SELVAGGIA
5 Luglio Lug 2018 1127 05 luglio 2018

Casi umani, estratto del nuovo libro di Selvaggia Lucarelli

Da Mister Foglio Excel, di una taccagneria mitologica, al Signor «Il piacere è soggettivo», voyeurista seriale: l'autrice racconta i surreali appuntamenti tra un amore e l'altro. 

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In principio fu Carrie Bradshow, con le sue improbabili (dis)avventure sentimentali nella Grande Mela e la sua disincantata voce narrante. In una sorta di almanacco di tragicomici incontri amorosi, Selvaggia Lucarelli riscrive la grammatica di Sex and the city e racconta con spietata (auto)ironia (e la benevolenza della sopravvissuta) cosa succede quando finisce un amore. E di come quel periodo si riempia di incontri surreali e di relazioni-lampo con personaggi improbabili: da Mister Foglio Excel, di una taccagneria mitologica, a Mister «Ho una cosa per te», cleptomane compulsivo, fino al vincitore assoluto, Mister «Il piacere è soggettivo», voyeurista seriale.
Traghettatori. Meglio: cristallini “Casi Umani” (Rizzoli, 2018).
Qui ve ne facciamo leggere un estratto.

Una volta, quando la mia fiducia nella fauna ma- schile era ormai ridotta ai minimi termini e pen- savo che a quel punto valesse la pena concedere un’opportunità pure a uomini che non la merita- vano neppure sulla carta, uscii a cena con un fa- shion blogger. So quello che state pensando, ma vi prego. Non giudicatemi.
Il tizio, che chiameremo Simon, era parecchio più giovane di me, vantava 764.000 follower su Instagram e un titolo di studio tipo «Due anni di Trono presso Istituto Maria De Filippi». Mi aveva contattata, appunto, via Instagram ed era desideroso di dimostrarmi che oltre alle stories in cui esibiva gli addominali e salutava le sue fan chiamandole «caramelline», ci fosse molto di più. Io gli avevo risposto che non avevo voglia di fare esterne con un ex tronista specialmente senza Jacuzzi, lui aveva insistito un po’ e alla fine, visto che il suo ultimo messaggio era arrivato quando avevo appena scoperto che il mio ex usciva con la sua fisioterapista, quella che «è solo un’amica, tu sei paranoica!», pronunciai un sì per sfinimento. Quella sera sarei uscita pure con Balotelli.

Il menù? Dal Tiramisù Bobo Vieri all'Insalatona mista sorelle Rodriguez

Mi invitò – credo per smarcarsi dal cliché del tatuato incolto – in un noto ristorante stellato del centro, cosa che mi fece sorridere perché la sua pagina Instagram contava almeno sedici tag nella nota pizzeria Dal Cassamortaro a Roma, trentaquattro presso i Fratelli la Bufala a Bologna e quindici alla trattoria Da Gigi il vip a Milano, famoso ritrovo di calciatori e aspiranti wags. Un posto, per intenderci, in cui i primi piatti si chiamano Tagliatelle all’Isola dei famosi, Tagliata Grande fratello, Tiramisù Bobo Vieri, Macedonia del bomberone e, infine, il capolavoro: Insalatona mista sorelle Rodriguez. Arrivai puntualissima, mi accomodai al tavolo prenotato e vuoto, sistemato in un angolo piuttosto buio della sala e lo attesi la bellezza di ventisette minuti senza ricevere neppure un Whatsapp di scuse. Ero lì lì per andare via, quando lo vidi venirmi incontro con le braccia spalancate come a dire: «Scusa, ma il Gruppo Bilderberg non sai mai quando ti lascia andare a casa!» che invece si tradusse in un più modesto: «Scusa ma non mi si caricava l’ultima storia di Instagram!».

Se la I sulla sua camicia sta per «influencer»

Finsi di comprendere il dramma del selfie all’addominale obliquo che non si caricava più perché avevo sbirciato il menu e desideravo ardentemente gli spaghetti di grano saraceno con le lumachine di mare che perché mi paresse una scusa accettabile, e le due ore più lunghe della mia vita ebbero inizio.
Simon era vestito come il testimone di nozze a un matrimonio del Boss delle cerimonie. Si capiva che si era impegnato perché aveva lasciato la t-shirt bianca con le scritte tamarre a casa e non aveva i capelli umidicci di gel come se fosse stato appena estratto dalla placenta, ma probabilmente era anche peggio. Completo argento (ripeto a-r-g-e-n-t-o) di qualche stilista in voga tra i migliori rapper e spacciatori del Paese, mocassino di pelo viola e camicia bianca con le iniziali SMI.
«Bella la tua camicia… S sta per Simon, M per Marani e la I?» gli domandai io per trovare subito un argomento di conversazione alternativo al “Come cazz’ ti sei vestito?” che feci fatica a trattenere.
«La I sta per Influencer» mi rispose lui men- tre afferrava il menu col beato sorriso dell’inconsapevolezza.
Ero a cena con uno che si era fatto cucire a mano la I di Influencer. Non quella di idiota/ imbecille/ignorante, no, proprio quella di in- fluencer. Lo guardai e mi immaginai di staccar- gli quella cucitura con i denti, come con le eti- chette di Zara.

No al grano saraceno, «io sono per l'imbarco...»

«Tu che prendi?» mi domandò concentratissimo sulla lista degli antipasti.
«Io sgombro marinato con guacamole e croccante al tè e spaghetti di grano saraceno con le lumachine di mare. Tu?»
Mi guardò come se avessi pronunciato un verso della Bibbia al contrario con la voce di Bruno Pizzul.
«Ah. A me questa cucina saracena non mi convince troppo…»
«Non è una cucina, è un tipo di grano… che molti secoli fa arrivò dall’Arabia…»
«Peggio mi sento. Io sono per l’imbarco».
«Il che?»
«L’imbarco, quella cosa che non bisogna più comprare cose da questi. Non può essere che facciamo entrare le scarpe dei cinesi, il formag- gio dei francesi, il grano dei saraceni, i fashion blogger dalla Svezia…»
«Ah, l’embargo, non l’imbarco…»
«Sì sì, quello. Cioè ti pare giusto che Armani fa fare la pubblicità del profumo a Sean Penn che è americano anziché a un italiano come me?»
«Be’, insomma, diciamo che avete un posizio- namento un po’ diverso, lui ha vinto un paio di Oscar…»
«Sì, ma su Instagram io ho più engagement».

«Certo certo. Cosa mangi?»
«Per me questi piatti sono tutti un po’ pesan- tini, domattina ho uno shooting di intimo… Cameriere, mi scusi…»
Non so perché ma fui improvvisamente pre- occupata. Il cameriere era un ragazzo giovanissimo, leggermente intimidito dalla foga con cui era stato chiamato.
«Senta, molto bello il menu però siccome io domani ho un servizio fotografico e vorrei rima- nere leggero, non è che mi potete fare un petto di pollo alla piastra, magari con un po’ di riso bianco e mezzo limone a parte?»
Cioè, era in un ristorante con due stelle Michelin e aveva appena ordinato il menu della dieta a zona di Belli&inForma. Volevo morire.

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