Vent'anni senza Audrey Hepburn
Cultura e Spettacolo
25 Agosto Ago 2018 1100 25 agosto 2018

"Vacanze romane" e gli altri film cult ambientati d'estate

Dalla pellicola di William Wyler ad American Graffiti, passando per Il laureato e Il sorpasso: breve enciclopedia di un filone che non passa mai di moda.

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Gli adepti di Vacanze Romane – a 65 anni dalla prima uscita del film di William Wyler, con Gregory Peck e Audrey Hepburn protagonisti – continuano a essere tanti, per le strade della Città Eterna. Anche in agosto. Memori della principessa allergica all’etichetta (Hepburn) e del baldo giornalista a caccia di scoop (Peck), non esitano, emuli delle star del grande schermo di ieri, a scorrazzare in Vespa per godersi monumenti e scorci della città della Grande Bellezza. Nonostante il fascino un po’ appannato di Roma, la morettiana gita su due ruote – armati di casco e occhiali da sole – continua a piacere, ispira leggerezza, dà allegria. In barba a sampietrini e calura estiva. Del resto, Vespe, ma anche auto, o bici, sono stati negli anni il fulcro di alcune pellicole storiche diventate cult e ambientate, e non potrebbe che essere così, proprio d’estate. Vacanze Romane (uscito nelle sale statunitensi nell’agosto del 1953) ha fatto certo scuola: uscito 40 anni prima di Caro Diario (1993), il film faceva decollare la storia della principessa in fuga per un giorno grazie a una Vespa modello 125 V31T, non a caso poi ribattezzata «125 faro basso, Vacanze romane».

A spasso su due ruote per la Capitale, lo spettatore poteva ammirare l’incanto assieme ai due centauri hollywoodiani, gironzolando fra Castel Sant’Angelo, Fontana di Trevi, Piazza Venezia, Piazza di Spagna, Trinità dei Monti e via fino ai Fori Imperiali e a Palazzo Colonna. Un film girato tutto in esterno, e come unico set, Roma, appunto. Una Roma in bianco e nero, nonostante la tecnologia consentisse già il colore, eppure scintillante nei suoi tanti attraversamenti permessi da quello che è poi diventato uno dei simboli più riveriti del design made in Italy, la Vespa. Quasi 14 anni dopo Vacanze Romane, un’altra estate, e con un altro protagonista, Ben (Dustin Hoffmann), stavolta a bordo di un’automobile ma ancora made in Italy: un’Alfa Romeo Duetto rosso fiammeggiante, incoronata star del grande schermo proprio grazie al celebre film Il laureato (1967) di Mike Nichols (Oscar alla miglior regia). La Spider della casa milanese resterà infatti uno degli oggetti cult della storia del cinema, insieme al bicchiere di Bourbon, la sigaretta e l’indimenticabile reggicalze di Mrs Robinson, che tanta fortuna fecero con questo film basato sul romanzo omonimo di Charles Webb (talmente tanta da spingere lo stesso Webb a dare poi un sequel al libro (The Graduate, in originale), Bentornata, Mrs Robinson, uscita per Mattioli 1885 proprio nel marzo scorso).

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La fortunata autovettura a forma di osso di seppia, da parte sua, con il ’68 alle porte si affrettava a conquistare la scena, sfrecciando con le sue tonalità accese fra il benpensante pubblico statunitense che storceva il naso di fronte alla storia sessuale fra il giovane neolaureato e la signora sposata e di 20 anni più matura. Effetto amplificato, naturalmente, dalla colonna sonora di Simon and Garfunkel e dalla locandina del film, con la seducente e intramontabile gamba di Mrs Robinson mentre si sfilava il collant. Sarà l’Alfa, non a caso, a dominare anche le ultime scene della pellicola, conducendo il ribelle Ben a riprendersi la sua amata Elaine (la figlia di Mrs Robinson), convolata a nozze con un altro, consacrando così lo scontro generazionale con l’ennesima e plateale fuga dei giovani protagonisti filati via lontani dal vecchio mondo, dalla vecchia vita. D’altra parte, come si sa, la zona liminare fra adolescenza e vita adulta è una fabbrica di storie cinematografiche, che vedono il passaggio da un’età (quella della spensieratezza) a un’altra (quella della responsabilità) quasi sempre d’estate. Come difatti succede anche in American Graffiti, anno 1973, (20 anni esatti dopo Vacanze Romane), pellicola cult diretta da George Lucas.

Come Vacanze Romane si consumava in un solo giorno, American Graffiti bruciava in una notte. Pur se nessuno dei protagonisti aveva il fascino ribelle dell’intramontabile Dean

Anche qui, macchine filanti ad accompagnare la notte brava di un manipolo di adolescenti, in una cittadina della California del 1962. E come accompagnamento ideale Rock Around the Clook, neanche a dirlo. Un «viaggio nostalgico nell’età dell’innocenza», come è stato definito, il film è niente più che il girovagare dolceamaro di protagonisti poco più che imberbi alle prese con le inevitabili corse in macchina, i drive in, i necessari quanto grotteschi rombi di motore, insieme alle paure a ai sogni impossibili. Quelli che sfuggono davanti agli occhi, magari a bordo di Ford Thunderbird candide come il latte. E come Vacanze Romane si consumava in un solo giorno, American Graffiti bruciava in una sola notte. Pur se nessuno dei protagonisti messi in fila da Lucas aveva il fascino ribelle dell’intramontabile James Dean. Ne Il sorpasso di Dino Risi, che curiosamente usciva nello stesso anno – il 1962 – in cui è ambientato American Graffiti, la macchina diventava addirittura un vero e proprio rito di passaggio. Il film era infatti un road movie ambientato nel giorno di Ferragosto, che incorniciava un momento di villeggiatura, quando anche la vacanza diventava status, insieme, naturalmente, all’automobile.

Tragicomico nello svolgimento e decisamente drammatico nel finale, il film di Risi vantava nel cast Vittorio Gassman (nella parte del 40enne immaturo e gradasso quanto cialtrone) e Jean-Louis Trintignant (lo studente universitario “perbene” e un po’ impacciato). Insieme alla Lancia Aurelia B24 (prodotta dalla Lancia dal 1950 al 1958), con cui – nell’arco di una giornata – i due protagonisti vagheranno senza meta passando da una Roma deserta, finanche “cimiteriale”, fino a una alta scogliera in Toscana. In un percorso che cambierà fatalmente il loro destino. Il suono martellante del clacson funzionerà da colonna sonora di una storia di formazione nell’Italia del boom, destinato a lasciare l’amaro in bocca. Come anche lo lascerà il film Il postino (1994) diretto da Michael Radford e ambientato nell’estate del 1952, in una piccola isola del golfo di Napoli, dove è stato esiliato il poeta Pablo Neruda (Philippe Noiret). Neruda stringerà un legame di amicizia con il suo portalettere Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) che grazie al poeta sarà “iniziato” alla magia della poesia. Stavolta sarà la bicicletta a tenere la scena, inforcata da Ruoppolo per andare ogni volta in “missione” a consegnare le numerose lettere indirizzate al poeta solitario, che scandiranno la conoscenza e poi il legame amicale dei due protagonisti. Fatalità: la morte prematura di Ruoppolo, si sovrapporrà drammaticamente a quella dello stesso Troisi, scomparso poco dopo la fine delle riprese. E proprio all’inizio dell’estate: 4 giugno 1994.

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