Film Stefano Cucchi Divise Critiche
Cultura e Spettacolo
30 Agosto Ago 2018 1033 30 agosto 2018

Le forze dell'ordine hanno attaccato il film su Stefano Cucchi

Sette minuti di applausi alla prima di Sulla mia pelle a Venezia. Ma i sindacati delle divise insorgono. E dai carabinieri alla polizia penitenziaria criticano l'uscita in sala dell'opera di Cremonini.

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La platea del Festival di Venezia ha tributato sette minuti di applausi alla prima di Sulla mia pelle, l'opera di Alessio Cremonini che racconta l'ultima settimana di vita di Stefano Cucchi. La critica sembra essere rimasta particolarmente colpita dalla fedele ricostruzione delle terribili modalità che hanno portato alla morte del geometra di romano. Non così i sindacati delle forze dell'ordine, levatisi sul piede di guerra per l'immagine degli agenti che, a loro dire, il film veicolerebbe.

ACCUSE DEI CARABINIERI AI CONTRIBUTI STATALI

È stato il quotidiano romano Il Tempo a raccogliere il malcontento delle divise, a cominciare dal Cocer, organo di rappresentanza dei carabinieri, che pure ha premesso di non essere intenzionato ad assistere alla visione del lungometraggio. «Ci sarebbe da indignarsi se si accertasse che lo stesso è stato prodotto con il contributo dello Stato», recita una nota. «Infatti apparirerebbe alquanto strano che, con un processo ancora in corso per appurare la verità, organi dello Stato abbiano finanziato un film che sposta in una sala cinematografica un processo che proceduralmente, in uno Stato di diritto, andrebbe svolto in un'aula di tribunale».

Sempre al Tempo, Gianni Tonelli, ex segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia) oggi onorevole leghista, ha dichiarato: «Rabbrividisco. Mi chiedo: si può mandare in mezzo mondo un film che dà allo spettatore un'idea non suffragata da sentenze? Ed è vero che lo Stato ha finanziato il film con 600 mila euro? È questa la cultura italiana da esibire in una mostra internazionale? Io non mi farò intimidire e da parlamentare andrò in fondo a questa storia».

LA POLIZIA PENITENZIARIA PRETENDE SCUSE

Per il segretario del Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria, Donato Capece, «la storia processuale ci ha visti oltraggiati e infamati senza uno straccio di prova: sia la sentenza di primo grado che quella di appello hanno assolto i poliziotti penitenziari. Lo hanno accertato due Corti e lo ha confermato infine la Cassazione. Nessuno deve più aprire o sollevare sospetti, ci aspettiamo da anni scuse che ancora non arrivano. Il carcere, e chi in esso lavora, non c'entra nulla con la triste vicenda Cucchi. E sarebbe giusto che questo venisse evidenziato nel film». Il presidente nazionale di Fsp polizia di Stato, infine, ha così commentato: «È impossibile contenere o sdegno per l'ennesima storia di ordinaria criminalizzazione di chi veste una divisa. A quando un film sul carabiniere Giangrande ferito a Palazzo Chigi? O sui poliziotti uccisi dal terrorismo rosso? A quando un film, pagato dallo Stato, sugli eroi in divisa? Basta con le gogne, le piaghe e le cicatrici che tanti appartenenti alle forze dell'ordine portano a vita 'sulla loro pelle'».

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