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EDITORIALE
17 Luglio Lug 2018 1300 17 luglio 2018

Perché Rocco Casalino dovrebbe imparare da Scarlett Johansson

L'attrice è finita nella bufera per aver accettato e poi declinato la parte di una gangster trans. E potrebbe dare una lezione importante al portavoce di Conte.

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L’articolo-totem Gli attori che hanno sbagliato a rifiutare un ruolo è il nostro preferito. Appare più volte l’anno sotto diverse sembianze, mutato ma sempre uguale, su più testate, sia in Italia sia all’estero.
Michelle Pfeiffer che dice no al ruolo di Vivian in Pretty Woman (vita crudele: Julia Roberts poi disse no al ruolo di Viola in Shakespeare in Love), Burt Reynolds che dice di no al ruolo di Han Solo in Star Wars, John Travolta che dice di no al ruolo di Forrest Gump sono tra i casi più celebri. Gli animi maggiormente zavorrati si sentono un po’ più leggeri dicendosi «Ma se anche loro fanno scelte cretine, chi sono io per non farle?». Quindi è perfino terapeutico.
Tra i tanti, poi, c’è anche l’episodio di Jack Nicholson che disse no a Il Padrino, lasciando la parte di Michael Corleone ad Al Pacino. «All'epoca credevo che gli indiani dovessero interpretare gli indiani e gli italiani dovessero interpretare gli italiani». Così disse in un’intervista del 2004 a Movieline.
Inutile sottolineare come la convinzione di Nicholson fosse sbagliata sotto diversi aspetti. Aspetti che in pochi hanno ritenuto di tirare fuori per difendere Scarlett Johansson, al momento sottoccupata causa isteria social.

LE OCCASIONI DEI CISGENDER

L’attrice è stata protagonista di una robusta polemica per l’offerta, alla fine declinata, di interpretare il gangster transessuale Dante “Tex” Gill in Rub & Tug, il nuovo film del regista Rupert Sanders, lo stesso che aveva già diretto Johansson in Ghost in the Shell (altro film per cui fu criticata: il suo personaggio era giapponese). Nato Lois Jean Gill, Dante iniziò presto ad assecondare la sua indole di uomo (si sposò anche da uomo: con Cynthia Bruno, ma non durò) e soprattutto di criminale, arrivando a essere un pilastro della malavita di Pittsburgh degli Anni 70, sfidando anche la mafia coi suoi centri massaggi che nascondevano un giro di prostitute. Scarlett, che ha capito subito che poteva essere il ruolo di una carriera, si è difesa ricordando che altri suoi colleghi cisgender (che si identificano nel genere di nascita) hanno interpretato personaggi trans: Jeffrey Tambor in Transparent (Emmy nel 2015), Jared Leto in Dallas Buyers Club (Oscar nel 2014), Felicity Huffman in Transamerica (Oscar scippato nel 2006). Apriti cielo. La comunità LGBTQ le si è rivoltata contro, e visto che a “Hollywood non usa”, lei ha mollato il progetto con tanto di scuse e comunicato.

REGOLA N.1: IL BUSINESS È BUSINESS

Sul suo blog advicegoddess.com, la scrittrice e giornalista Amy Alkon puntualizza sul caso Johansson: «Non lasciate che il fatto che sia una star del cinema vi distragga dal fatto che è stata bullizzata. Avere soldi e fama non lo rende meno sbagliato. Recitare significa interpretare ruoli che non rispecchiano esattamente chi sei nella vita: è questa la sua arte». E in un tweet rintuzza: «Il business del cinema è un business, non un ente di beneficenza per la giustizia sociale». Apriti cielo. Proprio i giustizieri sociali, del giorno e della notte, la stanno braccando come fosse in The Purge.
L’attrice Jamie Clayton, anche lei transgender, è tra i giustizieri: «Gli attori trans non arrivano mai all'audizione per nulla che non sia per un ruolo trans», ha scritto su Twitter. È con ogni probabilità vero. Ma che il produttore cinematografico non sia Gino Strada, che abbia a cuore poco più oltre alla manutenzione della piscina a Bel Air o del terrazzo a Vigna Clara - e che abbia un unico e invariabile tic: «Quanto mi costa?» - dovrebbe essere cosa nota. Tanto più dovrebbe esserlo a chi in quel mondo ci si è accasato.

LA LEZIONE DI SCARLETT

Rocco Casalino, scritturato da un produttore che si occupa di algoritmi e politica e che non ha alcun interesse in ciò che non provenga dalla propria piazza adorante, non è Scarlett Johansson. Da lei però potrebbe imparare come si gestisce lo stress che comporta l’interpretare un ruolo lontano da sé (nel caso di Rocco: uno da non eliminare al primo televoto).
E dopo la “battuta” a Salvatore Merlo Adesso che il Foglio chiude, che fai?»), invece che un abbonamento, il giornale avrebbe dovuto regalargli un voucher per far visita all’attrice. Incentivo anche a incontrare Alessandro Di Battista e, con un sondaggio sulla piattaforma Rousseau, scegliere a chi vendere l’“esclusiva del popolo” delle vacanze in America (Carlo Vanzina, mi perdoni).

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