Capri Revolution Martone Venezia
Cultura e Spettacolo
6 Settembre Set 2018 1824 06 settembre 2018

Le cose da sapere su Capri revolution di Mario Martone

Una storia di emancipazione nella Capri del 1914. Con una bravissima Marianna Fontana. E che chiude una trilogia dei "giovani ribelli" del regista napoletano. Guida all'ultimo film italiano in gara a Venezia.

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Un'altra storia di giovinezza e ribellione «un modo questo per raccontare una Italia non doma». Dopo Noi credevamo e Il giovane favoloso Mario Martone firma Capri Revolution, l'ultimo dei tre film italiani in concorso alla 75esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (gli altri erano Suspiria di Luca Guadaganino e What You Gonna Do When The World’s On Fire? di Roberto Minervini) e successivamente in sala del primo dicembre.
Le cose da sapere sul film.

LA CHIUSURA DI UNA TRILOGIA

«Con Capri Revolution si chiude la mia trilogia con una donna che vediamo di spalle e che guarda verso un futuro ignoto», ha spiegato il regista alla presentazione della pellicola al Lido. «Gli altri due film avevano figure potentemente maschili, ma questa volta si chiude, non a caso, al femminile. Siamo in viaggio, questo il senso vero di questi tre film si va verso qualcosa senza pensare di trovare delle soluzioni». E ancora il regista napoletano: «C'è un filo nella mia trilogia: i protagonisti sono sempre ribelli e sono giovani. È un modo questo per raccontare una Italia non doma ed è anche un modo di rapportarsi con il mondo di cui l'isola di Capri è solo una metafora. Il confronto nell'isola è inevitabile in un tempo come oggi in cui ci sono tanto odio e paura a fare da collante».

UNA STORIA DI PROTO-HIPPIE NELLA CAPRI DEL 1914

Il film ci porta a Capri nel 1914, a ridosso della prima guerra mondiale. Qui, in quest'isola dove il mito sembra essere di casa, troviamo una comune di giovani nordeuropei proto-hippie guidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) pittore-mistico alle prese con una terapia di danza salvifica che ricorda tanto i quadri di Matisse. Ma a Capri vive anche l'Italia rurale di Lucia, giovane capraia (Marianna Fontana, una delle gemelle di Indivisibili) piena di curiosità, e quella positivista, lontana da ogni fantasia, del giovane medico del paese (Antonio Folletto).

L'IDEA DEL FILM NATA DAI QUADRI DI DIEFENBACH E BEUYS

L'idea del film spiega il regista nasce «quando ho visto le opere del pittore Karl Wilhelm Diefenbach e ho scoperto che la sua comune, omeopata, vegetariana e anti-militarista anticipava esperienze degli Anni 60. Poi con un corto circuito sono passato all'artista Joseph Beuys e alla sua opera Capri-Batterie. «L'arte», ci tiene ha tenuto a dire Martone al Lido, «non è una questione solo estetica, attraverso di lei ci si mette in relazione con le persone anche in senso politico».

UNA DONNA E LA SUA EMANCIPAZIONE AL CENTRO DEL FILM

Capri - Revolution, film corale la cui forza però risiede nel percorso di emancipazione di una ventenne (la brava Marianna Fontana, autentica rivelazione due anni fa a Venezia insieme alla sorella gemella Angela in Indivisibili), che potrebbe essere la nostra nonna o bisnonna, capace di ribellarsi a una visione oppressiva della donna e scegliere, a qualunque costo, la sua libertà. «Il finale del film è legato al personaggio di Lucia, alla sua parabola esistenziale e soprattutto al fatto che lentamente supera tutti i modelli maschili che attraversa. Lei viene da una famiglia patriarcale, a cui si ribella, ma in Lucia resta sempre l'amore. Il fatto è che le donne hanno oggi una centralità maggiore visto che gli schemi maschili non riescono più a rinnovarsi». «Il passato», ha spiegato il regista, «può essere un mezzo per analizzare meglio il presente. Il cinema è in fondo una macchina del tempo per guardare le cose da un'altra angolazione. Anche quando vai in analisi in fondo sei riportato verso il tuo passato».

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