Rolling Stones
Cultura e Spettacolo
5 Luglio Lug 2018 1249 05 luglio 2018

Migranti, la copertina di Rolling Stone: «Non stiamo con Salvini»

Tante le adesioni. La campagna però rischia di essere un boomerang: Mentana smentisce, Robecchi e Petrini non sono stati contattati. Mentre Lucarelli punta il dito contro l'editore. 

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«Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice». È una presa di posizione netta quella sui migranti che Rolling Stones spara sulla copertina del nuovo numero in edicola.
La ragione di questa campagna contro il ministro dell’Interno è spiegata in un lungo editoriale, riportato anche sul sito. «Fa male vedere, giorno dopo giorno, un'Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un'Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito».

Il mensile, che ha chiesto a musicisti, attori, scrittori, e altre figure del mondo dello spettacolo di prendere posizione, ha ricevuto numerosi endorsement: da Daria Bignardi a Caparezza, da Ennio Capasa a Chef Rubio, fino a Carolina Crescentini, Marco D'Amore, Costantino della Gherardesca, Erri de Luca, la casa di produzione Fandango di Domenico Procacci. E, ancora, Fabio Fazio, Anna Foglietta, Lo Stato Sociale, Makkox, Fiorella Mannoia e Zerocalcare.

Nonostante questo l'operazione ha scatenato le polemiche, rischiando di risultare un boomerang. Prima Enrico Mentana ha pubblicamente smentito la sua adesione al progetto. Lo stesso vale per lo scrittore Alessandro Robecchi inserito nella lista del magazine a sua insaputa come la giornalista Valentina Petrini. Selvaggia Lucarelli in un post ha raccontato la sua esperienza come direttrice del sito puntando il dito contro la "doppia morale" di Rolling Stone. Infine ha preso la parola il diretto interessato, Matteo Salvini che ha accusato i firmatari di essere solo «radical chic».

Salvini: «Questi multimilionari radical chic accolgano i migranti nelle loro mega ville»

Il ministro dell'Interno non ha fatto tardare il suo commento: «Sono strani questi attacchi ad personam: questi multimilionari - perché gli appelli non arrivano da pensionati, da chi vive nelle case popolari - radical chic con milioni di euro spalancassero le porte delle loro megaville e accogliessero a loro spese chi ritengano di accogliere. Io tiro dritto nel nome della sicurezza, dell'ordine, delle regole e della chiusura dei porti».

Mentana si dissocia: «Scelta legittima ma che non condivido»

Nell’elenco dei firmatari è comparso anche Enrico Mentana che però smentisce di aver aderito all’appello con un post su Facebook: «Con sorpresa ho trovato il mio nome tra gli aderenti a questa iniziativa (a meno che “Enrico Mentana, giornalista” non sia un omonimo). È un caso di malcostume, trasandatezza, sciatteria? Non so, non ho ancora letto la rivista. So però che il suo direttore mi aveva chiesto l’adesione, e la risposta è stata chiara», ha scrittto il giornalista. Poi ha precisato: «Quando voglio dire qualcosa, la dico. In prima persona, avendo la fortuna di poterlo fare in tv, e potendolo fare come tutti qui su Fb. Non credo agli appelli o alle prese di posizione perentorie e che servono solo a scopi identitari, o a volte peggio mirano a un po’ di pubblicità gratuita».

Il direttore del Tg La7 poi ha postato e subito dopo rimosso screenshot della conversazione whatssapp avuta con il direttore del mensile Massimo Coppola in cui emergeva la sua contrarietà. Coppola si è giustificato spiegando di aver «ripreso una dichiarazione pubblica, cosa per la quale non è necessaria un'autorizzazione, a differenza di una conversazione privata su Wa».

Ragioni che non hanno convinto Mentana il quale ha accusato il mensile di aver messo in piedi una «operazione mediocre».

Robecchi e Petrini, contro Salvini ma a loro insaputa

A essere stato inserito nella lista di RS a sua insaputa non è stato solo Mentana. Scorrendo i social, ci si imbatte nella presa di distanza di Alessandro Robecchi. «Cari di Rolling Stone», ha messo in chiaro lo scrittore su Twitter, «dal vostro comunicato stampa sembra proprio un appello e mi chiedo (come Mentana) come ci sono finito dentro. Nessuno mi ha interpellato né chiesto nulla. Sono contro Salvini, ma anche contro i furbetti che si fanno pubblicità usando il mio nome».

