Arcangelo Gabriele Leonardo Da Vinci
Cultura e Spettacolo
21 Giugno Giu 2018 1539 21 giugno 2018

Individuata la prima opera di Leonardo: l'Arcangelo Gabriele

Secondo due ricercatori una piastrella in terracotta sarebbe la più antica opera del genio toscano dipinta nel 1471. La scoperta arrivata dopo tre anni di lavoro su oltre 6 mila documenti.

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Il volto di tre quarti. I riccioli d'acqua, che scendono sulla nuca. Le ali di pavone che si intravedono dal basso. E quei numeri a rebus sotto la mandibola. Sarebbe un Arcangelo Gabriele su una piastrella in terracotta invetriata quadrata, la più antica opera pittorica di Leonardo Da Vinci, prima firma autografa del maestro della Gioconda e suo primo autoritratto, datato 1471. A sostenere la scoperta, mostrando alla Stampa estera la piccola maiolica intitolata L'arcangelo Gabriele, pittura d'Eterna vernice (20 per 20 centimetri), sono stati lo studioso leonardesco Ernesto Solari e la consulente grafologa Ivana Rosa Bonfantino, già professore di grafologia comparata all'Università Lumsa di Roma.

TRE ANNI DI INDAGINE. Un'indagine da 6 mila documenti e tre anni di studio, ha raccontato Solari, non priva di misteri da sciogliere, che parte dagli eredi dei nobili Fenicia di Ravello, oggi proprietari dell'opera, correndo indietro fino a quel 1471, quando Leonardo era un 19 enne appena uscito dalla bottega del Verrocchio e cresciuto nella fornace del nonno a Bacchereto. Dipinta a simil-lustro (una tecnica sviluppata dai maestri toscani per resistere alla concorrenza dei più economici spagnoli), secondo un documento d'archivio «non più disponibile ma di cui si ha conoscenza», sarebbe stata donata ai Fenicia di Ravello da Giovanna d'Aragona nel 1499 «per servigi resi», comparendo poi in un lascito testamentario dell'800.

ROVINATA DALLA COTTURA. «Bellissima già solo a guardarla», ha spiegato Solari, la piastrella «è stata analizzata da tre laboratori diversi». E tra termoluminescenza, stratigrafie dei pigmenti e analisi riflettologiche, ha cominciato a «parlare». Rivelando, ad esempio che nella cottura si è persa parte della palpebra. Che l'argilla, così povera di quarzo, arriva da Bacchereto-Montelupo. Soprattutto, sono emersi quei caratteri (precedenti all'ultima cottura e quindi coevi) che secondo la Bonfantino, comparati anche alle scritte del Paesaggio con fiume del 1473 e al contratto per La vergine delle Rocce, appartengono a Leonardo.

FIRMA NASCOSTA. C'è la firma ''da Vinci lionardo'', vergata da sinistra a destra, mimetizzata nella mandibola con la data; la sigla LDV ib (che ricorrerà nelle sue opere); e un piccolo rebus di numeri: 52, data di nascita di Leonardo, e 72 che rimanda a Gb-Gabriele. Solari lo ha interpretato come un'identificazione con l'Arcangelo, rafforzata dalla somiglianza con l'autoritratto sul foglio 447 degli Uffizi, che pur «datato '47 può essere stato utilizzato più volte nel tempo».

UN'OPERA DEDICATA ALLA PERFEZIONE. Il retro della maiolica, con 6 tasselli moltiplicati per 6, rimanderebbe alla quadratura del cerchio e al tema della ricerca della perfezione. «Nel 1471», ha spiegato lo studioso, «l'Arcangelo Gabriele era un vera star», anche per l'apparizione concessa al Beato Amadeo da Silva. E visto che «Leonardo era Leonardo anche da giovane», non stupirebbe la scelta di un tema tanto in voga per iniziare a farsi un nome.

I PASSAGGI DELL'OPERA. Giallo nel giallo, è però come la maiolica sia arrivata a Giovanna d'Aragona. Sposando la tesi di Leonardo a Napoli nel '99, «potrebbe esser stato un suo dono alla sovrana dopo il parto o per ringraziarla di aver posato per un suo ritratto». Oppure, Leonardo avrebbe potuto esporre l'opera «a Firenze nel '71, in occasione dei grandi festeggiamenti per l'Annunciazione». La maiolica sarebbe potuta così entrare tra i beni di Galeazzo Maria Sforza ed esser poi donata da sua nuora Isabella d'Aragona alla zia Giovanna.

LAVORO DAL VALORE INESTIMABILE. «Di valore inestimabile» l'opera sarebbe così oggi «una rara testimonianza della giovinezza di Leonardo», seconda per datazione solo al disegno della Valle dell'Arno (1469). «Di certo lui puntava già all'eternità», ha concluso Solari. «Noi oggi apriamo il dibattito, ma ci sentiamo forti perché abbiamo a sostegno tutti gli esami e le dimostrazioni scientifiche, pronti a mostrarle a tutti». Una copia dell'opera da domani sarà al Museo da Vinci Experience di Roma insieme alla macchina per quadrelle del Maestro.

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