Eurovision 2018 Israele
27 Maggio Mag 2018 1500 27 maggio 2018

Tutti i dubbi sull'Eurovision 2019 ospitato da Gerusalemme

Per Israele è una grande operazione di marketing. Ma la capitale non è riconosciuta da Ue e Onu né sicura. I palestinesi si oppongono alla kermesse musicale. E pure gli ebrei ortodossi. Meglio Tel Aviv?

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«Visitate Gerusalemme e Tel Aviv. Sono sicure, arrivarci dall'Europa costa sempre meno e ci si diverte da matti». Dietro le polemiche esplose per il Giro d'Italia 2018 prima e l'Eurovision 2019 poi in Israele (che c'entra con l'Europa? Ma si rischia? E perché proprio Gerusalemme? Mentre decine di palestinesi muoiono uccisi e a migliaia sono feriti dagli israeliani nella Striscia di Gaza?) c'è la grande campagna di marketing promossa in realtà da tempo da Israele. Al decollo, non a caso, con il riconoscimento - unilaterale - degli Stati Uniti di Gerusalemme capitale unica degli ebrei.

UN'OCCASIONE PER FARE CASSA. L'israeliana Netta Barzilai ha vinto l'Eurovision 2018 e per lo Stato ebraico non c'è occasione più ghiotta per far cassa con grandi eventi internazionali nel fazzoletto di terra rivendicato come suo. Per la competizione canora non è neanche la prima volta: due edizioni - di durata e organizzazione assai più modeste - si erano tenute a Gerusalemme nel 1979 e nel 1999. E i voli low cost per il blindatissimo scalo del Ben Gurion ormai si sprecano. Fino all'Eurovision del 2019 e soprattutto verso la movida dei locali lungo le spiagge israeliane.

L'israeliana Netta Barzilai, vincitrice dell'Eurovision 2018.

GETTY

Concerti, happening e anche riuscitissimi gay pride (l'8 giugno 2018) riempiono di moltitudini di stranieri il lungomare di Tel Aviv. Con buona pace anche degli ebrei israeliani gay che, nello Stato regolato dal diritto tradizionale ebraico dei tribunali rabbinici, non hanno diritto a matrimoni dello stesso sesso e laici, come le coppie eterosessuali atee o di religione mista che per sposarsi civilmente volano a Cipro. In Israele le uniche nozze sicure sono quelle religiose tra ebrei, anche la legge del 2010 che ammette unioni civili è molto restrittiva.

TEL AVIV COSÌ SIMILE A MIAMI BEACH. Lo Stato ebraico non è quell'eden delle libertà promesso nelle campagne pubblicitarie, e non solo per i palestinesi. Tuttavia Tel Aviv è giovane e freak: i diritti dei gay e delle minoranze vengono rispettati; alcune sentenze hanno riconosciuto loro persino adozioni e tutele legali e la mentalità della gente, soprattutto dei ragazzi, è aperta anche verso i palestinesi. Nella Tel Aviv così simile a Miami Beach e così vicina a Gaza City grandi eventi e spettacoli di richiamo possono insomma disturbare anche parecchi, ma sono una realtà consolidata e c'è tolleranza.

A Gerusalemme è diverso: la componente di ebrei ortodossi e sionisti è forte. Sempre più forte, per il disegno di colonizzazione della parte Est araba portato avanti e intensificato dai governi di Benjamin Netanyahu: un'arma a doppio taglio anche per Israele. Per mettere in moto la grande macchina da soldi di Gerusalemme capitale (anche) dello spettacolo, il quarto governo Netanyahu più di destra e sionista mai avuto è pronto a sconfessare anche se stesso. Ma diversi distinguo vengono mossi - e non dal 2018 - anche da ebrei conservatori e ultraortodossi.

POLEMICHE ANCHE SUL GIRO D'ITALIA. Intanto il ministro della Salute Yaakov Litzman ha tuonato che l'Eurovision non dovrà sforare nella giornata dello shabbat, il sabato inviolabile per gli ebrei, precluso a ogni attività. C'è poi la questione storica della ripartizione della capitale contesa tra territori israeliani e palestinesi (a loro volta contesi), in ballo ogniqualvolta Israele lanci o proponga un grande evento: è il caso del recente Giro d'Italia partito infine, con grosse polemiche, da Gerusalemme e non da «Gerusalemme Ovest», come sarebbe stato giusto anche nel rispetto del dettato delle Nazioni unite.

Gay pride 2017, Tel Aviv.

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Nel 2016 e nel 2017 l'Unesco ha approvato due risoluzioni a tutela del patrimonio culturale palestinese a Gerusalemme Est, estromettendo Israele da decisioni univoche per l'educazione, la scienza e la cultura: se l'Onu avesse un reale potere d'azione e di interdizione, non potrebbe partire alcun evento sportivo né di spettacolo «israeliano» da una generica «Gerusalemme». Da lì non potrebbe risuonare neanche l'eco mondiale dell'Eurovision 2019: non almeno dalla città vecchia, cuore religioso e anche turistico di Gerusalemme, ricompresa nella parte Est palestinese.

CITTÀ VECCHIA DEI PALESTINESI. Diverse risoluzioni dell'Onu e ripetute condanne dell'Ue ribadiscono che il centro storico di Gerusalemme – teatro di continue frizioni tra israeliani e palestinesi – non è territorio di Israele, anche se di fatto Israele lo controlla e ne gestisce gli accessi e i servizi dalla Guerra dei Sei giorni del 1967. Scontato che il deputato arabo-israeliano della Knesset Yousef Jabareeen, e gli altri arabi-israliani con lui, abbiano lanciato un boicottaggio contro la prossima edizione a Gerusalemme dell'Eurovision, specie dopo il trasferimento dell'ambasciata Usa il 14 maggio da Tel Aviv.

L'attrice ebrea Natalie Portman ha rifiutato di ritirare un premio in Israele e di certo non verrebbe all'Eurovision 2019

Natalie Portman.

Durante la cerimonia israeliana e americana a Gerusalemme, a Gaza morivano più di 60 palestinesi per colpi da arma da fuoco e gas delle forze israeliane. A maggior ragione gli attivisti filopalestinesi e l'opinione pubblica progressista e liberal – anche di ebrei e anche a Tel Aviv – dicono no alle kermesse nella capitale occupata e contesa: l'attrice di Gerusalemme naturalizzata americana Natalie Portman ha rifiutato nell'aprile 2018 di ritirare un grosso premio in Israele, a un evento pubblico, mentre già alla frontiera con Gaza morivano dimostranti.

BOICOTTAGGI PERSINO DALL'IRLANDA. Di certo Portman non andrebbe all'Eurovision del 2019. Dall'Irlanda, da sempre molto vicina alla lotta per l'indipendenza e la sovranità dei palestinesi, il sindaco di Dublino Michael Mac Donncha ha chiamato i connazionali a boicottare l'Eurovision di Gerusalemme, mentre in Islanda in migliaia stanno firmando una petizione contro l'evento. Non servirà con ogni probabilità a molto e come per la disputa sul Giro d'Italia vincerà Israele: con l'appoggio di Donald Trump ha Gerusalemme in pugno, l'operazione di marketing era nel cassetto.

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