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LA MODA CHE CAMBIA
2 Settembre Set 2018 0900 02 settembre 2018

La sciatteria della comunicazione: dai Ferragnez a Venezia

Comunicati stampa e articoli zeppi di luoghi comuni ed errori. Segno che case editrici e agenzie non investono in formazione per le giovani leve. Ecco qualche cattivo esempio. 

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Da una parte le formule preconcette e le frasi fatte, gli automatismi, la sciatteria di non controllare mai un riferimento storico o cinematografico perché si è abituati ai ritmi di Snapchat, e nemmeno di forma perché tanto si è stati tutti promossi al liceo e dunque che sarà mai farsi sfuggire un anacoluto (anzi, che cos’è?). E dall’altra parte, l’incapacità, la non volontà, o ancora la pura e semplice mancanza di denaro delle case editrici e delle agenzie di pubbliche relazioni per formare i giovani, che significa anche far loro il contropelo quando è necessario. Il progressivo sfascio della comunicazione, la nobile arte di informare, accompagnare, guidare, o anche dirigere con sapienza l’informazione (sì, manipolare), è evidente dalla sciatteria delle mail e degli articoli che leggiamo ogni giorno e che riceviamo all’indirizzo di posta anche noi che di arte o di quisquilie ci occupiamo. Qualche perla fra la Mostra del Cinema di Venezia e il matrimonio Ferragnez a Noto.

I FERRAGNEZ, REALI DELLA PORTA ACCANTO

Il capolavoro del week end, Coppa Volpi (a colazione), spetta alla squadra di pr di Ruinart (stiamo parlando del gruppo LVMH, non del sarto di quartiere), che accompagna il comunicato sulla sponsorizzazione del matrimonio di Chiara Ferragni e Federico Lucia-Fedez con il seguente messaggio: «Per il loro royal wedding, Chiara Ferragni e Fedez brindano con champagne Ruinart Blanc», eccetera eccetera. Ora: fermo restando che li trovo entrambi brillantissimi e che la loro straordinaria riuscita, stanti le modeste premesse, mi sembra l’unico sogno di riuscita personale offerto a questo Paese da almeno un decennio, la definizione di “royal wedding” mi pare non solo del tutto fuori luogo, ma profondamente sbagliata per il modello di successo popolare che entrambi incarnano. Perché perseguire definizioni risibili e fittizie in un mondo che, ufficialmente, dice di disprezzarle. Cafoneria allo stato puro. E non da parte dei Ferragnez.

SOLDI O COMPETENZA? MEGLIO ENTRAMBI

Un errore scappa a tutti, ci mancherebbe (nell’ansia della mia prima copertina, già vicedirettore, invertii i nomi di battesimo di Dolce&Gabbana: la redazione, che mi aspettava al varco essendo io un ex inviato del Mondo, dunque una giornalista economica, non ne fece parola mandandola in stampa. Successe il finimondo, non mi sono ancora ripresa 20 anni dopo). Epperò se si scrive di cinema, in una testata di cinema, amando dichiaratamente il cinema, un minimo di attenzione bisognerebbe averla, per non turbare i lettori che, appunto, tutto di cinema sanno: studiare di notte, recuperare l’infinito tempo perduto (dal 1895 a oggi, lavoro epico, ma fattibile). Certo, non ci sono dubbi che articoli pagati 5 euro non invitino ad approfondire l’argomento di cui si sta scrivendo nemmeno con una telefonata o un check in più sul web. Ma è anche vero che un solo errore ammanta di sciatteria tutto il prodotto. E confondere Judy Garland con Janet Gaynor non è cosa da poco.

Perché La Favorita può salvare il #MeToo

Tempo un paio di mesi, e sapremo se gli americani sono più spiritosi di quanto sembrano con l'ossessione del #MeToo e la religiosa lettura che riservano alle nuove puntate della saga compilate da Ronan Farrow per il New Yorker,praticamente un verbale della polizia, una noia mortale.

BASTA CON LE «DONNE SICURE DI SÉ»

Non si rende un buon servizio, né al cliente né al lettore (che poi sempre cliente è), offrendo informazioni senza uno sforzo di fantasia e un moderato impegno. La competenza sarà pure un valore in ribasso, ma vi avverto che al prossimo comunicato sul tal profumo/gioiello/borsetta destinato a «una donna sicura di sé, che non ha paura di mostrare la sua personalità», cancelleremo tutti il referente dalla nostra lista contatti. Capiamo che le agenzie di pubbliche relazioni si sostengano con stagisti a rotazione o con giovani anime sottopagate, ma forse i clienti potrebbero esigere (e remunerare di conseguenza) servizi migliori.

IL BRACCIALE DI PIRIPACCHIO INDOSSATO DA MISS NESSUNO

Bisogna pur campare, come si dice dalla riga uno di questo articolo a episodi. Ma, per favore, non ci intasate la mail con la foto di totali sconosciute che indossano i brutti vestiti/gioielli/scarpe del vostro cliente. Dite anche a lui di produrre cose migliori e di cercarsi poi testimonial all’altezza di un evento come la Mostra del cinema. Le ammiriamo solo perché hanno avuto il coraggio di percorrere il lungo red carpet del Festival di Venezia senza un solo fotografo che scattasse. Anzi, uno sì: quello dell’agenzia.

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