Cala Gerini Pavone Scamarcio
5 Luglio Lug 2018 1311 05 luglio 2018

I vip che tifano M5s-Lega e quelli pentiti

«Da adesso chi tace è complice», scrive Rolling Stone lanciando la raccolta firme contro il vicepremier. Ma non tutti i cantanti e gli attori sono contro di lui. Da Calà a Scamarcio, fino a Gerini ecco chi appoggia l'esecutivo. 

  • Francesca Carli
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Noi «non stiamo con Salvini», perché «ora chi tace è complice». Non fa giri di parole Rolling Stone che lancia una sorta di Manifesto contro il governo M5s-Lega. Molti gli attori, i cantanti, i fumettisti e i produttori - già bollati dalla destra come i soliti "radical chic" - ad aver firmato l'appello. Ma chi sono invece i vip che sono saliti con un balzo sul nuovo Carroccio del vincitore e quelli che, invece, passata la sbornia del voto si sono pentiti della croce messa sulla scheda?

Jerry Calà, libidine a cinque stelle

Il coming out più recente è quello di Jerry Calà, mitico protagonista di pellicole di paninari e bauscia e animatore della Costa Smeralda, alla cui vita dedicò pure un film flop al botteghino. «Tutti in tivù si chiedono dove troverà questo governo i soldi per mantenere le promesse elettorali», ha sbottato l'ex Gatto su Twitter. «Basterebbe che il precedente governo gentilmente svelasse dove ha preso tutti quei miliardi per salvare le banche...».

Un'osservazione che ha riempito di orgoglio il vicepremier e super ministro del Lavoro Luigi Di Maio che ha rilanciato il messaggio sui social citando uno dei tormentoni del Calà nazionale: «Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi».

Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi! 😄

Geplaatst door Luigi Di Maio op Donderdag 5 juli 2018

E dire che nell'agosto 2015 Calà si trovava a Porto Rotondo con Silvio Berlusconi nel privè del locale di Umberto Smaila. «Ho rivisto Silvio dopo chissà quanto tempo... », raccontò a Repubblica, «Un vecchio amico, è stato bello». In quell'occasione però Jerry non parlò di politica: «Ma ci ha anticipato l'arrivo di Balotelli».

Rita Pavone contro i Pearl Jam (e i migranti)

Che dire poi di Rita Pavone. All'ex Giamburrasca, che su Twitter è molto attiva, non era andata giù la presa di posizione dei Pearl Jam contro la chiusura dei porti. Nel loro ultimo live in Italia all'Olimpico, il 26 giugno, cantando Imagine di John Lennon avevano lanciato un messaggio chiaro al pubblico. Con tanto di maxischermo con hashtag e salvagenti. Pavone non ci ha più visto e condividendo su Twitter il servizio Sky dedicato alla performance se ne era uscita con un: «Ma farsi gli affari loro no?».

La polemica ha infuocato i social. E la signora del Geghegè, non facendo alcun passo indietro, ha incassato il plauso di Salvini in persona. «Onore a Rita Pavone, che non si inchina al pensiero unico!», ha postato il ministro dell'Interno.

Va detto che questo governo ha ricevuto anche l'endorsement di un'altra ugola d'oro: la signora Orietta Berti che in tempi non sospetti - prima del voto - aveva espresso via Un Giorno da Pecora quindi in casa Rai la sua simpatia per Di Maio: «È bellissimo e bravissimo». Finendo, però, nel mirino del Pd che arrivò a presentare un esposto all'Agcom. Di Maio corse a prendere le sue difese: «Giù le mani da Orietta Berti!». Finché la barca va...

Scamarcio contro i «pensatori di sinistra»

Un altro attore che recentemente ha dato il suo endorsement al governo è Riccardo Scamarcio, fresco di Loro (1 e 2) di Sorrentino. «Non sono assolutamente d'accordo con chi semplifica dicendo che Salvini sia razzista», ha detto il 21 giugno l'interprete di Mine Vaganti di Ozpetek (pellicola che forse il ministro Lorenzo Fontana non apprezzerebbe) anche lui ai microfoni di Un giorno da Pecora. Il pugliese ha ammesso di aver votato per uno dei due partiti vincitori senza specificare quale, anche se messo di fronte alla scelta tra «Flat Tax o reddito di cittadinanza?», ha scelto la prima.

Riccardo Scamarcio.

Sui «pensatori di sinistra» Scamarcio non ha dubbi: «Si fanno abbindolare dalla stampa mainstream. A loro dico che all'interno di questo governo ci sono persone che hanno sempre votato a sinistra, che sono degli intellettuali, e che si sono candidati con Lega e M5s. Questo non è un governo di destra. È un governo che ingloba anche una larga parte di pensiero nazionalista nel senso più nobile nel termine».

Il 38enne di Andria ha dunque trovato un approdo politico, se nel 2017 al Corsera dichiarava: «Io sono anarchico dentro. Contesto le regole, contesto lo Stato. Ma se, come ora, lo Stato è crollato, io che attacco? Ora, paradossalmente, sono un anarchico in cerca di Stato». Insomma: ruspe vaganti.

