Wolfe
Cultura e Spettacolo
15 Maggio Mag 2018 1911 15 maggio 2018

Perché Tom Wolfe è importante

Lo scrittore, morto a 88 anni, ha lasciato il segno con il genere da lui definito new journalism, con la satira sui costumi newyorchesi degli Anni 80 ne Il falò delle vanità e con l'immortale espressione «radical chic».

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Tom Wolfe, giornalista, saggista e scrittore, autore di libri famosissimi come The Right Stuff e Il falò delle vanità, è morto in un ospedale di Manhattan a 88 anni per le conseguenze di una infezione. Nato a Richmond, in Virginia, viveva a New York dal 1962, quando era entrato come reporter al New York Herald Tribune dopo un breve passaggio al Washington Post.

1. Il new journalism: un genere che ha fatto storia

Usando tecniche narrative della fiction nelle sue opere di saggistica e nei suoi articoli, Wolfe fu tra i fondatori tra gli anni sessanta e settanta di quella corrente ibrida e influente del new journalism, una forma di reportage all'insegna del «raccontare, raccontare, raccontare». Nel 1973 lo scrittore pubblicò un'antologia intitolata appunto The New Journalism con articoli e saggi dell'epoca che incarnavano lo stile del nuovo genere giornalistico. Oltre ai suoi testi, nella raccolta si trovano brani di autori come Gay Talese, Truman Capote, Norman Mailer e Hunter S. Thompson. The Electric Kool-Aid Acid Test (1968) è invece il saggio-reportage di Wolfe che meglio esemplifica lo stile del new journalism.

2. «Radical chic»: un'espressione fortunata

Wolfe era un maestro nell'arte delle etichette: non si salvò Leonard Bernstein, il leggendario direttore d'orchestra e compositore di West Side Story, bollato come «radical chic», radicale da salotto, un termine poi entrato nel lessico americano, per aver ospitato nel suo appartamento del Dakota un party con le Pantere Nere. Il racconto si trova nel saggio Radical chic & Mau-mauing the Flak Catchers del 1970. La definizione in Italia fu ripresa da Indro Montanelli.

3. Il falo delle vanità: la satira sui costumi americani

Dopo aver sperimentato per anni con il new journalism la tentazione del romanzo era forte: Il falò delle vanità, ispirato nel titolo a un racconto sulla Firenze di Girolamo Savonarola e inizialmente pubblicato a puntate su Rolling Stone divenne libro nel 1987, offrendo, con la storia del trader Sherman McCoy e del reporter in cerca di uno scoop salva-carriera Peter Fallow, una satira graffiante degli eccessi dei ricchi alla Donald Trump e di Wall Street nella New York negli anni ottanta, in piena era reaganiana. Il romanzo ebbe un enorme successo, perfino superiore a quello degli altri libri dello stesso Wolfe. Ne fu tratto l'omonimo film diretto da Brian De Palma del 1990, interpretato da Tom Hanks, Melanie Griffith e Bruce Willis.

Bernardino da Siena organizza un falò delle vanità (1457-1461), Agostino di Duccio.
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