Tormentoni Estate 2018
Cultura e Spettacolo
19 Agosto Ago 2018 1500 19 agosto 2018

Le pagelle dei tormentoni dell'estate 2018

Da Tagaki e Ketra col cantato no limits di Giusy Ferreri, fino agli eterni Jovanotti e Loredana Bertè, passando per un Rovazzi orfano di Fedez. Una volta segnavano le epoche oggi sono fondali di cartapesta musicale.

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Ci fu un mondo in cui il tormentone era una promessa di felicità e una premessa di eternità. Quei tre minuti si affacciavano sull'estate per vivere quella sola stagione, ma di fatto restavano per sempre: anche chi non amava o giocava col secchiello in quell'epoca lì non ha bisogno di traduzioni proustiane per capire che significa «sei diventata nera nera nera», «una rotonda sul mare», «siamo i watussi», «ciao ciao ciao ciao mare», «Ramaya bokuco Ramaya» (Salvini di là da venire), «tu dabadambandambandà», «splendido splendente», «vamos a la playa», «un'estate al mare stile balneare», «ci vuole un fisico bestiale». Poi, con la globalizzazione e la società da bere, anche se non ancora liquida, qualcosa s'incrinò: il tormentone non più cartolina dall'italiana per gli italiani vacanzieri, ma istantanea esotica da vorrei ma non posso, anche se sempre più erano quelli che volevano e potevano, comunque un'idea di altrove, di immaginifico, di patinato. Cominciò, a spanne, Sandy Marton che se non andava a Ibiza non si divertiva proprio, e vennero giù tutti gli altri.

Oggi il tormentone non ha più nessuna pretesa, se non quella di fare soldi per fare soldi per fare soldi

Adesso il tormentone non ha più nessuna pretesa, se non quella di fare soldi per fare soldi per fare soldi: qualcosa che si consuma ma non resta, non rispecchia, non vuol segnare un'epoca, anzi non deve perché è già pronto il prossimo, non figlio delle stelle ma del computer. Ritmazzi di electro latina a overdose di autotune, perfetti per le compagnie telefoniche, che di fatto son la vera colonna dell'estate. Però assistiamo anche a una curiosa risorgenza nazionale, con l'inguaribile gusto per la melodia, quale che sia, ad annaspare per i vortici liofilizzati. E così si vede che i tormentoni italiani del 2018 reagiscono come possono, ma gagliardamente, all'offensiva immaginifica delle isole che non ci sono, che sono solo fondali di cartapesta musicale.

L'IBRIDO ESOTICO DI AMORE E CAPOEIRA E L'IMMORTALE BERTÈ

Esemplare, in questo senso, Amore e capoeira, dove tra Tagaki e Ketra s'infila la recidiva Giusy Ferreri, con quel cantato no limits, perfetto per questo ibrido esotico, house anestetizzata e electropop in salsa jamaicana che però evoca il Brasile. Il tormentone perfetto deve miscelare tutti i gusti, e difatti questo è al numero uno della prima settimana d'agosto. Altra promessa, o minaccia, mantenuta, il reggateton di Baby K con Da zero a cento, tormento più che tormentone, che non lascia scampo e neppure campo («io cerco il mare mentre tu cerchi il wi-fi», recita un testo denso di suggestioni problematiche ma soprattutto di compromissioni telefoniche.

Ben piazzati anche l'alfiere dell'assai supposta ribellione rap, Fabri Fibra, che finisce per fare anche lui il suo bravo tormentoncino ipercommerciale insieme a Francesca Michielin, una che pareva molto, molto impegnata e alla fine si è capito a far che, sotto l'egida di Carl Brave: il loro Fotografia che rifrulla da Claudio Baglioni a Stand by me va sbancando l'estate. Data la concorrenza, di spessore, non era facile. Brave, brava, bravissimi! La sorpresa delle sorprese è una conferma: Loredanona nazionale, dopo un rosario di stagioni all'inferno si ripresenta in forma, blu mare nei capelli e con un singolone assassino che sostituisce Fossati e Lavezzi con Boomdabash: per il resto, siamo ai primi Ottanta che videro esplodere la ex mai signora. Non ti dico no è pezzo furbo, gender - innodico subito raccolto dalle comunità gay – ma la Bertè supporta la causa da tempi non sospetti, e le va dato atto. A 67 anni, di nuovo regina dell'estate: incredibile!

TOMMASO PARADISO E LA FELICITÀ PUTTANA COME LA SUA CANZONE

Un altro dalle velleità contenutistiche, che poi s'infrange contro il mare del successo facile: Tommaso Paradiso (i Thegiornalisti sono roba sua, dai...), bissa la Riccione dell'anno scorso con questa Felicità puttana: puttana, se mai è la canzoncina che saccheggia dappertutto, basta che sia Anni 80 (fossimo in Luca Carboni, gli faremmo causa). Ecco come si fa a funzionare: tante idee ma confuse, però tutte di altri. A proposito di Luca Carboni: rieccolo, svecchiato nei suoni, nei ritmi, ma sempre inconfondibile con Tutti vogliono una grande festa: di triste allegria, cantautorale ballabile, dà una pista a tutti gli epigoni e riesce a tornare tormentone a 56 anni, senza rimetterci la faccia. Chapeau!

Altra storia l'immarcescibile Fabio Rovazzi, uno che non ha una storia ma un eterno presente. Faccio quello che voglio è un pezzo per modo di dire: è un video, con facce famose che appaiono e scompaiono, una costruzione esilissima, una impalcatura elettropop fatiscente. Eppure eccolo lì, ancora una volta, e in autarchia ben frequentata: mollato Fedez, uno che, per interposta mamma litiga con tutti, gli contende il titolo di tormenton de' tormentoni 2018.

LA CANZONE DI J-AX PARE DEGLI 883, JOVANOTTI SCONTATO MA RESISTE

T'el chi el Fedez, al colpo di coda con J-Ax: i due si sono già ufficialmente separati (al ragazzo, gestito dalla mamma-manager, manca solo di litigare con la moglie il giorno dell'altare, poi si è scazzato con l'universo mondo) quando scoppia questa indigesta Italiana, ennesima rilettura in peggio delle canzonette degli 883 che furono, in cui tuttavia affiora un elemento interessante: è l'approccio sovranista, un parlar vacanziero del Bel Paese, sia pure in pretenziosa chiave critica, che sembra superare le fregole esotiche degli ultimi anni. Di conseguenza, anche j-Ax guarda altrove e trova i Kolors: altra robettina che galleggia per la sua insostenibile composizione, un falso funky che tien su un falso pop. Perfetta, Come le onde, nel suo genere: uno si mette lì e dice: quest'estate voglio farmi un'altra villa con piscina. E ci riesce!

Menzione obbligatoria anche per Jovanotti, uno che, forse misteriosamente, non accusa cali di successo. Anche quest'anno una canzoncina in sottrazione, e anche quest'anno un tormentone: è la volta di Viva la libertà, paragurissimo fricantò di suggestioni caraibiche del tutto sfruttate. Eppure il Cherubini riesce, come sempre, a personalizzare e la sua «tribù che balla», sempre enorme, non manca di premiarlo. Poteva mancare, Alvaro de nonno? Ma quando mai: eccolo qui, el Soler, col suo latin pop neanche all'acqua di rose, splendido per i camerini dei centri commerciali quando ti provi i bermuda. E poco importa se qualcuno, con la Cintura, vorrebbe strozzarcelo: ha vinto ancora lui. Beccatevelo a la playa, in macchina, all'inferno, tanto non vi salvate. Fatevene una ragione, e se potete, bailate.

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