Verdi
13 Maggio Mag 2018 1500 13 maggio 2018

Il bunga bunga al tempo di Giuseppe Verdi

Cene eleganti, escort e bamboccioni. Nel suo libro Alberto Mattioli rilegge in chiave attuale e «supremamente politica» le opere del grande compositore, capace come nessun altro di spiegare l’Italia agli italiani.

  • Marco Di Paola
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In modo aulico, si dice che la donna è mobile. Nella sostanza, la Traviata è una escort. Sacrilegio? Vilipendio alla superiorità lirica? No, semplicemente è la trasposizione nella contemporaneità di un genio come Giuseppe Verdi, colui che meglio di tutti ha saputo cogliere l’essenza dell’italica indole, riversandola in capolavori ammirati in tutto il mondo. Perché siamo sempre lì: prostitute, potenti, dissimulatori, cene eleganti, eccessi e carnalità, passioni e sesso, seduzione e ricchezza. Tutto si ripete, oggi come allora. Solo che nel 2018 non c’è la lirica del Rigoletto, ma la prosa farsesca del bunga bunga e dintorni. A rileggere il genio di Busseto sotto la lente dell’attualità è Alberto Mattioli, giornalista de La Stampa e grande esperto d’opera, che nel suo libro Meno grigi più Verdi edito da Garzanti racconta il compositore in una chiave politica, anzi «supremamente politica». «Verdi ha sempre raccontato l’Italia per quello che era e per quello che è ancora oggi», ha spiegato Mattioli a Enrico Cisnetto durante Roma InConTra, «e lo ha fatto con sguardo disincantato e severo. Si può dire che ha amato così tanto il suo paese da non averne stima, partecipando di fatto alla sua costruzione ma rimanendo deluso dal risultato finale».

MATTIOLI E LA BULIMIA DA OPERA LIRICA. E se lo dice Mattioli c’è da fidarsi, considerata la sua «bulimia da opera lirica» che lo ha portato a vedere in meno di 50 anni ben 1.618 recite, come scrive lui stesso sul suo profilo Facebook. Insomma, un autentico melomane, anzi il melomane più melomane d’Italia come lo definiscono i colleghi, per giunta modenese doc, come Luciano Pavarotti, di cui ha scritto l’autobiografia. E proprio divorando arie e libretti Mattioli ha apprezzato la grandezza di Verdi, capace come nessun altro di descrivere atmosfere e situazioni tipicamente italiane: la famiglia, la noia della provincia, l’attrazione fatale per il denaro e poi le donne, tante donne, magari in una cena elegante. «In Rigoletto Verdi mette in scena un palese bunga bunga, una cena elegante di 150 anni organizzata per compiacere il potente», incalza Mattioli, «nella figura del Duca di Mantova ritroviamo il classico seduttore italiano che vede la donna solo in ottica sessuale. E ancora, il protagonista di Un ballo in maschera non è altro che la trasposizione lirica di un protagonista dei Vitelloni di Fellini».

Alberto Mattioli con Enrico Cisnetto.

Nulla pare cambiato nei vizi italiani. Quel che cambia, invece, è l’interpretazione del cantore del Risorgimento. Ascoltando il racconto di Mattioli, infatti, si intuisce come l’immagine che la maggior parte di noi ha di Verdi sia fuorviante, perché intrisa di falsi miti: «Verdi in Italia è sempre stato visto come un patriota, mentre all’estero è descritto come un antitaliano», ribadisce Mattioli, «lui era semplicemente una persona seria, e certamente non gli farebbe piacere sapere che Va Pensiero viene usato da Marine Le Pen per aprire i suoi comizi, oltre ad essere diventato un inno del leghismo».

UN VERDI SCANDALOSO E NON CIECAMENTE PATRIOTTICO. Il patriottico Verdi che invece era molto meno indulgente verso la politica risorgimentale, che anzi quasi lo annoiava, tanto da scrivere alcune bozze delle sue opere sui banchi parlamentari, quando era deputato della prima legislatura. Il puro Verdi che troppo spesso viene messo sugli scaffali polverosi, come le sue rappresentazioni, sempre uguali. Ed invece «Verdi, come il teatro in generale, ha senso solo se diventano un pugno nello stomaco, se sono scandalose, come lo erano ai tempi della prima rappresentazione», spiega Mattioli, «è questo il vero tema, non il dibattito tra purismo e contaminazione pop dell’opera». Verdi scandaloso e non ciecamente patriottico, insomma, pienamente inserito nella contemporaneità e per nulla rinchiuso nelle teche mummificate ed intoccabili. Capace, come nessun altro, di svelarci ancora oggi chi siamo. Viva Verdi, Viva l’Italia!

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