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10 Maggio Mag 2018 1713 10 maggio 2018

Salone del Libro di Torino, successi e incognite

Al via col botto la 31esima edizione. Ma restano i dubbi sul futuro della kermesse libraria. Dall'ente in liquidazione al derby con Milano fino alla battaglia degli editori medio-piccoli riuniti nell'Adei. 

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da Torino

Si festeggia per il 31esimo Salone del Libro, partito giovedì 10 maggio da subito con numeri record, ma si ragiona già di cosa sarà il prossimo anno. E ancora una volta è derby Milano-Torino, editori indipendenti contro big. Mercoledì sera il direttore editoriale Nicola Lagioia ha salutato il pubblico accorso ai nuovi spazi delle Officine Grandi Riparazioni per ascoltare Fabrizio Gifuni leggere le lettere dalla prigionia di Aldo Moro con parole inequivocabili: «Benvenuti al Salone del Libro più importante del Paese», con buona pace dell’Associazione italiana editori che, invece, promuove Tempo di Libri a Milano.

IL RITORNO DEI BIG. Ed era solo l’anteprima: la mattina dopo si sono aperti i cancelli del Lingotto e si è avuta la conferma che, come affluenza di pubblico, anche quest’anno l’appuntamento di Torino che proseguirà fino a lunedì sarà più frequentato (e sicuramente anche più profittevole per gli editori) di quello lombardo. Anche per questo i grandi editori, che l’anno scorso avevano disertato, sono tornati a esporre i loro libri e montare i loro stand anche qui. Epperò la spaccatura che divide il mondo dell’editoria tra i big milanesi e gli indipendenti è tutt’altro che superata e cosa sarà il prossimo anno della manifestazione di Torino – l’ente organizzatore è in liquidazione, alcuni fornitori devono ancora essere pagati – ancora non si sa. Il rischio che la situazione precipiti e che si debbano chiudere i battenti non è ancora scongiurato, anche se certo il grande successo della guida targata Lagioia – un cartellone ricchissimo quello di quest’anno - rende l’opzione difficilmente digeribile.

Da sinistra, il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, la sindaca di Torino Chiara Appendino, il presidente del Salone del Libro Massimo Bray e il direttore dela Salone del Libro Nicola Lagioia.

Va in scena così, alle 11 del mattino, la presentazione ufficiale della nuova associazione Adei che riunisce gli editori indipendenti, in dissenso con l’associazione di categoria storica, l’Aie, dove hanno un gran peso (proporzionale al loro fatturato, per altro) gradi gruppi come Mondadori e Gems. A presiedere la nuova associazione Adei è Sandra Ozzola, editrice assieme al marito di E/O. Riunisce 250 editori medio-piccoli tra cui Sur, Iperborea, E/O, Nutrimenti, 66th and 2nd, Minimum Fax, Marcos Y Marcos (l’editore Zapparoli ha lasciato il suo incarico in Aie) e altri ancora. C’è anche però chi è restato alla finestra: Sellerio, che non è mai stata iscritta nemmeno ad Aie, Adelphi, il Saggiatore. A Codice devono ancora decidere che fare.

GLI OBIETTIVI DI ADEI. Una nuova legge del libro che riduca lo sconto massimo per le librerie al 5% e la tutela del Salone di Torino, con l’obiettivo di giocare un ruolo di primo piano nell’organizzazione del prossimo anno, sono i primi obiettivi di Adei. «Nell’Aie», sostiene Ozzola, «prevalgono i grandi gruppi, che poi hanno anche catene di librerie, o distributori, propri. Il grande editore ha come obiettivo quello di crescere sempre di più, aumentare il fatturato, strapagare il nuovo bestseller. L’editore indipendente è uno che ipoteca la casa per pubblicare un libro per cui ha perso la testa». Al netto del romanticismo, gli interessi divergenti sono molto concreti.

DIFENDERE I MEDIO-PICCOLI. L’oligopolio della distribuzione e l’integrazione con i grandi editori è un tema. L’altro è, per l’appunto il futuro del Salone di Torino. «Quest’anno», sbotta Sandra Ozzola, «Mondadori ha voluto partecipare chiedendo un grande spazio. Bene, questo deve essere il Salone di tutti gli editori. Ma 30 editori indipendenti, che avevano partecipato l’anno scorso e che avevano già versato la loro quota per quest’anno, sono stati spostati in un tendone caldo e bollente qui fuori. Ecco, il nostro obiettivo sarà difendere anche questi».

Nicola Lagioia.

L’aneddoto è funzionale, si immagina, ad anticipare la discussione sul Salone del prossimo anno: il presidente della Regione Sergio Chiamparino ha ipotizzato un’organizzazione pubblico-privata. In questo caso, «Adei punta ad avere un ruolo», spiega Isabella Ferretti, editrice di 66th and 2nd e nel direttivo della nuova associazione. Si punta inoltre ad accreditare Torino come l’unico Salone italiano, chiudendo a favore della città piemontese il dualismo che si è creato con Milano e Tempo di Libri e, magari, ottenere così la "sponsorizzazione” del governo. E l’Aie, che è invece organizzatore di Tempo di Libri? Mercoledì il presidente Ricardo Franco Levi era alla presentazione di Adei, ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ha già detto, però, che per lui la nascita di un’altra associazione è un errore.

IL RISIKO EDITORIALE. Su quale sarà la posizione riguardo la concorrenza Milano-Torino, si possono solo fare ipotesi. Difficile che i grandi gruppi accettino di “abortire” Tempo di Libri. Allo stesso modo, non è detto che non vogliano mettere un piede anche a Torino, visto il successo della manifestazione. Ma, in Adei, ci sarebbe più di uno a storcere il naso di fronte a un doppio ruolo di Aie. Un risiko complicato che andrà ricomposto nei prossimi mesi.

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