che sarebbero state compiutamente elaborate solo negli Anni 90 e delle analisi sui mezzi di comunicazione personali diventate mainstream solo negli anni Duemila. McLuhan dopo McLuhan, e del resto Cronenberg è nato a Toronto, la stessa città del famoso teorico dei media, e ha risentito dell'influenza degli studi sul rapporto tra mezzo e messaggio.

«Videodrome è il miglior film mai fatto su Facebook», ha scritto due anni fa Nathan Jurgenson, brillante studioso di social media: «Quello che sembrava vagamente futuristico nel 1983 è preveggente oggi: la tecnologia e i media sono sempre più intimi, personali, incorporati». Videodrome aveva capito che «i media non sono uno spazio separato, ma qualcosa che scava nella mente e nella carne e può controllare la tua mente». Negli anni successivi Cronenberg ha firmato altre grandi pellicole, da Il Pasto Nudo del 1991, ispirato al romanzo di William Burroughs a eXistenZ ai più recenti Spider e History of violence.

«Videodrome è il miglior film mai fatto su Facebook»

Nathan Jurgenson

La 75esima mostra del cinema di Venezia (29 agosto-8 settembre 2018) gli rende ora omaggio con il Leone alla carriera. Annunciando la scelta della giuria, il direttore Alberto Barbera ha voluto sottolineare l'eccezionalità del regista canadese: «Benché in origine Cronenberg sia stato relegato nei territori marginali del genere horror», ha detto Barbera, «sin dai suoi primi film scandalosamente sovversivi il regista ha mostrato di voler condurre i suoi spettatori ben al di là del cinema di exploitation, costruendo film dopo film un edificio originale e personalissimo. Ruotando intorno all’inscindibile relazione di corpo, sesso e morte, il suo universo è popolato di deformità grottesche e allucinanti accoppiamenti, nel cui orrore si riflette la paura per le mutazioni indotte nei corpi dalla scienza e dalla tecnologia, la malattia e il decadimento fisico, il conflitto irrisolto fra lo spirito e la carne».Un tributo forse tardivo, certo meritatissimo.

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