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Cultura e Spettacolo
16 Maggio Mag 2018 1646 16 maggio 2018

Gf15: il Codacons attacca, ma con le polemiche cresce lo share

Non solo l'abbandono degli sponsor. L'associazione vuole sospendere il reality. Per il presidente Rienzi «è una discarica televisiva, altamente diseducativa». Ma i dati Auditel danno ragione agli autori. 

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Un esposto all'Agcom a firma Codacons chiede la chiusura del Grande Fratello. E non è il primo caso. Già era successo con La Fattoria, L'Isola dei Famosi, il Grande Fratello Vip e, come ci spiega il presidente Carlo Rienzi, «tutti quei programmi che non hanno niente di intrattenimento, ma vanno a stimolare semplicemente i sentimenti più bassi delle persone». E sottolinea che «noi interveniamo quando riceviamo centinaia di segnalazioni indignate perché la grande audience che raggiungono questo tipo di programmi è di per se il segno di un degrado pericoloso raggiunto dal nostro Paese che è bene combattere».

VOLGARITÀ E VIOLENZE. E infatti le motivazioni con cui si chiedono chiusura e sanzioni per i reality sono più o meno tutte simili. L'ultima in ordine di tempo riguarda appunto il Gf15, già oggetto dell'abbandono di diversi sponsor che hanno condannato platealmente violenze, discriminazione e bullismo nella casa di Cinecittà. E infatti anche Codacons denuncia che «tra volgarità di vario tipo, violenze verbali, personaggi borderline e finte storie d’amore a uso e consumo delle telecamere, il Grande Fratello è diventato una discarica televisiva, altamente diseducativa specie per i più giovani. Ad aggravare la situazione la scelta degli autori di inserire nella casa personaggi sopra le righe che sembrano mostrare disagi psicologici, le cui debolezze vengono così sfruttate ai fini di audience in una sorta di circo degli orrori».

#NoAlBullismo, gli sponsor lasciano il Grande Fratello

Terremoto sul Grande Fratello di Barbara D'Urso. In queste ore sta succedendo il finimondo dentro e, soprattutto, fuori dalla casa di Cinecittà. L'atteggiamento dei concorrenti, provocati senza dubbio da produzione e regia del reality giunto alla 15esima stagione, sta inducendo gli sponsor a lasciare la Casa.

Parole forti, che l'avvocato Claudio Cricenti, ovvero colui che per Codacons ha materialmente redatto questo esposto, rivedica proprio a seguito di un recente precedente: «Proprio a febbraio di quest'anno il Tar del Lazio ha sanzionato il reality de La Fattoria. Riteniamo che ciò che sta mandando in onda il Gf15 è addirittura più grave e offensivo. Tanto più che la frequenza di turpiloquio e di gravi episodi di omofobia, razzismo e bullismo, ci fa credere che ci sia una volontà precisa degli autori a provocarli».

È IL REALITY, BELLEZZA. Codacons chiede così a Mediaset la chiusura del Grande Fratello 2018 e ad Agicom di applicare le sanzioni previste dalla legge. Ma Marco Paolini, direttore generale palinsesti e distribuzione Mediaset, replica senza esitazioni né pentimenti: «Siamo nel mondo del reality dove è sempre successo così. Non ce ne vergogniamo, né ci esaltiamo: quel tipo di programmi sono fatti così e lo sappiamo». Era già successo con il Gf Vip.

TUTELA PER I MINORI. Nel 2016 il Codacons ne aveva chiesto la chiusura, motivando come «inaccettabile che in un Paese dove ogni giorno ci si indigna per atti di violenza sulle donne e per gravi episodi omofobici, possano andare in onda trasmissioni nelle quali emergono sessismo, maschilismo e omofobia». Sempre il presidente Rienzi aveva aggiunto che «la messa in onda in diretta di affermazioni offensive per la figura delle donne e per gli omossessuali, senza alcun contraddittorio o censura, lancia messaggi pericolosissimi ai più giovani che spesso emulano i comportamenti dei personaggi famosi visti in tivù».

Siamo nel mondo dei reality. Non ce ne vergogniamo, né ci esaltiamo: quel tipo di programmi sono fatti così e lo sappiamo

Marco Paolini, direttore palinsesti e distribuzione Mediaset

Ma a niente era valso l'esposto e, al contrario, ogni mezzo di informazione che riprendeva la notizia, riproponeva in calce il dialogo e il turpiloquio in questione favorendone così la diffusione dei contenuti incriminati. «Questo è un rischio che esiste ma noi semplicemente ricordiamo che esistono leggi che richiamano al decoro e alla correttezza verbale e fisica. Anche se la magistratura non interviene per interrompere questo spettacolo criminoso, noi rispondiamo al nostro dovere di tutela di utenti e consumatori», ci spiega ancora l'avvocato Rienzi.

L'IMPORTANTE È CHE SE NE PARLI. Sarà, ma nel pieno delle polemiche che hanno portato Codacons a redarre il suddetto esposto e addirittura alcuni sponsor a dissociarsi e ad abbondare il programma lo share è cresciuto di un punto percentuale passando dal 23,9 dell'8 maggio al 24,9 del 15 maggio (ovvero da circa 4 milioni di spettatori a 4 milioni e 200 mila). Di fatto, il risultato pare amplificare proprio quello che gli autori di questo genere tivù cercano quando inseriscono personaggi e momenti che infiammano polemica e comportamenti. D'altronde è il vecchio adagio di provocatori di ben altro calibro. Lo diceva già alla fine dell'Ottocento Oscar Wilde: «Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli».

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