Gerini, da Renzi al governo M5s-Lega

Sempre a Un giorno da Pecora anche Claudia Gerini ha mostrato il suo volto nazionalista. «Le ideologie in questo Paese non ci sono più. Bene coloro che fanno qualcosa per gli italiani, qualcosa di giusto, come i provvedimenti per far crescere le aziende o per far si che si possa convivere in una società multiculturale», ha detto l'ex ragazza di Non è la Rai, promuovendo Salvini & Co: «I primi passi sono stati buoni a mio avviso».

Gerini ha anche spezzato una lancia l'eventuale sia al censimento dei rom - «Non mi sembra una mossa razzista ma ottima. Perché mai dobbiamo essere censiti noi e i rom no?», ha dichiarato in radio - sia alle intenzioni di Luigi Di Maio. «Ha fatto un discorso in Confindustria, o in Confcommercio, non ricordo, che mi è piaciuto. Insomma, si capisce che stanno dalla parte di chi vuole crescere». Pur non avendo votato M5s o Lega ora l'attrice pare convinta. Anche se, ha ammesso, «ci sono stati degli sfondoni tipo quelli sulle famiglie Arcobaleno».

Claudia Gerini.

E dire che pochi mesi fa, durante lo stallo post voto, a Circo Massimo su Radio Capital, criticava la situazione di Roma sotto l'amministrazione Raggi e su Matteo Renzi ammetteva: «Ci ho creduto, penso che abbia fatto un ottimo lavoro ma adesso deve fare una buona opposizione». Del resto nel settembre 2017, come riportato da Affari Italiani dal Festival di Venezia chiedeva anzi all'allora segretario dem di continuare a mettere la passione nel suo lavoro. «Ha scritto un libro bellissimo, dove si vede la passione e la sofferenza dell’uomo», disse l'attrice, «continui a mettere quella anche nel suo lavoro. Io ci credo in Matteo, quando è diventato premier è riuscito a spazzare via alcuni paradigmi».

Gerini si diceva invece preoccupata per M5s e Lega. «Non dormo tra quattro cuscini. Comunque anche loro dovranno trovare un punto d'incontro. Sono come diavolo e acqua santa, d'accordo non ci vanno e penso che ai 5 stelle venga l'orticaria a pensare a un accordo con Berlusconi». La paura alla Jessica di Viaggi di Nozze deve essere passata.

Mannoia l'ex pentastellata pentita

E poi ci sono i pentiti. Coloro che dopo un primo innamoramento, hanno visto le stelle cadere. Fiorella Mannoia, per esempio. Aveva espresso il suo endorsement per i 5 stelle poi, dopo la notizia dell'ennesimo naufragio in Libia, ha postato la foto di ciò che restava di un gommone col commento: «Si raccolgono i primi frutti. Dormite tranquilli». Ora il suo nome appare tra i firmatari di Rolling Stones. E dire che il governo che minaccia di chiudere i porti è anche M5s e che il ministro delle Infrastrutture (vero competente tra l'altro della gestione della Guardia Costiera insieme con la ministra della Difesa) non è certo leghista. Così come non lo è Elisabetta Trenta che ha recentemente confermato le spese militari, tra cui gli odiati F35, contro i quali il Movimento aveva dato battaglia. Ma dall'opposizione.

Da grillino Marescotti torna compagno

Il pentito per eccellenza poi è Ivano Marescotti. L'attore romagnolo aveva sposato la causa pentastellata. «Il voto più efficace allo scopo, oggi, è votare M5s. E non per “voto di protesta” o un Vaffa… (quello semmai è più evidente con: non voto, scheda bianca o nulla), ma sperando proprio che vincano loro», postava su Fb a gennaio 2018. «E, possibilmente si possano poi liberare dalle cazzate primordiali che esprimono e fare politica guardando chi c’è attorno a loro».

Due parole sulle elezioni. Se votare e come? Io voterò. E voterò M5S. Non c’è nessun partito che mi rappresenti. Neanche...

Geplaatst door Ivano Marescotti op Zondag 7 januari 2018

Già all'ipotesi di un'alleanza con la Lega il romagnolo aveva messo in guardia: «E allora io che avevo votato 5s ritiro il voto. Vuol dire che vanno a destra, come il Pd». A governo fatto Marescotti, almeno a sfogliare la sua bacheca Fb, ha rispolverato la divisa da vecchio compagno. E proprio sul social aveva parlato di «suicidio» M5s. Aggiungendo: «Il pendolo ‘né di destra né di sinistra’ è risucchiato dall’esplicita e dichiarata destra più becera e razzista».

Commentando poi lo stallo delle navi Ong e degli sbarchi aveva tuonato: «Seicentoventinove persone in ostaggio schifoso in mano a Salvini per la sua politica razzista. M5s complice o reagisce? Se non reagisce sparisce… con questo governo di destra, guidato da Salvini, il M5s o molla l’anima destrorsa e tira fuori quell’anima che lo percorre, umanitaria, popolare e antirazzista (di sinistra) oppure svanisce, cedendo il passo all’originale di destra che ha già preso la piazza. È il risultato del M5s né di destra né di sinistra. La destra ha una faccia riconoscibile e si impone, M5s no perché non sa cos’è. Quindi diventa destra e basta. Sinistra M5s se ci sei batti un colpo. Se non ora quando?…». Insomma, pensavo fosse una rivoluzione, invece era Casaleggio.

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