Bella Caiao
22 Maggio Mag 2018 1702 22 maggio 2018

"Bella Ciao", da canto della Resistenza a tormentone

Dopo il suo utilizzo nella serie tivù La casa di carta, il brano s'è trasformato in un fenomeno globale. Remixato da deejay stranieri e intonato dai calciatori su Instagram. 

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La canzone più popolare della Resistenza partigiana è diventata un fenomeno pop. Bella Ciao, il brano simbolo dell'antifascismo, è stata rivisitata infinite volte nei decenni. Ma oggi i suoi riarrangiamenti contengono un elemento di novità che ha fatto storcere il naso a molti: il significato del canto si sta perdendo in favore della moda del momento. “Colpevole” di questo mutamento è la serie La casa di carta, produzione spagnola inglobata da Netflix che ha conosciuto in questi mesi un enorme successo di pubblico.

Il serial è incentrato sulla rapina nella zecca di Stato spagnola da parte di una banda comandata da un uomo conosciuto come il "professore". È lui che in una scena si mette a cantare in italiano Bella Ciao per incitare uno dei suoi. Il nonno del protagonista era un partigiano che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva combattuto i fascisti, insegnando poi il brano al nipote. La canzone ritorna altre due volte nelle varie puntate, oltre che ad essere presente in alcuni trailer.

La serie è diventata la più vista di sempre in lingua non inglese su Netflix, e tanto è bastato perché la canzone (utilizzata in scene altamente emotive) acquisisse una popolarità mai vista prima al di fuori del contesto antifascista. Le origini della musica non sono certe: secondo l'etnomusicologo Roberto Leydi, deriva dal ritmo del gioco infantile La me nòna l'è vecchierèlla. Alcuni studi la fanno risalire al Cinquecento francese o alle antiche melodie yiddish. Trasmessa in radio, di tendenza su Spotify e rielaborata in chiave elettronica, Bella Ciao è passata dopo La casa di carta da essere il simbolo di un preciso momento storico a un semplice motivo orecchiabile e ballabile.

IL MARKETING DI NETFLIX. Il 15 maggio la stessa Netflix ha realizzato, assieme a fan sauditi della La casa di carta, un video dal titolo Bella Ciao: da Gedda a Berlino, diventato un fenomeno virale in cui il cantante Amine El Berjawi intona il brano, accompagnato dal suonatore di oud, Faisal Salim.

Come riportato dal sito soundsblog.it, il pezzo è stato ripreso dal cantante franco-congolese Maitre Gims;

è diventato in Brasile un tormentone da 10 milioni di visualizzazioni;

è stato remixato da dj Hugel, oltre che da diversi altri compositori di musica elettronica;

e intonato, come una vera e propria hit, dal calciatore tedesco Mario Götze e dal collega brasiliano Alexandre Pato.

#Pato canta 'Bella Ciao' su Instagram: "Italia, mi manchi". Così il brasiliano dichiara amore eterno al nostro...

Geplaatst door RMC Sport Network op vrijdag 9 februari 2018

Niente di grave, per carità, le canzoni sono così, cambiano pelle e segno. Come ha scritto a proposito Paolo Di Paolo su Repubblica il 27 aprile, «un testo patriottico può diventare sovversivo, un testo anarchico si stempera e diventa un ritornello alla buona, una canzone religiosa può trasformarsi in un grido di lotta».

LE INFINITE REINTERPRETAZIONI. E così è stato per Bella Ciao dal Dopoguerra a oggi. Cantata da Giorgio Gaber per la prima volta in tivù nel 1963, da Milva in versione “classica” nei primi Anni 70; interpretata in chiave “ribelle” dai Modena City Ramblers e da Manu Chao; eseguita con un tono decisamente balcanico dal compositore Goran Bregovich; diventata inno di protesta e di ribellione in tutte le piazze del mondo, perfino coro delle combattenti curde.

Ma anche la storia vuole la sua parte. E non c'è da stupirsi del turbambento di chi è particolarmente legato al significato del brano, una volta che questo perde completamente il suo messaggio di libertà per diventare un semplice fenomeno di marketing.

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