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ABILE A CHI
23 Giugno Giu 2018 1400 23 giugno 2018

Se la moda veste solo i disabili "normali"

Sempre più marchi creano vestiti ad hoc. Ma i modelli in sedia a rotelle che hanno sfilato a Roma e Milano non sono molto diversi dai loro colleghi. La vera vittoria sarà vedere un distrofico o una tetraplegica spastico-distonica in passerella. 

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L’estate pare sia arrivata o almeno così sembrerebbe dalle giornate calde e soleggiate che invogliano alle ferie. Il cambiamento delle stagioni è preceduto dall’arrivo delle apposite collezioni di moda che ci tentano con le loro novità. Ce ne sono per tutti i gusti, le età… e le abilità! Sì perché da qualche anno anche i marchi di moda hanno cominciato a vestire accessibile. Non che realizzare capi di abbigliamento e calzature per persone con disabilità sia una novità: mi ricordo che quando ero bambina esistevano già ditte che si occupavano di questo.

DOPO L'UTILE FINALMENTE IL DILETTEVOLE. La ratio alla base di questi prodotti però era centrata unicamente sull’utile mentre il dilettevole e soprattutto il piacevole alla vista erano considerati optional del tutto trascurabili. Le esteticamente orribili scarpe ortopediche che sono stata costretta a indossare per tutto il periodo della mia infanzia sicuramente hanno aiutato il mio piede ad assumere una postura corretta ma penso che se Freud le avesse viste, avrebbe fornito un’interpretazione azzeccata di certi traumi infantili. Ma le mode evolvono, probabilmente influenzate dal cambiamento nel modo di guardare le persone con disabilità: al modello medico, centrato sulla patologia e la riabilitazione, è subentrato quello bio-psico-sociale, focalizzato sull’individuo nella sua totalità. Questa trasformazione sta influenzando tutti i campi e quindi anche, fortunatamente, il settore dell’abbigliamento.

COMFORT E TECH. Ora i marchi di moda cominciano a disegnare abiti e accessori funzionali alle necessità delle persone disabili che sono anche cool: la giovanissima stilista Camilla Chiriboga ha lavorato sia con persone non vedenti sia con chi soffre di diabete e con coloro che hanno una disabilità motoria causata da paralisi cerebrale infantile. Il sofware che permette allo smartphone di “parlare” descrivendo le caratteristiche degli abiti e tessuti di differente consistenza e riconoscibili al tatto è un esempio di progetto dedicato ai non vedenti. Ma non solo: la sua collezione è ricca di abiti confortevoli ma alla moda per le persone diabetiche che necessitano di essere frequentemente ospedalizzate per sottoporsi ai trattamenti di dialisi o che si adattano alla postura e ai movimenti di chi ha una disabilità motoria.

Mi auguro che la moda diventi inclusiva a 360 gradi aprendo le selezioni a modelli con disabilità differenti. Così potremo tutti constatare che la varietà di corpi e movimenti è bellezza

Anche lo stilista Tommy Hilfiger, con la sua Adaptive Collection, ha pensato ad articoli trendy e fashion per persone che indossano protesi o sono in sedia a rotelle. Lauren Thierry, presentatrice della Cnn e madre di un ragazzo autistico, ha creato la linea Indipendence day clothing: abiti che si possono indossare in autonomia, per promuovere l’indipendenza. Alcuni hanno pure il gps incorporato, per garantire una maggior sicurezza della persona (da usare con intelligenza, anche chi è affetto da autismo ha diritto alla propria intimità!). Forse meno famose ma altrettanto utili stanno nascendo anche aziende specializzate, come Mac Service, che vendono abiti e accessori utili anche a chi si trova in una condizione di disabilità temporanea, come avere un braccio ingessato. Oppure la Lyddawear, specializzata nella vendita on line di abbigliamento per ammalati di Alzheimer, Parkinson o più in generale, per chi ha difficoltà motorie.

PREZZI ALTI MA SI PUÒ FARE. Sbirciando le vetrine on line, ho trovato articoli interessanti e altri che non indosserei neanche sotto tortura ma, si sa, de gustibus non disputandum est. I prezzi variano ma, in linea di massima, sono abbastanza abbordabili considerato il fatto che si tratta di capi firmati. Certo chi, come me, si veste prevalentemente in negozietti o mercatini etnici, nota la differenza di budget ma tutto sommato, selezionando oculatamente gli acquisti, anche i più squattrinati se la possono cavare. E poi ce sempre l’opzione “lista regali per Babbo Natale”

Se spostiamo lo sguardo da chi produce i capi d’abbigliamento a chi li indossa per mostrarli di fronte a un pubblico estasiato, scopriamo che le novità continuano. Mi riferisco alle modelle e modelli con disabilità che hanno sfilato assieme alle loro colleghe e colleghi normodotati in occasione delle manifestazioni d’alta moda Rome Inclusive Fashion Night 2018, svoltasi nella capitale lo scorso 15 giugno e Milano Fashion Week – Inclusive 2018, tenutasi nel capoluogo lombardo a febbraio. Entrambi gli eventi sono stati organizzati dall’Agenzia di Moda inclusiva Iulia Barton in collaborazione con la Fondazione Vertical, impegnata nella ricerca sulle lesioni midollari.

MODELLI SU QUATTRO RUOTE. Bellissimi modelli e modelle su quattro ruote provenienti da tutto il mondo hanno sfilato indossando abiti da sogno nel lussuoso hotel di via Vittorio Emanuele Orlando a Roma e, mesi prima, sul palcoscenico del Teatro Vetra a Milano. Il rigido e inflessibile mondo dell’alta moda finalmente sta scoprendo che anche le persone che non camminano sulle proprie gambe sono attraenti e hanno fascino da vendere e questa è sicuramente una buona notizia.

"SOLO" INVALIDI MOTORI. Guardando le foto dei protagonisti delle sfilate, però, i miei occhi non hanno potuto fare a meno di notare un particolare: ciò che accomunava tutti gli indossatori e le indossatrici era proprio il loro specifico tipo di disabilità motoria, una paraplegia dovuta a lesione del midollo spinale. Del resto – commenterà qualcuno – uno degli organizzatori dell’evento è una onlus impegnata nella ricerca per la cura di questo tipo di invalidità. A prescindere da tale considerazione, le immagini delle modelle e modelli sulla passerella mi hanno stimolato un ragionamento: i corpi delle persone che hanno sfilato – in quanto a costituzione, mimica facciale e movenze – non sono differenti da quelli “normali”, per così dire, eccetto naturalmente l’impossibilità di movimento della parte inferiore.

UNA DISABILITÀ NORMALE. Ma una come me, i cui movimenti sono classificati come distonici dalla scienza medica o scoordinati se vogliamo usare il linguaggio comune, supererebbe le selezioni? E una persona con distrofia muscolare? Ciò che voglio sottolineare è che sono altri generi di fisici e di movenze, caratteristici di certi tipi di disabilità a discostarsi molto di più dalla “norma” rispetto a quelli che hanno avuto accesso alle luci della ribalta: in alcuni casi, per esempio, chi è affetto da distrofia muscolare ha un corpo magrissimo e gracile oppure le persone con tetraparesi spastico-distonica come me sono in grado muovere i loro arti in modi che farebbero invidia al miglior contorsionista e la loro mimica facciale non è propriamente quella di una speaker televisiva.

LA VARIETÀ È BELLEZZA. La mia impressione è che tra le differenti tipologie di corpi e movimenti siano stati scelti quelli più somiglianti a quelli di chi disabile non è. Non voglio criticare né i partecipanti alle sfilate, né le persone con lesioni al midollo spinale in generale che hanno tutto il diritto di esercitare la professione di modello o modella, se lo desiderano. Guardarli sfilare in passerella è stato un primo importante traguardo vinto ma mi auguro che la moda cambi ancora, o meglio, che diventi inclusiva a 360 gradi aprendo le selezioni a candidate e candidati con disabilità differenti. Così, in occasione dei prossimi appuntamenti d’alta moda, potremo tutti constatare che la varietà di corpi e movimenti è bellezza.

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