Kate Royal Baby
LA MODA CHE CAMBIA
29 Aprile Apr 2018 0900 29 aprile 2018

Cos'ha Kate più di noi? Non le chance, ma il carattere

Troppo in forma, troppo curata. Dopo il terzo parto, la duchessa di Cambridge è stata vittima dei soliti attacchi. Ovviamente delle donne dei Paesi ricchi. Che potrebbero fare come lei. Ma mancano della sua personalità. 

  • ...

Nel momento in cui la duchessa di Cambridge è apparsa radiosa, perfettamente pettinata e con il nuovo pupo in braccio all’ingresso della clinica di Londra in cui aveva appena partorito, mi trovavo a Cuba per lavoro (la precisazione verrà utile fra qualche riga) e l'unica cosa che ho pensato, da cinquantenne e cioè da nonna in un tempo che spero non sarà troppo lontano, è che il neonato fosse troppo piccolo e fragile per essere esposto alla ridda dei flash e delle strilla di giubilo, fosse pure per pochi secondi.
Per la madre con i boccoli lucidi e il camiciotto rosso lungo e largo indossato nell'obiettivo di nascondere il baby bump, cioè quella speciale panciotta post partum di cui non ci si riesce a liberare per mesi e solo con una disciplina alimentare e sportiva ferrea, non provavo altro che ammirazione.

" QUE LINDA": KATE VISTA DA CUBA. Con gli stessi sentimenti mi pareva commentassero le signore che mi erano vicine e con le quali stavo valutando possibili accordi di cooperazione per lo studio della tecnica sartoriale e del marketing della moda: «qué linda» era l'unico commento che uscisse dalla bocca di queste donne, alcune giovanissime, tutte laureate in discipline lontane da quelle dello stile, come biologia o ingegneria, e tutte determinate a trasformare la propria passione in un lavoro nonostante le difficoltà di farlo in un paese come Cuba, dove il salario medio statale equivale a 32 euro e procurarsi tessuti e filo sia un'impresa ben superiore a quella di farsi promuovere e patrocinare dal governo, che è l'unica condizione per fare impresa, cioè di farla a responsabilità limitata e previa approvazione del Partito comunista.
Guardavamo le foto di Kate Middleton davanti a un caffè dal mio pc, collegato miracolosamente a internet per permettermi di mostrare alcune delle nostre testate, e da queste donne che non possono permettersi niente, se non l’ottimo livello di istruzione che il Paese offre loro a titolo gratuito, non ho ascoltato altro che espressioni di gioia sincera.

Kate il giorno della nascita di George, il suo primogenito.

Il giorno dopo, ricollegandomi per rispondere alle mail e per dare una veloce scorsa a giornali e social, ho scoperto che in Inghilterra, ma anche in Italia e perfino fra alcune mie amiche, era partito lo shaming di Kate, a loro dire colpevole di mettere in difficoltà "tutte le altre donne", mostrandosi impeccabile a poche ore dal parto.
Nell'attacco, che ovviamente non teneva conto di quell'evidente e commovente baby bump, veniva inclusa la categoria dei parrucchieri, dei truccatori, e naturalmente il sistema mostruosamente perverso delle «opportunità» grazie alle quali Kate dimostrava al mondo come una donna possa alzarsi, vestirsi e truccarsi dopo un travaglio, mentre «nel mondo reale» le donne che hanno dato alla luce un figlio sono stremate.

MARIA ANTONIETTA DEGLI ANNI DIECI. Mentre davo una rapida scorsa a queste acide scemenze (letta una, lette tutte), mi tornava alla mente l'immagine di Maria Antonietta costretta a partorire il primo figlio in un salone di Versailles, giusto dietro a un separé , perché l'ostetrico potesse mostrare ai cortigiani il neonato molto atteso e scongiurare che circolassero voci su un eventuale scambio o una finta, e dunque illegittima, nascita.
Mi immaginavo lo strazio di quella ragazza vissuta duecentocinquant'anni fa e l'incredibile fortuna di Kate, che di Maria Antonietta ha gli stessi doveri, di potersi prendere un minuto di privacy prima di mostrare al mondo il nuovo erede.

William e Kate rientrano a casa dall'ospedale dopo la nascita della secondogenita Charlotte.

Che la duchessa di Cambridge sia in grado di alzarsi e di farsi truccare e pettinare è prova della sua forza di carattere (da sempre evidente, d'altronde), e che oggi non viva un'esistenza da commoner benché sia nata tale mi pare altrettanto ovvio.
È una donna come le altre, ma con doveri e necessità diverse. Non è vietato a nessuno di agire come lei, così come è più che lecito e legittimo stramazzare sul letto con i capelli bagnati di sudore incollati sulla testa dopo un travaglio di una mezza giornata. Chacun à son goût come canticchiava la baronessa russa in un'operetta di Strauss. Per quale motivo Kate dovrebbe essere "una di noi"? E per quale ragionamento contorto la solidarietà femminile si esplicherebbe nella sciatteria esibita?

COS'HA KATE PIÙ DI NOI? CARATTERE. I social devono averci dato alla testa, almeno qui nei nostri paesi ricchi dove cambiarci d'abito, pagarci un parrucchiere e un truccatore dopo un parto (come fanno in tante: anni fa, dopo aver dato alla luce la sua unica figlia, un'amica non fece nemmeno entrare il medico nella stanza prima del make up) sarebbe solo prova di amor proprio e non un'impresa anche culturalmente quasi impossibile come altrove.
Nei nostri Stati intrisi di benessere, la differenza è data solo dal carattere. Forse è per questo che ce la prendiamo tanto con chi dimostra di averne più del nostro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso