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4 Agosto Ago 2018 1400 04 agosto 2018

I serial tv da recuperare questa estate

Da Aggretsuko a Godless. Da The Sinner a The end of the f***ing world. Consigli per i binge watcher in vacanza.

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Pomeriggi d'ozio imbevuti di crema solare sotto l'ombrellone, serate con le chiappe incollate al divano e il ventilatore sparato addosso. Soprattutto, finalmente, tonnellate di tempo libero da riempire. Estate stagione di binge watching per eccellenza in cui, da novelli Fantozzi con familiare di Peroni ghiacciata sul comodino (il frittatone cipollato meglio lasciarlo per il cambio d'armadio), ci si può dedicare al recupero delle serie tivù dimenticate dentro l'agenda. Il nostro lo facciamo dandovi qualche consiglio per la (re)visione. L'elenco, personale per necessità, esclude per scelta sequel e produzioni più celebri o datate (davvero avete bisogno che qualcuno vi suggerisca di rispolverare Game of Thrones, Breaking Bad o i Soprano's? Beh fatelo). E a proposito di consigli: buttate il telecomando (o il mouse) dal balcone e lasciatevi sedurre dal lato oscuro del cliffhanger. Play.

THE END OF THE F***ING WORLD

Otto episodi, 20 minuti a puntata (volendo potete spararvela in una sola nottata) e basata sulla graphic novel di Charles Forsman (ambientata in realtà in America e in Italia pubblicata da 001 edizioni) la britannica The end of the f***ing world è stato il fenomeno di inizio anno. Uscita in sordina e amplificata dal passaparola è una storia di formazione farcita di black humor e che scivola in una ineluttabile, amara morale finale. Perché l’anelito holdeniano dei due protagonisti (James e Alyssa: che bravi gli attori che li interpretano!) incontra presto un risvolto nerissimo. Su Netflix.

THE HANDMAID’S TALE

Centrato sul romanzo distopico del 1985 Il racconto dell'ancella, della canadese Margaret Atwood, ingordo agli Emmy awards 2017 e nomination anche per l'edizione 2018 The Handmaid’s Tale è arrivato (tardi) anche in Italia: grazie TimVision. Gli Stati Uniti non esistono più, le donne sono ridotte a schiave (schiave, precisiamo, sessuali) e gli uomini sono al comando: se state pensando «ehi potrebbe essere quello che succederà all'America dopo l'elezione Trump», è una battuta che qualcuno ha già scritto. Di certo questo show decritta la realtà in modo molto poco banale. E lo fa bene.

THE SINNER

Miniserie in otto episodi con una inaspettata Jessica Biel (dimenticate l'inespressiva copia cinematografica della signora Timberlake) The Sinner è una crime story passata un po' sottotraccia sull'etere nazionale (un giro sul digitale a pagamento di Mediaset e una messa in onda recente sul nuovo Venti) che fa della ambiguità della sua prospettiva psicologica la sua forza. Un delitto sulla spiaggia di una tranquilla (?) madre di famiglia (la Biel appunto) dà qui il via a un'indagine fra ricordi fallati e verità a metà, e il confronto tra l'assassina e il detective Ambrose (Bill Pullman) innesca un miracoloso climax di suspance.

AGGRETSUKO

I più scettici (quelli che il «cartone animato è per bimbi o bamboccioni») grattino oltre la copertina. Netflix dedica un intero show a un personaggio Sanrio (la stessa di Hello Kitty per intenderci): una serie animata strampalata e innocua solo all'apparenza ma capace di trattare con tocco sorprendente temi come la discriminazione femminile e le molestie sul lavoro.
Retsuko, delizioso panda rosso antropomorfo di sesso femminile, è distrutta da una massacrante routine da pendolare a Tokyo e oscilla tra treni affollati, delusioni sentimentali e drammoni professionali. Senza amore e con pochi amici, viene vessata dal capo e dai colleghi ma quando getta la maschera della cittadina modello sfoga le ansie quotidiane al karaoke cantando canzoni... death metal. Nonsense al primo assaggio, Aggretsuko è in realtà il racconto di una donna contemporanea che imparerà a fare della sua diversità un punto di forza. Per sorridere, riflettere e - occasionalmente - commuoversi.

BOJACK HORSEMAN

A proposito di serie animate, BoJack Horseman è una delle più belle e toccanti prodotte da Netflix. Il protagonista è un cavallo antropomorfo, volgare, scorretto e autodistruttivo che fa l'attore e affoga in whiskey e sarcasmo i ricordi di una fama ormai passata. Incapace di avere amicizie che vadano oltre il rapporto di convenienza, primo nemico di sé stesso, in sovrappeso, schizofrenico, masochista cronico. Agisce, sbaglia, soffre. E in una Hollywood surreale, tra dialoghi magistrali e geniali cameo (ve ne diamo uno, Quentin Tarantulino che sì, è un regista-ragno) si pone e ci pone domande come: Che cos’è il successo? Qual è il suo rapporto con la vita vera, quella di ogni giorno?

GODLESS

Più che serie, film di sette ore abbondanti spezzato in capitoli (formato sempre più in voga): un abito cucito su misura per reinventare l'epica western ai tempi di Netflix. Godless è la storia di una cittadina di donne, di un bandito in fuga e di un gruppo di fuorilegge. E nelle donne di La Belle c’è un femminismo vero. Non solo nei loro amori lesbici, ma nell’orgoglio di alcuni personaggi nel difendere la propria identità, sessuale e non.
Il villain, Frank Griffin, è Jeff Daniel e già basterebbe così per fare il tifo per lui. Cresciuto da una compagnia di episcopali, il reverendo Griffin sembra dirci che i cattivi ora, nel Far West, non sono più gli indiani, ma i bianchi che più bianchi non si può.

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