Rovazzi Albano
7 Luglio Lug 2018 1500 07 luglio 2018

Al Bano racconta la collaborazione con Rovazzi

Il 13 luglio esce il nuovo singolo del re dei tormentoni. Tra le guest star anche il cantautore di Felicità. «Fabio è un talento strepitoso. Lascerà un segno». L'intervista. 

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Dai tormenti al re del tormentone. Accantonata la travagliata idea di lasciare la musica (ma non quella di un pit stop per un «rimettere in sesto la macchina») Al Bano Carrisi è in procinto di tornare su traccia nel nuovo disco dell'artista di Andiamo a Comandare Fabio Rovazzi, Faccio quello che voglio, in uscita il 13 luglio. Per quanto insolito, un connubio che è come un bicchiere di vino con un panino. Almeno a giudicare da chi di Felicità ne ha cantata a pacchi.

«La prima volta che ci siamo incontrati al concerto di Justin Bieber ero lì come accompagnatore di mia figlia Jasmine (avuta con Loredana Lecciso, ndr)», dice Al Bano a Lettera43.it. «Nelle tribune i ragazzini si voltavano: "Ma sei Al Bano? Che ci fai tu qui?". Lo stesso stupore colse anche Rovazzi, che sgranò gli occhi incrociandomi nell’area vip. C'è stata simpatia al primo sguardo. Per me lui è un fenomeno, un talento strepitoso».

Al Bano.

DOMANDA. Come è nata l'idea di una collaborazione?
RISPOSTA.
Qualche mese dopo mi ha chiamato per chiedermi se volessi fare qualcosa con lui.

D. L'ha convinta subito?
R.
Ho voluto prima ascoltare il brano. E devo dire che il ragazzo mi ha entusiasmato perché ha tutte le qualità per lasciare un bel segno, anche educativo, nel campo della musica leggera.

D. Pur con la sua immagine di re dei tormentoni?
R.
Lui rappresenta il mondo attuale.

D. È questo che ha convinto un'istituzione della musica leggera come lei a cantare con lui?
R.
Bè non ha convinto solo me a quanto pare. Ci sono anche Nek, Emma Marrone...

D. Che sensazioni le ha dato lavorare con questi artisti così distanti da lei e dalla sua musica?
R.
Ho scoperto un mondo che non conoscevo e che guardo con piacevole stupore. Come quando ho fatto The Voice con J-Ax. Vedere come si comportano, la loro sacrosanta fame di successo, bè...mi ha riportato agli inizi della carriera.

D. Le è piaciuto anche a girare il videoclip del pezzo? Rovazzi ha avvisato il pubblico di “prepararsi psicologicamente”?
R.
Mi sono divertito come un bambino nel giorno di Natale.

«L'uomo da sempre è nomade: girare il mondo è inevitabile»

D. Il pezzo diventerà il tormentone del 2018?
R.
Io mi auguro anche del 2019.

D. È stata questa boccata d'aria nuova l'ha spinta a non ritirarsi dalle scene?
R.
Che sia ben chiaro a tutti: io ho avuto tre segnali dal mio corpo che si chiamano infarto, ischemia, edema alle corde vocali che mi hanno suggerito di prendermi una pausa e rimettere in sesto la baracca.

D. Dopo questa esperienza dunque si fermerà per un po'?
R.
Mi fermo, devo andare dal meccanico e risistemare la mia carrozzeria umana. Appena tutto sarà perfetto tornerò, perché senza musica non so vivere.

D. Quindi nel futuro artistico di Al Bano cosa c'è?
R.
C'è un sacco di roba che bolle in pentola. Due special per Canale5 in gennaio, un tour intorno al mondo, canterò col coro dell'armata rossa e nel teatro del Cremlino in ottobre. Poi in Romania, Polonia, Turchia.

D. Viaggiare è un antidoto al crescente sospetto con cui in Italia si guarda a culture diverse...
R.
Io odio le strumentalizzazioni. Bisogna capire che l'essere umano da sempre è un nomade: girare il mondo è inevitabile. Certo dover lasciare la propria casa per affrontare le incognite della vita, rischiando la vita stessa, pur di liberarsi dalle catene dei posti in cui questa gente vive è un'altra cosa.

D. Anche lei si è liberato da alcune "catene" nella vita?
R.
In un certo senso sì. Anch'io ho avuto delle catene, immaginarie ovviamente, e sentivo il bisogno di lasciare i luoghi che mi opprimevano. Per questo è fondamentale capire la lezione. E comprendere il motivo per cui altri esseri umani si spostano dalla loro realtà verso altre che sappiano di vita.

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