Vagina Panel 1
LA MODA CHE CAMBIA
26 Agosto Ago 2018 0900 26 agosto 2018

Perché desacralizzare la vagina è l'ultimo infimo colpo alla donna

Per qualcuno il termine non è gender-inclusive. Nemmeno la peggiore inquisizione aveva messo in dubbio il ruolo della femmina nella società e nella famiglia.

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Qualche mese fa l’Inghilterra tentò di bandire la parola “madre in attesa” dal linguaggio ufficiale, sostituendolo con il gender-neutral “persona in gravidanza”. L’ordinanza, arrivata a 160 mila medici allibiti, conteneva le seguenti parole: «Una grande maggioranza delle persone che sono state in stato di gravidanza o che hanno partorito vengono identificate come donne (notate il giro di parole: «vengono identificate», non «sono», ndr). Tuttavia ci sono alcuni uomini intersessuali e uomini trans che possono rimanere incinti. Possiamo includere gli uomini intersessuali e gli uomini trans che possono rimanere incinti dicendo "persone in stato di gravidanza" invece di "future mamme". Proteste vibranti, ma il seme è stato gettato. Adesso, fa sapere la collega Simonetta Sciandivasci con un articolo cliccatissimo su Il Foglio, il provider californiano sulla salute Healthline ha ipotizzato che la definizione di “vagina” non sia gender-inclusive, cioè non è rappresentativa di tutte le identità e di tutti i generi sessuali. Dunque, sarebbe più corretto nominarla in modo neutro, per esempio “buco anteriore”. In inglese “front hole”.

TUTTE LE REVISIONI SONO A SENSO UNICO

A livello puramente indicativo, permettetemi, cambierebbe proprio nulla: sempre a un organo genitale ci si riferirebbe. Non si capisce che cosa distingua “vagina” da “buco” nemmeno a livello etimologico. Se voleste andare a scartabellare sulla Treccani, no solo scoprireste che il termine deriva dall’equivalente latino di “fodero” o “guaina” (“fodero anteriore” non sarebbe male, in effetti), ma che perfino il sommo Dante ne aveva fatto uso da par suo nelle terzine sullo scorticamento di Marsia. Un’altra cosa che non si capisce, e qui è la femminista che rialza la testa, è per quale motivo tutte le richieste di revisione linguistiche e fonetica gender neutral siano solo rivolte al sesso femminile. Eppure, ancorché minoritarie, non mancano le transgender, le donne che si fanno chiudere il buco anteriore, anzi che ne fanno utilizzare il fodero per ottenere un pene. Però non mi pare di aver sentito levarsi alte le voci contro, che so, la definizione di scroto, chiedendo di chiamarlo sacchettino di biglie per non offendere chi non ne è provvisto naturalmente, oppure “doppia protuberanza anteriore”.

Non dovremmo chiedere di ribattezzare anche noi il pene in modo gender neutral? Banana va bene? Fagiolino? Pendolo anteriore?

E che dire del pene? Non ci hanno ripetuto alla nausea che ne fossimo mortalmente invidiose? Gli psicanalisti freudiani lo postulavano addirittura come la base delle fobie e degli isterismi femminili: ci mancava quella cosa lì, e ne eravamo adombrate al punto di farne una malattia. Non dovremmo dunque chiedere di ribattezzarlo anche noi in modo gender neutral? Banana va bene? Fagiolino? Pendolo anteriore? Davvero questo sessismo a senso, anzi sesso unico non si capisce. O forse lo si capisce fin troppo. L’attacco che il genere femminile sta subendo in questi anni, e sul quale colpevolmente tace, un po’ per sottovalutazione, un po’ per non entrare in conflitto con le comunità Lgbt con le quali, fosse solo per spirito di solidarietà nelle discriminazioni che entrambe subiscono, mantiene solitamente ottimi rapporti, è infinitamente più subdolo e pericoloso di quanto sia stato in millenni, in quanto attacca direttamente la sua identità.

C'è una precisa volontà di minimizzare la donna e il genere femminile nella sua sfera più intima, che è quella riproduttiva

Nemmeno la peggiore inquisizione ha mai messo in dubbio il ruolo fondante della donna nella società e nella famiglia: lo sta facendo non la “nuova follia del politicamente corretto”, come viene definita sui giornali, ma una precisa volontà di minimizzare la donna e il genere femminile nella sua sfera più intima, che è quella riproduttiva. A quale scopo, possiamo solo immaginarlo, ma qualcosa mi dice vada nella direzione della Gpa, della riproduzione per altri: una volta desacralizzata, anche simbolicamente, la maternità, la fabbricazione di bambini sarà puro oggetto di scambio, e la vagina, buco anteriore, un luogo di lavoro.

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