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LA MODA CHE CAMBIA
1 Luglio Lug 2018 0900 01 luglio 2018

Principesse sul pisello, le vostre futili lagne sono indisponenti

Basta con queste sciacquette che si lamentano di questioni del tutto risibili sempre e con chiunque. Frignare è proprio il gesto che le inchioda alla loro ineleganza.

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Giovedì 28 giugno 2018 la sfilata celebrativa di Renato Balestra organizzata sul set dell'antica Roma, che è il vanto e la maggiore attrazione di Cinecittà, è stata accolta da uno scroscio di applausi poco meno fragoroso dello scroscio di pioggia che l’ha accompagnata dall’inizio alla fine. Càpita: un set meraviglioso, modelle alte ed eleganti vestite di abiti sontuosi ed ecco che Giove Pluvio decide di onorare il suo nome rovinando la festa. Eppure, mentre gli invitati e la stampa di terza e quarta fila si dava alla fuga sotto i goccioloni, buona parte di quella della prima non si è mossa da dove si trovava, e di certo non per evitare di rovinare le riprese.

BUONA EDUCAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA. L’ha fatto per affetto e rispetto nei confronti dello stilista ormai 94enne, si intende, ma anche per quello speciale genere di forza di volontà che si chiama buona educazione. Mentre una genìa di sciacquette dei social correva a perdifiato verso la navetta più vicina, una lunga fila di signore agée non si è mossa di un millimetro dal suo posto, sotto la pettinatura che si disfaceva e il trucco che colava, come i generali di Napoleone in mezzo alla neve nel dipinto di Antoine-Jean Gros.

C'È LA PIOGGIA? MA CHI SE NE IMPORTA. L’amica Laura Morino, in chiffon, si è alzata alla fine fradicia, l’abito uno straccio, emozionatissima per la bellezza dello spettacolo e il sorriso che Balestra è riuscito a scoccare alla platea sotto quel diluvio. La pioggia? Ma chi se ne importa, di certo non un fatto da raccontare o sul quale spendere mezza parola. Never complain, never explain, avete presente uno dei motti più celebri dello spirito britannico, attribuito in genere a Benjamin Disraeli: mai lamentarsi e mai dare spiegazioni, pilastro morale dello spirito imperiale (o imperialista, parolaccia impronunciabile di questi ultimi decenni) ed essenza purissima del carattere del vero gentleman.

La lamentela indispone sempre chi la ascolta, soprattutto se non direttamente coinvolto, e diventa addirittura intollerabile quando riguarda argomenti del tutto risibili

Nella versione italica di "lagna" (mai lagnarsi), il motto assume uno spirito meno impettito, ricordandoci molto modi che conosciamo fin troppo bene e ai quali cediamo piuttosto spesso. Benché alcuni studiosi considerino la lagna come il motore primo del progresso politico, citando per esempio i casi di Emmeline Pankhurst e di Martin Luther King che a me paiono proteste e battaglie più che lagnanze, la lamentela indispone sempre chi la ascolta, soprattutto se non direttamente coinvolto, e diventa addirittura intollerabile quando riguarda argomenti del tutto risibili.

STRIDE CON LA SITUAZIONE DEI DISPERATI VERI. I rapporti internazionali del nostro Paese hanno preso una piega difficile e ogni giorno assistiamo al naufragio di orde di disperati che premono sulle nostre coste, ma c’è ancora qualcuno - molti in realtà - che si lamenta per lo champagne troppo caldo servito al cocktail e per il quale si scagliano pubblicamente contro gli organizzatori della serata per lunghi minuti.

INSOSTENIBILI CATEGORIE DI VIZIATISSIMI. D’accordo, vi potrà sembrare esagerato e demagogico mettere in relazione due fatti lontani e di portata così infinitamente diversa, ma non trovate anche voi davvero insostenibile assistere alle lamentele di un manipolo di ragazzine per un po’ di pioggia che bagna una sfilata? O per l’invito non arrivato per tempo? O, ancora, per la location della sfilata stessa, giudicata “troppo lontana” o scomoda, com’è stato in questi giorni di Altaroma organizzati a Cinecittà che hanno incantato i giornalisti stranieri e dato la stura alle lagnanze di quelli locali, viziatissimi anche in tempi di magra e di contratti di solidarietà come questi?

La sfilata celebrativa di Renato Balestra a Roma.

Per qualche ignoto motivo, c’è un’intera categoria di persone che ritiene il lamentarsi di tutto, con tutti, per tutto il giorno, un segno preclaro della propria superiorità morale, della propria importanza sociale e della propria straordinaria sensibilità. L’effetto “principessa sul pisello”: avrete presente il genere perché sicuramente anche nel vostro ufficio, nel vostro ambiente, ci saranno come minimo tre o quattro soggetti del genere. Nel mio, dove veniamo trattati a bouquet di fiori e cortesie di ogni genere, non troppo incredibilmente abbondano.

COME LA CAMBIAGHI ORRENDA E LAMENTOSA. E meno avrebbero i mezzi, sociali ed economici, per lamentarsi, più lo fanno, senza capire che lamentarsi di tutto è proprio il gesto che li inchioda alla loro ineleganza e ne impedisce i successi ai quali ambirebbero. Nessuno vuole trascorrere le proprie giornate con “la Cambiaghi orrenda e lamentosa” del Romanzo per signora di Pallavicini.

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