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23 Giugno Giu 2018 1600 23 giugno 2018

L'Affido nei cinema: trailer e recensione del film

Nelle sale il primo lungometraggio di Legrand. Al centro il dramma di un amore finito e la gestione dei figli. Tema caro al regista francese in prima linea contro il femminicidio. 

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L'affido, il debutto nel mondo dei lungometraggi di Xavier Legrand, arriva nelle sale italiane dopo aver conquistato alla 74esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia due riconoscimenti molto prestigiosi: il Leone d'argento per la miglior regia e il Premio opera prima Luigi de Laurentiis. Al centro della storia una famiglia alle prese con le conseguenze della fine di un amore e un rapporto che sfocia nella violenza. Myriam (Léa Drucker), dopo il divorzio da Antoine (Denis Ménochet), deve infatti fare i conti con la scelta del giudice che ha stabilito l'affido congiunto per il figlio 11enne Julien (Thomas Gioria). Una tensione che si rifletterà anche sulla sorella Joséphine (Mathilde Auneveux).

IL TALENTO DEGLI ESORDIENTI. Legrand ha ripreso la tematica e i protagonisti del cortometraggio Avant Que De Tout Perdre con cui ha ottenuto la nomination agli Oscar nel 2013 e si è affidato all'esperienza e al talento di Drucker e Ménochet. Superano il debutto a pieni voti anche Auneveux e Gioria. L'esperienza personale di Legrand, che ha iniziato a lavorare come attore da giovanissimo, è stata fondamentale per valorizzare al meglio la performance degli interpreti più giovani, in particolare di Gioria.

SCELTE CORAGGIOSE. Purtroppo la sceneggiatura non indaga a sufficienza l'animo dei due personaggi proncipali. Un punto a favore per il regista, invece, è rappresentato dal coraggio di alcune scelte tecnico artistiche come la quasi totale assenza dell'elemento musicale o il realismo che genera nello spettatore ansia, in un crescendo. L'affido affronta in questo modo con sicurezza una tematica complessa, e purtroppo sempre attuale, per obbligare a compiere una riflessione sul lato oscuro che spesso si cela dietro l'immagine di una famiglia perfetta.

L'Affido in pillole

TI PIACERÀ SE: Cerchi un film che affronta tematiche importanti riuscendo a mantenere alta la tensione e l'attenzione fino agli ultimi minuti.

DEVI EVITARLO SE: Non desideri immergerti in una storia realistica ed emotivamente disturbante.

LA FRASE CULT: “Niente qui è bianco o nero”

CON CHI VEDERLO: Insieme agli amici per confrontarsi al termine della visione.

PERCHÉ VEDERLO: Per apprezzare il talento del cast e del regista nel proporre un film attuale e importante.

LA SCENA MEMORABILE: Il finale drammatico interpretato in modo impeccabile dai protagonisti.

Regia: Xavier Legrand; genere: drammatico (Francia, 2017); attori: Denis Ménochet, Léa Drucker, Thomas Gioria, Mathilde Auveneux.

1. La battaglia contro il femminicidio

Inizialmente Legrand aveva intenzione di girare una trilogia di cortometraggi dedicati al tema della violenza in famiglia e, solo in un secondo momento, ha deciso di modificare il suo progetto girando un film. Avant Que De Tout Perdre raccontava infatti il giorno in cui una donna decide di lasciare il marito e i successivi due episodi avrebbero affrontato il divorzio e la lotta per la custodia dei figli. Gli eventi portati sullo schermo sono ispirati alle drammatiche statistiche sul femminicidio in Francia. Il regista ha deciso di affrontare il tema con un'opera cinematografica, utilizzando elementi narrativi da sempre associati alle tragedie greche, come i legami di sangue, l'idea di onore e di avere il diritto di decidere della vita e della morte dei membri della propria famiglia.

2. A tu per tu con le vittime

Prima di scrivere la sceneggiatura Legrand si è documentato leggendo le carte di alcuni processi e incontrando le vittime di violenza domestica. Il regista ha persino trascorso del tempo con alcuni agenti di polizia preparati a casi come quello raccontato dal film. Legrand, invece, non ha mai incontrato dei minori coinvolti perché, ha ribadito, non essendo un assistente sociale non avrebbe mai avuto la preparazione necessaria.

3. Thomas, esordiente brillante

Prima di scegliere Thomas Gioria per la parte di Julien il casting director del film ha incontrato circa 200 ragazzi. Gioria ha superato brillantemente anche la seconda selezione del regista nonostante fosse alla sua prima esperienza sul set. Un ruolo importante lo ha avuto anche Amour Rawyler, un coach per attori bambini, che ha cercato di preparare il ragazzino all'argomento che avrebbe affrontato davanti la macchina da presa.


4. L'influenza dei capolavori del cinema

Tra le fonti di ispirazione del film il regista ha citato Alfred Hitchcock, Michael Haneke e Claude Chabrol, oltre a tre film specifici: Kramer contro Kramer, La morte corre sul fiume e Shining per quanto riguarda la follia, l'isolamento e il terrore che si può provare quando si è vittime di violenza in famiglia.


5. Qualche difficoltà sul set

Léa Drucker ha svelato che una delle sequenze più difficili da interpretare è stata quella della festa di compleanno.

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