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Cultura e Spettacolo
30 Aprile Apr 2018 1114 30 aprile 2018

Abba, la band che prova a sfidare l'epoca Spotify

Pur mancando da 35 anni, non sono mai andati via davvero. C'è sempre stato troppo di loro, e la stessa leggenda del ritorno non si è mai spenta. Riusciranno a conquistare le classifiche anche nell'era della Rete?

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In Italia non sanno mettersi insieme per fare un governo dopo due mesi, ma in Svezia gli Abba, che come istituzione sono assai più che governativa, si riuniscono dopo 35 anni; chissà che gli è preso, proprio loro, che, racconta la leggenda, rifiutarono nel 2000 una mancia da 1 miliardo di dollari per un giro di concerti, occasione liquidata come «patetica». Che gli fregava, fatturavano più della compagnia di bandiera (che non era Alitalia), e avrebbero continuato in eterno, a suon di raccolte, caso esemplare di gruppo che vive più da morto che da vivo e che, a forza di stampare compilation di compilation di compilation, bivaccava sempre in classifica.

SI ASPETTA UN NUOVO DISCO DI INEDITI. Poi qualcosa dev'essersi rotto o meglio debbono essersi rotti loro: di epigoni, di sfigati («con tutta 'sta robaccia che c'è in giro...»), di fare le statue di cera animate nei musei della memoria. E intanto il musical scritto dai due maschioni, Bjorn e Benny, girava il mondo, dimostrando che di Abba non se n'aveva mai abbastanza. E, alla fine, si sono ricoagulati. Zitti zitti, senza ingaggi deliranti, senza annunci roboanti. «Abbiamo due brani», mentono timidamente, tutto d'un tratto, e sanno di mentire perché non esiste di ritrovarsi a pasticciare in studio solo per due facciate, come ai tempi il glorioso 45 giri. Non sta sotto nessun cielo, serve solo a tastare il terreno: dovesse andare dove dovrebbe andare, cioè su in cima, ecco pronto servito caldo il cd. Del resto, il primo compact a memoria di stampa fu proprio il loro, il canto dei cigni The Visitors.

il primo compact a memoria di stampa fu proprio il loro, il canto dei cigni The Visitors

Epilogo, o meglio eterno stand-by, di una storia strana e furba. Due coppie, presto scoppiate, del freddo Nord che riprendono la strada maestra dei Beatles e arrivano a conquistare l'Inghilterra e poi il mondo. Con canzoni semplici e irresistibili, fresche come cascatelle di gazzosa ma per niente ingenue: tutto, dalla costruzione armonica alle melodie, dalle modulazioni ai trasporti, alla pulizia del suono e degli arrangiamenti, fino alle voci femminili, limpide e sensuali, agli impasti corali, ogni dettaglio era studiato a puntino. E, dopo i primi, fisiologici tentativi per calibrarsi, per trovare un nome, una strada e una identità, tutto funzionò.

OTTO ALBUM IN STUDIO E UNO DAL VIVO. Furono anche furbi nel cavalcare le mode e nel mollarle un attimo prima di vederle appassire: dal primo europop un po' alla Giochi Senza Frontiere, al glam, a certo pop sinfonico compresso, migliorando sempre le incisioni, perfino con un superstudio personale, il Polar Music Studio, ricavato da un teatro, fino a un pop-rock radiofonico, alla disco temperata, al synth-pop. Il tutto in un arco meno che decennale, di fatto dal 1974 al 1982. Otto album più uno dal vivo, in successione, e fanno in tempo a unirsi, lasciarsi, lasciare un solco nel pop internazionale, diventare “mania”, diventare paradigma, originare epigoni, lanciare una scena nordeuropea, farsi compatire dalla critica spocchiosa, farsi rivalutare dalla critica spocchiosa ma in odor di retrologia, che sarebbe a dire la riabilitazione un po' paternalistica, finire nel mirino dei fondamentalisti ossessivi per quel logo, Abba, con la seconda B rovesciata, che faceva immaginare (ai fanatici) chissà quali suggestioni sataniche, ma finire anche nella cultura Lgtb. Poi se ne vanno, lasciando tutto di loro.

Un mondo e un'epoca dopo, i quattro di Svezia, anche se una, Anni-Frid, la bruna, è norvegese, ripartono da dove avevano chiuso. Fu un singolo, The Day Before You Came, che non andò ai livelli stellari cui si erano abituati, a risolveri: bastò quello, avvisaglia di una flessione, a chiudere bottega. Adesso c'è un altro pezzo, e, no, non si chiama Nonna Mia, ma che spiritosi che siete voi nei social. Si chiama I Still Have Faith In You «ed è bella», dicono in coro. Ma certo. Il problema non è quello. Il problema è che adesso Bjorn, Benny, Agnetha e Anni-Frid sono quattro ologrammi, quattro artigiani miliardari di un pop che non solo non si fa più, ma non si usa più: la loro connazionale Spotify, tra gli altri, con la sua diffusione musicale in streaming, ha imposto nuovi gusti, nuovi modi di assemblare – non di comporre, proprio di assemblare - accordi e melodie, del tutto funzionali all'ascolto epidermico che dalla Rete tracima nei congegni della disattenzione, laptop, smartphone, notebook.

IL MONDO DELLA MUSICA DOMINATO DALLA RETE. Non basta più a una canzone essere bella, forse non serve nemmeno. C'è tutto un mondo intorno che, mentre loro stavano a godersi la pensione anticipata, e temporanea, stravolgeva il senso stesso di creare musica. Rapper alla vasellina, dance di zucchero filato, aspiranti da reality, oggi sono questi a riempire le chart e le arene. Ci sarà posto anche per quattro testimoni della musica che fu, che si ripresentano pretendendo di farsi ancora ascoltare? Per questo azzardano solo un singolo: non lo sanno neppure loro, debbono tornare ad affacciarsi come esordienti di settant'anni.

Gli Abba, pur mancando da 35 anni e spiccioli, non sono mai andati via davvero

Poi c'è un altro problema. Gli Abba, pur mancando da 35 anni e spiccioli, non sono mai andati via davvero. C'è sempre stato troppo di loro, e la stessa leggenda del ritorno non si è mai spenta – con qualche ragione, a giudicare col senno del poi. E, si sa, quando una cosa la si aspetta troppo a lungo, alla fine non ha mai il sapore che si sperava. In ogni modo, la sfida si giocherà non prima del prossimo dicembre, ed è interessante proprio perché viene dagli Abba, doppia coppia ufficialmente sparita grossomodo dal Mundial spagnolo: dovessero passare quasi inosservati, come tutto ormai a questo maledetto mondo, avranno perso solo loro; dovessero tornare lassù, magari sbancando su Spotify, ebbene vorrà dire che c'è ancora speranza in questo dannatissimo pianeta di meteore che brillano per la loro inconsistenza, sostituite da frammenti ancora più evanescenti.

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