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Cultura e Spettacolo
9 Luglio Lug 2018 1157 09 luglio 2018

Libri, recensione di Storia delle emozioni di Plamper

Nel volume l'autore si interroga su cosa siano realmente e dove risiedano. Ricca la bibliografia, utile il glossario. Una lettura interessante e approfondita per cominciare a esplorare le neuroscienze. 

  • Giorgio Gabrielli
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Negli ultimi anni abbiamo assistito a un crescente interesse per le neuroscienze. Il termine “neuro” viene usato, a volte in maniera inflazionata, in molti campi disciplinari. Le università cominciano a impartire insegnamenti di Neuromanagement, quella casa che ospita dentro di sé discipline come il Neuromarketing o la Neuroleadership. La politica e l’economia hanno le loro nuove appendici in Neuropolitics e Neuroeconomics. Il bisogno di certezza e di verifica, nell’era dei big Data, supera la speculazione e l’indagine, figlie di un pensiero o di domande ben poste.

Studiosi come LeDoux, Davidson e Damasio hanno aperto le porte a un universo affascinante che ha trovato terreno fertile non solo in ambito accademico, dove l’equilibrio e la ricerca sono la base del lavoro quotidiano. Ma anche in improvvisati ed estemporanei cultori della materia che trattano in maniera semplicistica questo materiale da maneggiare invece con molta cura.

STORIA DELLE EMOZIONI, UN APPROCCIO HEGELIANO

Storia delle emozioni, Jan Plamper, Il Mulino, 2018, 25 euro e 50.

La casa editrice il Mulino ci aiuta a comprendere meglio e di più questo mondo attraverso la pubblicazione in Italia di un libro molto interessante, Storia delle emozioni scritto dal Professor Jan Plamper (25,50 euro). Per chi è a digiuno, ma è interessato ad approfondire queste tematiche, forse l’approccio di uno storico rappresenta la migliore modalità di avvicinamento a un mondo comunque complesso. Il testo ha una introduzione che facilita il lettore nella comprensione di uno degli aspetti ancora controversi e forse più affascinanti del mondo neuroscientifico, le emozioni appunto. Plamper si interroga su cosa siano realmente le emozioni, chi le provi, dove risiedano, se abbiano una storia e a quali fonti fare riferimento.

Il volume si suddivide in quattro capitoli. Il primo offre una panoramica cronologica degli studi storici sulle emozioni. I successivi tre hanno una caratteristica molto originale e caratterizzante. Potremmo dire che seguono la logica hegeliana di tesi, antitesi e sintesi. La tesi è rappresentata dal punto di vista sociocostruttivista del dibattito sulle emozioni, vale a dire l’antropologia. Nell’antitesi viene messa a fuoco l’altra prospettiva, quella essenzialista, che l’autore definisce come «scienze della vita», mettendo insieme un polo multidisciplinare che comprende psicologia, fisiologia, medicina e neuroscienze. La sintesi, come è giusto che sia, apre nuove prospettive per future ricerche nel campo degli studi storici delle emozioni. Forse si può andare oltre, e già qualcosa è stato fatto, la dicotomia costruttivismo-universalismo. Ricca la bibliografia, utile il glossario. Lettura ampia e piacevole.

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