Lo stesso vale per la giornalista Valentina Petrini. «Amici le mie opinioni e analisi su immigrazione, politiche europee e lavoro sono note e pubbliche», ha spiegato la conduttrice di Nemo. «Il punto è che non sono mai stata contattata dai colleghi di @RollingStoneita per dare la mia adesione all'appello "Noi non stiamo con Salvini". Se l'avessero fatto avrei risposto!»

Selvaggia Lucarelli: «Da voi la copertina di sinistra no»

Durissimo il commento di Selvaggia Lucarelli, ed ex direttrice del sito di Rolling Stone. «Sono stata tre mesi a Rolling Stone e francamente un appello per una società aperta, libera e moderna me lo sarei aspettato più da Erdogan che dal mondo Rolling Stone Italia», comincia il post su Fb. «Il motivo per cui dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni è proprio che di moderno, libero, solidale, lì dentro forse al massimo c'è la macchinetta del caffè che distribuisce caffè a tutti. Non avevo mai visto un ambiente di lavoro così tossico, illiberale, ostile, scorretto». E quindi l'appello: «Se fate una copertina di sinistra, parlando di libertà, accertatevi di praticare tutto ciò che vi rende così diversi da Salvini».

Nei tre mesi in cui ha "provato" a lavorare con voi, continua Lucarelli, «mi è stato impedito di realizzare un servizio su ticket one e la truffa del secondary ticketing per ragioni di convenienza, mi è stato proibito di far esprimere libere opinioni a giornalisti su dischi, attori e altro per ragioni di denaro o convenienza. È venuto l'Inpgi per controllare le posizioni lavorative dei giornalisti e diverse persone sono state fatte scappare giù in strada perché avevano contratti da lavoratori esterni e erano gentilmente invitate a lavorare IN UFFICIO e da casa anche nel weekend».

E conclude: «Io, di fronte a tutta questa mancanza di rispetto della libertà e del LAVORATORE, dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni. E all'editore ho detto e scritto tutto quello che avete letto fin qui. Gli altri sono rimasti lì (alcuni ben sollevati dalla mia fuga), qualcuno che da lì era scappato è pure tornato, ben sapendo chi sia l'editore e le condizioni di lavoro lì dentro. Ergo, DA VOI la copertina di sinistra proprio no. Detesto Salvini, ma almeno lui è quello che è, senza doppia morale. E se ne ha una doppia, nel suo caso, quella nascosta non può che essere migliore di quella che mostra».

Volevo trattenermi dal commentare ma chi tace è complice, quindi non taccio. Grande rumore per la coraggiosissima,...

Geplaatst door Selvaggia Lucarelli op Donderdag 5 juli 2018

Gipi: «Quel “chi tace è complice” non piace. Chi tace avrà i cazzi suoi»

Anche Gipi ha detto la sua. Non certo smentendo di aver aderito alla campagna, ma mettendo i puntini sulle i. «Prima che qualcuno mi rompa i coglioni: Rolling Stone (la rivista) sapendo quanto sto incazzato mi ha chiesto se volevo scrivere due righe sul governo razzista che ci ritroviamo», ha scritto su Facebook. «Essendo incazzato, appunto, l’ho fatto. E no, non pensavo servisse a qualcosa. E no, non sono d’accordo con il “chi tace è complice” con il quale è stata lanciata questa cosa dalla rivista. Chi tace sta zitto. Ci avrà i modi e i motivi suoi. Anche perché fascisti e razzisti (non so se ci avete fatto caso) non tacciono affatto. E no, non penso che Salvini sia il male. Penso che Lega e M5s, insieme, a pari merito, siano il male.
Per quanto riguarda la Lega lo dico dal 94. Per il M5s dal primo Vday».

Un endorsement di peso però la campagna l'ha incassato. È quello di Guy Verhofstadt presidente del Gruppo Alde all'Europarlamento. «Non potrei essere più d'accordo con @RollingStoneita che ha preso una posizione forte e diretta contro le politiche divisive che Salvini vuole che l'Italia abbracci», ha twittato. «È tempo di prendere posizione contro la sua visione di estrema destra per l'Europa».

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