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Cultura e Spettacolo
18 Maggio Mag 2018 1036 18 maggio 2018

Jean-Christophe Brisard: «Così ho scoperto come Hitler è morto nel bunker a Berlino»

Intervista al giornalista che ha messo la parola fine al mistero sulle ultime ore del Führer: «I resti conservati a Mosca sono autentici. Ma non sapremo mai se si è sparato da solo o ha chiesto ad altri di farlo».

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Più di settant'anni dopo, possiamo dire con certezza che Aldolf Hitler sia morto nel suo bunker a Berlino, nel 1945. Un colpo di pistola alla tempia ha messo fine alla sua vita. Non sappiamo però se si è suicidato da solo o ha chiesto ad altri di sparargli. Lo dicono i resti del Führer conservati a Mosca e che, per la prima, il governo russo ha consentito a due giornalisti e a un illustre medico legale di esaminare, confermandone l'autenticità.

IL CORPO DI HITLER IN URSS. Di più: Stalin sapeva bene che i suoi soldati avevano trovato i resti di Hitler nel bunker, ma ha sempre mentito agli alleati, contribuendo così ad alimentare la leggenda sulla sua fuga in Sud America, che resiste ancora adesso. Jean-Christophe Brisard è, insieme a Lana Parshina, l'uomo ad aver dissipato le ultime incertezze e in questa intervista ci racconta la storia di una difficile inchiesta che oggi è anche un libro, L'ultimo mistero di Hltler (Ponte alle Grazie), che verrà presentato sabato 19 maggio a Gorizia, in occasione del festival èStoria.

Jean-Christophe Brisard, autore di "L'ultimo mistero di Hitler"

DOMANDA. La sua inchiesta sembra mettere la parola fine alla vicenda riguardante la morte di Hitler. Quale è la prova principale che le fa dire che il Führer sia morto a Berlino e che i suoi resti siano conservati a Mosca?
RISPOSTA.
Posso confermare che Hitler è morto nel suo bunker di Berlino grazie alla scienza. Il dottor Philippe Charlier, che è un noto medico legale, ha avuto l'opportunità di esaminare i resti conservati negli archivi russi. Specialmente quelli negli archivi della Fsb a Mosca, dove si trovano denti umani che le autorità russe dichiarano essere quelli di Hitler. Per la prima volta nella storia, abbiamo avuto l'autorizzazione ufficiale a esaminare questi denti con lenti binoculari e un microscopio a scansione elettronica. Grazie a queste tecnologie, Philippe Charlier è in grado di confermare che questi denti sono al 100% compatibili con la descrizione contenuta nel documento compilato dal dentista del Führer e che gli americani hanno prelevato dopo la caduta di Berlino nel maggio del 1945.

D. Così lei pensa di aver dissipato gli ultimi dubbi? E se è così, crede che tutte le versioni che sostengono il contrario siano destinate adesso a scomparire?
R.
Parlando in termini di ricerca storica e scientifica, posso rispondere di sì. Tutte le parti del puzzle sono state messe assieme e coincidono perfettamente; i documenti segreti del team investigativo sovietico, i resti umani conservati negli archivi della Fsb, i raggi X della mascella di Hitler negli archivi americani. L'altra ragione per cui i rumors si sono propagati così tanto è che, fino ad oggi, non c'erano foto, ufficiali almeno, del cadavere di Hitler. Al contrario di altri pezzi grossi del regime nazista: Goering, Himmler, Goebbels…

Resti del divano dove trovò la morte Hitler e il suo cranio, conservato in una custodia per floppy-disk

D. Ci sono interessi politici nel progagare fake news riguardo la morte di Hitler? E da parte di chi?
R.
Ai tempi dell'Unione Sovietica, il segreto della morte di Hitler era ben conservato dal regime. Nessun successore di Stalin ha mai alzato il velo su questo. Adesso non penso ci possano essere più interessi politici di alcun tipo. Eccetto uno: il Cremlino vuole ricordare al resto del mondo che i primi a sconfiggere Hitler sono stati i soldati dell'Armata Rossa. E la prova finale è questa: gli ultimi resti del dittatore sono conservati a Mosca, non a Washington o a New York. In questo senso, la morte di Hitler è ancora una questione politica.

D. Come ha convinto i russi a lasciarla investigare?
R. Le autorità russe erano molto irritate dopo le rivelazioni di un tivù americana secondo cui i frammenti di cranio conservati negli archivi russi fossero non di Hitler, ma di una giovane donna. Questa rivelazione era stata fatta pochi anni prima, nel 2009. I russi smentirono e spiegano che non era mai stata concessa alcuna autorizzazione al team della televisione americana di analizzare il teschio. Quando ho iniziato a chiedere i permessi per esaminare sia i resti del teschio sia i denti, ho spiegato ai russi che ero neutrale: non sono americano, non sono russo e nemmeno tedesco. Come francese, non sono coinvolto nella battaglia per determinare chi per primo ha vinto la guerra contro la Germania. Li ho convinti che la mia inchiesta sarebbe stata un'opportunità per loro di dimostrare che i resti erano autentici, oppure no. Ho specificato "oppure no" perché volevo insistere sul fatto che avrei lavorato liberamente con la mia squadra, con un medico legale francese, e senza nessuna possibilità per loro di controllare quello che avrei scritto. Ci ho messo più di due anni a convincerli.

I denti di Hitler, conservati a Mosca

D. Perché la Russia è sempre stata così gelosa dei resti umani impedendo a chiunque di esaminarli?
R.
Penso siano molto sospettosi degli stranieri soprattutto. Specialmente oggi, a causa delle tensioni con i Paesi occidentali per la guerra in Siria, per la Crimea, per le vicende in Ucraina.

D. Come ha influito sugli ultimi mesi di vita di Hitler il Parkinson?
R.
Non abbiamo prove mediche del fatto che soffrisse realmente di Parkinson. Secondo le ultime testimonianze sui suoi ultimi mesi di vita, sappiamo che soffriva di "sindromi da Parkinson", non di Parkinson. Il braccio sinistro gli tremava sempre di più. Quello che ho letto nelle testimonianze della sua cerchia ristretta conservate nei documenti dei servizi segreti sovietici è che Hitler era molto depresso negli ultimi momenti della sua vita, che era esausto ma non pazzo.

Il foro nel cranio di Hitler causato da una pallotola

D. La sua inchiesta chiarisce che una pallotola ha attraversato il cranio di Hitler, ma non sappiamo ancora se si è suicidato o se qualcun altro gli ha sparato. Non sappiamo nemmeno se abbia ingoiato o meno del cianuro prima dello sparo. Sapremo mai la verità circa questi ultimi due punti?
R.
Su questo lei ha ragione. Un punto sulla morte di Hitler rimarrà sempre segreto: se si è sparato oppure no. L'unica persona che poteva rispondere a questa domanda è morto tanto tempo fa: era il suo cameriere personale, Heinz Linge. Linge fu il primo nel bunker a scoprire il cadavere di Hitler. Secondo un generale nazista anche lui presente nel bunker, Rattenhuber, potrebbe essere stato lo stesso Linge a sparare a Hitler con una colpo alla tempia, perché non soffrisse troppo a causa della pillola di cianurò che ingerì. Ma riguardo a questo, per essere sicuri che la ingerì veramente, dovremmo chiedere un'altra autorizzazione per grattare via ed esaminare i segni blu sui suoi denti. Sono abbastanza ottimista sul fatto che un giorno riuscirò a chiudere anche questa partita. Intendo dire l'ultima questione rimanente: si è suicidato o no con una pillola di cianuro?

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