Bella Caiao

"Bella Ciao", da canto della Resistenza a tormentone

Dopo il suo utilizzo nella serie tivù La casa di carta, il brano s'è trasformato in un fenomeno globale. Remixato da deejay stranieri e intonato dai calciatori su Instagram. 

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La canzone più popolare della Resistenza partigiana è diventata un fenomeno pop. Bella Ciao, il brano simbolo dell'antifascismo, è stata rivisitata infinite volte nei decenni. Ma oggi i suoi riarrangiamenti contengono un elemento di novità che ha fatto storcere il naso a molti: il significato del canto si sta perdendo in favore della moda del momento. “Colpevole” di questo mutamento è la serie La casa di carta, produzione spagnola inglobata da Netflix che ha conosciuto in questi mesi un enorme successo di pubblico.

Il serial è incentrato sulla rapina nella zecca di Stato spagnola da parte di una banda comandata da un uomo conosciuto come il "professore". È lui che in una scena si mette a cantare in italiano Bella Ciao per incitare uno dei suoi. Il nonno del protagonista era un partigiano che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva combattuto i fascisti, insegnando poi il brano al nipote. La canzone ritorna altre due volte nelle varie puntate, oltre che ad essere presente in alcuni trailer.

La serie è diventata la più vista di sempre in lingua non inglese su Netflix, e tanto è bastato perché la canzone (utilizzata in scene altamente emotive) acquisisse una popolarità mai vista prima al di fuori del contesto antifascista. Le origini della musica non sono certe: secondo l'etnomusicologo Roberto Leydi, deriva dal ritmo del gioco infantile La me nòna l'è vecchierèlla. Alcuni studi la fanno risalire al Cinquecento francese o alle antiche melodie yiddish. Trasmessa in radio, di tendenza su Spotify e rielaborata in chiave elettronica, Bella Ciao è passata dopo La casa di carta da essere il simbolo di un preciso momento storico a un semplice motivo orecchiabile e ballabile.

IL MARKETING DI NETFLIX. Il 15 maggio la stessa Netflix ha realizzato, assieme a fan sauditi della La casa di carta, un video dal titolo Bella Ciao: da Gedda a Berlino, diventato un fenomeno virale in cui il cantante Amine El Berjawi intona il brano, accompagnato dal suonatore di oud, Faisal Salim.

Come riportato dal sito soundsblog.it, il pezzo è stato ripreso dal cantante franco-congolese Maitre Gims;

è diventato in Brasile un tormentone da 10 milioni di visualizzazioni;

è stato remixato da dj Hugel, oltre che da diversi altri compositori di musica elettronica;

e intonato, come una vera e propria hit, dal calciatore tedesco Mario Götze e dal collega brasiliano Alexandre Pato.

#Pato canta 'Bella Ciao' su Instagram: "Italia, mi manchi". Così il brasiliano dichiara amore eterno al nostro...

Geplaatst door RMC Sport Network op vrijdag 9 februari 2018

Niente di grave, per carità, le canzoni sono così, cambiano pelle e segno. Come ha scritto a proposito Paolo Di Paolo su Repubblica il 27 aprile, «un testo patriottico può diventare sovversivo, un testo anarchico si stempera e diventa un ritornello alla buona, una canzone religiosa può trasformarsi in un grido di lotta».

LE INFINITE REINTERPRETAZIONI. E così è stato per Bella Ciao dal Dopoguerra a oggi. Cantata da Giorgio Gaber per la prima volta in tivù nel 1963, da Milva in versione “classica” nei primi Anni 70; interpretata in chiave “ribelle” dai Modena City Ramblers e da Manu Chao; eseguita con un tono decisamente balcanico dal compositore Goran Bregovich; diventata inno di protesta e di ribellione in tutte le piazze del mondo, perfino coro delle combattenti curde.

Ma anche la storia vuole la sua parte. E non c'è da stupirsi del turbambento di chi è particolarmente legato al significato del brano, una volta che questo perde completamente il suo messaggio di libertà per diventare un semplice fenomeno di marketing.

22 Maggio Mag 2018 1702 22 maggio 2018
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