Bandiera Sarda
Cultura e Spettacolo
27 Giugno Giu 2018 1641 27 giugno 2018

La lingua sarda è legge

Stanziati 7 milioni di euro per il triennio a venire e prevista l'istituzione di una Consulta che dovrà decidere sulla forma scritta. Zedda: «Avviamo un percorso verso una pubblica amministrazione bilingue»

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La lingua dei quattro mori verrà finalmente formalizzata. Ma quale? Anche la bandiera sarda viene chiamata in maniera differente a seconda delle zone: Sos battor moros in sardo logudorese, Is cuattru morus in sardo campidanese, Li quattru mori in sassarese, Li cattru mori in gallurese, Los quatre moros in algherese, I quattru mói in tabarchino. Ma certo è che per l'isola è un momento storico.

UN VOTO STORICO. 25 voti favorevoli e 20 contrari e per la prima volta nella storia dell'Autonomia che la Sardegna ha una legge che disciplina la lingua sarda e tutte le altre parlate nell'Isola: catalano, gallurese, sassarese e tabarchino. La finalità principale del testo unificato "Disciplina della politica linguistica regionale" è quella di garantire uno status ufficiale all'idioma e riattivare la trasmissione intergenerazionale delle competenze linguistiche.

VERSO UNA P.A. BILINGUE. Di fatto, ha commentato il padre del provvedimento e relatore di maggioranza Paolo Zedda (Mdp), «questa legge avvia un percorso verso una pubblica amministrazione bilingue come già avviene in altre comunità linguistiche meglio tutelate, a partire da Trentino Alto Adige e la Val d'Aosta». Con questa legge la Sardegna attua anche la riforma Moratti sulla quota regionale dei piani di studio, cosa che consentirà di insegnare la storia della lingua sarda nelle scuole.

MEDIA IN SARDO. In generale, spiega Zedda, «acquisiamo le competenze nella gestione amministrativa degli sportelli linguistici, anziché il ministero se ne occupa la Sardegna, abbiamo la funzione di coordinamento nell'insegnamento della lingua». Altra novità: sono previsti contributi a mass media, editoria, strumenti informatici e web parametrati al reale utilizzo della lingua. Si va, in pratica, verso una tv e una radio completamente in lingua sarda.

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Il passaparola è avvenuto tra conoscenti, che si sono organizzati per Comune di riferimento. Non è facile orientarsi. Hanno cominciato intorno alla metà di gennaio e tutt'ora non c'è una lista di Comuni coinvolti. Sono realtà piccole, spesso di poche centinaia di abitanti, che sono dedite alla pastorizia da generazioni.

Organismo centrale istituito dalla legge è la Consulta de su sardu con lo scopo di elaborare la proposta di uno standard linguistico e di una norma ortografica. La proposta tiene conto delle macrovarietà storiche e letterarie e delle parlate diffuse nelle singole comunità locali. La Consulta svolge anche una funzione consultiva nei confronti della Regione per l'applicazione delle norme.

LA CONSULTA DE SU SARDU. Ne fanno parte 30 componenti. Tra questi: l'assessore regionale alla Cultura, un dirigente dell'amministrazione, quattro rappresentanti di Anci e Cal, quattro dal mondo dell'università, 12 esperti eletti dal Consiglio regionale e otto dalla Giunta. Il Consiglio stanzierà 500 mila euro per far partire la macchina, 3,2 milioni per il 2019 e 3,3 per il 2020. Per l'assessore alla Cultura, Giuseppe Dessena, si tratta di una vera svolta: «È un risultato storico importante, finalmente la Regione si dota di uno strumento regolatore in materia linguistica, la lingua è l'identità più sentita di un popolo, la utilizza per comunicare all'esterno e identificarsi al suo interno».

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