Salone Torino
La moda che cambia
13 Maggio Mag 2018 1400 13 maggio 2018

Al Salone del Libro tra selfie, star e una sorpresa: le edizioni universitarie

Per qualcuno è un carrozzone commerciale. Ma l'evento del Lingotto non è mai banale. Tra le code allo stand del Marocco, la rivalsa della piccola editoria e il riavvicinamento degli accademici al grande pubblico.

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Come scrive qualcuno, il Salone del Libro di Torino è un carrozzone commerciale che sotto le volte protoindustriali del Lingotto racchiude il non luogo dell’omnicomprensione, il celeberrimo «tutto e il contrario di tutto», che è un po’ l’altra faccia del «benaltrismo» molto di moda qualche tempo fa. Sì, c’è sempre ben altro e c’è sempre il tutto onnivoro e magmatico da citare con il tono leggermente annoiato di chi la sa lunga.

BELLO VEDERE I BAMBINI CHE PASTICCIANO CON LA CARTA. Però, che bello osservarlo, questo magma impastato di sorrisi, di eccitazione e di bambini macchiati di gelato che aspettano di rientrare negli spazi creativi pensati per loro per continuare a pasticciare e disegnare e prendere confidenza con le infinite possibilità della carta. «Su un buon libro si può anche dormire; l’e-reader non dà la stessa soddisfazione», dice Paperino nella nuova, straordinaria edizione limitata che il settimanale della Panini Comics ha dedicato all’edizione 2018 della kermesse torinese mettendo in campo i suoi migliori disegnatori, come Silvia Ziche, e non c’è nulla di più vero.

NEL 2017 IL 57% DEGLI ITALIANI NON HA APERTO UN LIBRO. È bello vedere gente, tantissima gente, che tocca libri, che se ne appropria e li fa suoi, come i compagni di viaggio che dovrebbero essere e che tante classifiche ci dicono essere tali fino ai dieci-dodici anni e poi essere abbandonati. Il 57% degli italiani non ha mai aperto un libro nel 2017, forse, guarda solo il Grande Fratello 15, come dice Marco Travaglio che a questi vorrebbe togliere il diritto di voto ma poi sostiene i Cinquestelle dove lauree e letterati non si contendono di certo lo spazio sui muri e sulle bacheche social.

COMMESSI IMPREPARATI ED ECCESSO DI OFFERTA. Ma è anche possibile che questa maggioranza di italiani che si tiene alla larga dalla carta stampata abbia perso confidenza per la progressiva massificazione delle librerie e la comica impreparazione dell’addetto-medio (caso di un’amica: «scusi, dove tenete Svetonio?». Ricerca sul pc. «Vada nell’altra sala, questo autore non pubblica da un po’»; caso personale mentre cercavo un’edizione recente degli Scritti sull’arte da inserire nelle letture obbligate per gli studenti: «Scusi, può fami lo spelling di bodelèr»), un po’ per la difficoltà di scegliere fra le migliaia di proposte, delle quali la maggioranza viene stampata a fini di intrattenimento e in generale per costituire la massa critica che permette a un editore di stare in piedi in tempi di difficoltà.

LUNGHE FILE TRA MAROCCO E RAPPER. Le file più lunghe di sabato mattina si incontravano allo stand del Marocco, dove un’adorabile ragazza velata istoriava silente con arabeschi di henné i dorsi delle mani delle sue coetanee in jeans aderenti, disponibile all’assistenza ma si teme non a un confronto, e per il firmacopie di un rapper di cui mi sfugge il nome, e non per cattiveria o snobberia ma perché, nella fretta di cercare altro, non ho avuto il tempo di fermarmi. Era affollatissimo, ça va sans dire, lo spazio in cui parlava Roberto Saviano e persino la sala in cui andava in scena confronto fra Giulio Giorello e Giancarlo De Cataldo su diritto e filosofia, da cui è facile desumere che perfino l’esegesi della scienza possa trovare un pubblico attento, partecipe e acquirente se chi la interpreta è un volto noto. La faccia colta del Grande Fratello, diciamo.

È bello vedere gente, tantissima gente, che tocca libri, che se ne appropria e li fa suoi, come i compagni di viaggio che dovrebbero essere

Fabiana Giacomotti

In tempi di social, un libro vende se chi l’ha scritto ha un profilo accattivante e famoso, ma anche se è un bell’oggetto, e in questo vi è nulla di male e nemmeno di contemporaneo: dopotutto, Pietro Aretino vendeva per le stesse ragioni, cioè il suo essere un tipo controverso, mentre la prima edizione de Li habiti antichi et moderni di Cesare Vecellio, anno 1590, andò esaurita per le magnifiche incisioni che conteneva. L’idea che il libro debba essere trattato come una reliquia o debba essere poco attraente è non solo sbagliata, ma non trova riscontri nella storia. Il libro dovrebbe essere piacevole da sfogliare, e nei casi migliori sprigionare anche un buon odore, invitante.

LA RIVALSA DELLE CASE EDITRICI UNIVERSITARIE. Delle molteplici, pressoché infinite funzioni del libro, fosse appunto e perfino come oggetto d’arredo che è infatti una branca molto praticata e di grande successo di Taschen e Logos Edizioni, ci si sta tornando ad accorgere proprio in questi anni grazie a case editrici piccole, talvolta cooperative, che affollano l’ultima edizione del Salone. Treccani pubblica volumi bellissimi e, va da sé, grazie al presidente Massimo Bray occupa un posto centrale e di grande prestigio. Ma sono tante, e pubblicano con grande gusto e garbo, anche le case editrici universitarie che fino a pochi anni fa non si sarebbero affacciate al Salone del tutto e del suo (felice) contrario: le Edizioni della Scuola Normale Superiore, dalla grafica raffinatissima; la EUM, Edizioni Università di Macerata; le Edizioni Nuova Cultura che nascono in seno alla Sapienza e che hanno messo molte energie in un bel libro patinato sui rapporti intriganti fra potere politico, economico e moda nella storia di Giovanna Motta, professore ordinario di storia economica (La moda si fa storia).

UN RIAVVICINAMENTO TRA PUBBLICO E UNIVERSITA'. Al Salone ha rafforzato la presenza, con incontri molto seguiti e iniziative culturali di livello a promozione dei suoi corsi, anche l’università telematica Pegaso. Di questa trasversalità assoluta, di questo avvicinamento del mondo accademico agli interessi del grande pubblico c’è solo da rallegrarsi, per un valido motivo che poco ha a che fare con il libro in via diretta e molto per contiguità e ispirazione, come è emerso in modo chiaro nel corso dell’incontro fra Romano Montroni, Stefano Laffi e Vito Mancuso: la lettura non è soltanto formazione culturale ma motivo di benessere e felicità. Nella strettissima correlazione fra corpo e anima, la lettura svolge non solo un ruolo fondamentale nell’infanzia, per lo sviluppo neuronale, ma anche in età avanzata per attenuare il decadimento. Leggendo si invecchia meglio. Qualcuno dice che si diventi anche più ricchi (la famosa teoria inglese del “libro letto in più rispetto agli altri” che ti permette di lasciarli indietro). Ma, anche se non fosse vero, vale la pena di provarci.

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