Villa Piccolomini Roma Giardino Giorno
6 Giugno Giu 2018 1552 06 giugno 2018

Fondazione Piccolomini, l'occupazione e la tutela degli artisti in difficoltà

La Villa destinata all'assistenza rischia la chiusura. Una storia di ordinaria follia burocratica, di stalli e di carte. Cristicchi: «Spero che torni il luogo che era. Che deve essere. Un luogo da proteggere, non da sgomberare. Non da uccidere».

  • ...

Tenera e drammatica è la vicenda, puro teatro dell'assurdo, della Fondazione Niccolò Piccolomini in Roma che si occupa di assistenza ai vecchi attori in disarmo, rimasti indietro sulla scena e nella vita, ma che da qualche tempo non riesce più ad aiutare nessuno, neanche se stessa. È la solita storia di beghe e di carte, di nomine fatte, abortite, contrastate, dimenticate, di patrimoni che vanno in malora, che invece di sollievo erogano disperazione, di lotte all'ultimo bollo fra enti, di tutta la solita centrifuga italiana che crea grovigli inestricabili, stupide lotte di potere, ripicche meschine, finché tutto affoga nell'oblio dei rimandi, degli stalli e si trascina nel gorgo i vecchi artisti.

UN AIUTO A FINE FAVOLA. La Fondazione Niccolo Piccolomini per l'Accademia d'Arte Drammatica, a farla breve, è una villa dentro un parco, lascito di un soldato-attore, Niccolò in persona, scomparso nel 1943 lasciando una fortuna in terreni, proprietà immobiliari, pertinenze, annessi e connessi con i quali, questi erano i patti, con tanto di lascito testamentario, si sarebbero potuti aiutare gli attori a fine favola. Senza chiedere un soldo ai pubblici poteri: bastava amministrare tutta quella grazia d'Iddio, raccoglierne i frutti, convogliarli nell'assistenza. Ma poi ci si mette di mezzo la stramaledetta burocrazia e tutto si complica.

IL CALVARIO BUROCRATICO. Nel 1956 la Fondazione viene posta sotto la disciplina delle Ipab (legge del 1890, detta legge Crispi, abrogata nel 2000) e controllata dalla Regione Lazio: e qui, lentamente, inesorabilmente, cominciano i guai. Che covano, covano fino al 2006-2007, quando, in seguito alla morte di un consigliere importante, l'attore Gianpiero Bianchi, il governatore Marrazzo commissaria la baracca. La Fondazione finisce nell'orbita della Regione, diventa sede di rappresentanza, vien fuori la qualunque: che gli aiuti agli artisti indigenti non venivano più erogati. Che gli artisti stessi si costringono a occupare la Villa, e non sarà l'ultima volta. Che fioccano i nuovi consigli d'amministrazione, i passivi e poi gli attivi di bilancio e poi di nuovo i passivi, e i ritardi della Regione nel pagamento dell'affitto, le mancate nomine spartite fra Comune e Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, i commissariamenti, le piccole e grandi canagliate di potere, le irregolarità vere o presunte, i blocchi, gli stalli.

Simone Cristicchi (Facebook).

​E intanto terreni, parcheggi, la stessa Villa si ammalano, si corrodono, tutto si ferma perché l'Italia è la solita Repubblica fondata sul giudice, anzi sub judice, sui regolamenti che cambiano, sui governatori che si succedono, sulla straordinaria arte di complicare cose semplicissime a livelli tali che c'è da uscir pazzi anche solo a scriverne, a leggerne. Nel frattempo, si capisce, c'è chi ne approfitta, chi specula, chi si arrende, chi torna a occupare, come, in questi giorni, di nuovo gli artisti e registi teatrali insieme con elementi del comitato Gianpiero Bianchi, di Facciamolaconta, dell'Apti, altri in ordine sparso e a titolo personale.

CRISTICCHI: «UN LUOGO DA PROTEGGERE». Come Simone Cristicchi, coinvolto di recente con un video: «Sì, è una cosa molto recente, di pochi giorni fa. Mi sono prestato volentieri, con tutto il mio cuore, perché nel mio cuore un posto speciale è per gli artisti e per gli anziani: li ho cantati, rappresentati, sono parte di me». Ed è inevitabile quel pensiero: «Se io fossi nella stessa condizione, se finissi così? Chi è che, facendo questo mestiere, non lo vive questo incubo, in prospettiva, almeno una volta? Io non lo so che sarà, non so come potrà finire, l'unica cosa che spero è che la situazione si sblocchi, che la Fondazione Piccolomini torni il luogo che era. Che deve essere. Un luogo da proteggere, non da sgomberare. Non da uccidere».

UNA PROCEDURA PARALIZZATA. Già, adesso che succede? Niente: la Fondazione resta commissariata dal febbraio scorso. Il commissariamento è commissariato, perché intanto sono scoppiati scandali in Regione che hanno paralizzato la procedura. Non si sa più cosa è la Fondazione, cosa le toccherà. Si aspettano nuovi incontri fra le parti, che di solito sfociano nel buio più completo. Si attende una riforma regionale della materia normativa che disciplina il contorto funzionamento delle Ipab.

LA NUOVA OCCUPAZIONE. Il nuovo consiglio d'amministrazione non viene. Gli artisti rioccupano. Si anela lo svincolo su un terreno agricolo a tutt'oggi intangibile e che, così com'è, sarà anche incantevole a vedersi, ma non serve a nessuno. E il patrimonio si sfarfalla e i sussidi evaporano. Con alcune punte di follia sublime, vedi la querelle che ha portato al blocco dell'affitto di parte della stessa Villa Piccolomini, che secondo un comitato ad hoc è un bene culturale, secondo la attuale presidente Benedetta Buccellato non lo è, secondo la Sovrintendenza neppure e intanto, prima che la Regione si decidesse a sbloccare, la solita tempesta di corsi e ricorsi storici ai Tar, alla Corte dei Conti, ai Tribunali civile e penale, alle Soprintendenze, agli enti territoriali, al Padreterno, ha bruciato 300 mila euro di mancati introiti in un biennio. Allegria.

L'ABBANDONO DELLA COSA PUBBLICA. Non è un altro Teatro Valle, è tutt'altra storia, ma di simile, di ricorrente c'è l'abbandono da un settore pubblico che viene, vede, rivendica e poi dimentica. E tutto resta lì, a prendere la pioggia del tempo. Mai i vecchi artisti avrebbero immaginato una uscita di scena così grottesca, così macabra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso