Maccio Capatonda The Generi 1
24 Giugno Giu 2018 1500 24 giugno 2018

Maccio Capatonda: «The Generi racconta il nuovo italiano medio»

In esclusiva per Now Tv e Sky on demand l'attore abruzzese ha creato una nuova serie. Un viaggio tra horror, noir e western nella vita di un uomo tutt'uno col suo divano. L'intervista per L43.

  • Valerio Berra
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«Come devo chiamarti, Marcello o Maccio?». «Chiamami Nicola». Spiazzante, come sempre. Così inzia la presentazione dell'ultima opera di Marcello Macchia, l'uomo dietro la maschera di Maccio Capatonda. È la sera del 6 giugno e davanti a lui c'è un pubblico formato da un cinquantina di persone, soprattutto giornalisti e colleghi. Pochi inviti, un aperitivo di presentazione e pop corn offerti prima della proiezione. La presentazione è organizzata al Cinemino, una sala di Milano da 70 posti.

TRA COMICITÀ E SATIRA SOCIALE. L'attesa è tutta per The Generi, la serie in esclusiva su Now Tv e Sky on demand in cui Marcello Macchia appare in una nuova veste: Gianfelice Spagnagatti. Un uomo che ha creato un sistema di vita basato sulla simbiosi perfetta con il suo divano. Non c'è bisogno di uscire dall'appartamento per trovare cibo, lavoro, divertimento o sesso. Tutto può arrivare sullo schermo di uno smartphone. È questo il nuovo italiano medio? Lo abbiamo chiesto proprio al suo creatore.

Maccio Capatonda e Herbert Ballerina sul set di The Generi

DOMANDA. A ogni puntata corrisponde un genere diverso, dall'horror al western. Dove nasce questa idea? Indecisione o esercizio di stile?
RISPOSTA. Parzialmente è un esercizio di stile. L'idea è nata dalla voglia di sentirmi libero e spaziare nel mio linguaggio. Per questo ho scelto di non incasellarmi in un genere. Oltre a questo c'era anche un altro obiettivo: girare una serie originale che potesse accogliere tutti i gusti dello spettatore mantenendo un file rouge comico. Giocare sui generi cinematografici ti permette di tirare fuori molta comincità perchè sono ben radicati nella mente dello spettatore e questo ti permette di sconvolgerli, creando una sorta di rottura logica.

D. A livello di scrittura non è stato difficile trovare un collegamento fra tutti questi generi?
R.
Sì, disegnare il personaggio che li attraversa è stato molto complesso.

D. Otto episodi da mezz'ora l'uno, girati tra Milano, Valle d'Aosta e Spagna. Quale è il suo preferito?
R. Io ho tre puntate preferite: horror, noir e supereroi. Sono molto affezionato all'horror perchè è uno dei generi con cui ho avvicinato il cinema da bambino e poi credo che la scenenggiatura di questa puntata sia la più originale fra tutte le trame.

D. Sta dicendo che i primi film che ha girato erano horror?
R. Sì, assolutmaente sì. A nove anni ho ricevuto la prima telecamera e ho iniziato a fare video, abbastanza a caso. I primi film li ho fatti a 13-14 anni. Erano dei mediometraggi da 40 minuti che poi montavo con i videoregistratori. Oltre ai film horror registravo anche delle brevi scenette, anche cose più comiche.

D. Qual è stato invece l'episodio piú complesso da girare?
R. Ho avuto un po' di difficoltà per quello a tema fantasy. Non è un genere che conosco molto bene e quindi piuttosto che ispirarmi a dei film cult ho cercato di rieinventarlo a modo mio. Nel fare questo ho incontrato grossi problemi a tal punto che gran parte della scenggiatura fantasy l'abbiamo riscritta proprio lì per lì, durante le riprese. Abbiamo girato in condizioni molto fredde: eravamo a Gressoney e il termometro segnava - 8°. Ci sono state anche altre puntate molto difficili da girare. Ad esempio l'horror è stato facile da scrivere ma siamo andati molto lunghi con le riprese, abbiamo sforato di due giorni.

D. Esiste invece un genere che proprio non sopporta?
R. Non amo i film di guerra. Non ci trovo nulla di così avvincente, fondamentalmente si sparano e basta. E ci sono anche tante cose che ritornano sempre uguali, come il patriottismo. Concetti che non mi attirano minimamente, li trovo noiosi. Neanche i fantasy mi piacciono particolarmente. Da piccolo ne vedevo di più e mi piacevano, penso ad esempio alla Storia infinita. Ho dato un occhio a quelli usciti negli ultimi anni ma non sono riusciti ad appassionarmi.

D. Il protagonista degli episodi è un nuovo alter ego da pellicola: Gianfelice Spagnagatti. Da Jerry Polemica a Spagnagatti, come sono cambiati i suoi personaggi?
R.
Sicuramente sono invecchiati un po'. È una domanda difficile, io non mi rendo conto del cambiamento. Vado avanti e li creo seguendo un flusso mentale. In questa serie però qualcosa è cambiato: non sono solo una maschera. Ho cercato di essere il più naturale possibile nella recitazione per esasperare il contrasto tra il protagonista e l'universo cinematografico in cui viene catapultato.

D. Un tratto distintivo dei suoi corti sono i nomi dei protagonisti. In questa serie vediamo Dick Macello, Bilbo Babbo, Pierluiginiello e Mimmo. Come fa a battezzare le sue creature?
R.
È un processo molto intuitivo, e anche molto immediato. Quando un nome funziona lo trovo subito. Spesso vengo preso da un raptus di nomi. Inizio a spararli un po' a caso. Alla fine però la scelta dei nomi è la cosa più spontanea, quella in cui si rivela il mio vero io. Invece quando vai a scrivere, a ragionare sulle cose c'è sempre una sovrastruttura che si crea. Quando crei qualcosa a volte ci sono dei sottolivelli, dei sottotesti più veri di altri, di cui neanche ti rendi conto.

D. La sua comicitá spesso sconfina nella satira sociale. Il protagonista di questa serie è un hikikomori. Rinchiuso in casa, fra cibo a domicilio e serie tv. È questo il nuovo "Italiano Medio"?
R. Sì, forse è ancora più medio di quello che ho già portato sullo schermo. Penso che l'uomo contemporaneo sia davvero troppo comodo, circondato da strumenti che lo spingono a vivere una vita sempre più immobile, sempre più seduta sul divano. I media forniscono un ventaglio di emozioni che lui può benissimo non provare nella vita reale, bastano tivù e internet.

D. Abbiamo disimparato a emozionarci?
R.
La paura, l'odio e l'amore sono tutti sentimenti ed emozioni che deleghiamo sempre più ai media e ho la sensazione che nella vita reale siamo sempre più aridi, immobli e pieni di paura di confrontarci con gli altri. Quando succede qualcosa di grave nella vita reale diamo di matto perchè siamo abituati a sognare una vita comoda, senza conflitti e senza confronti. Invece forse bisognerebbe imparare a gestire i conflitti per arrivare a un equilibrio migliore. Di questo io sono conoscio e vittima allo stesso tempo.

D. Spagnagatti recensisce serie tivù per TuttoCane.it. Lo vediamo mentre guarda e commenta la terza stagione di Gomorra. Qual è la serie tv che lei consiglierebbe al suo pubblico?
R Ho vsto da poco Il Miracolo e mi è piaciuto molto. Ha una buona scrittura, un cast valido e pone delle domande interessanti. In più è una serie italiana e quindi va promossa assolutamente.

D. E cosa scriverebbe Spagnagatti di The Generi su TuttoCane.it?
R.
The Generi è una serie seria. Accontenta tutti, a nessuno potrà non piacere. È una serie da leccarsi i buffering.

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