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BLUES
12 Settembre Set 2018 1558 12 settembre 2018

Articolo 31 e la reunion di interesse

Se ne erano detti di tutti i colori. Avevano preso strade diverse. Ma finita la collaborazione di J-Ax con Fedez, eccoli calcare di nuovo lo stesso palco. 

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«Non voglio prendere per il culo nessuno», mette le mani avanti J-Ax nel suo slang da finto trasgressivo, finto eterno giovane. E riciccia gli Articolo 31. Dopo la pietra tombale di un anno fa: «È finita, è la fine degli Articolo 31, non c'è possibilità di riunirci». Promesse di rapper, come quelle dei marinai. Parole, parole, parole, fiumi di parole, olio bollente di parole che per anni s'erano versati addosso il meneghino Alessandro Aleotti con l'ex compare Jad-Vito Luca Perrini da Bollate, reciproche accuse di verginità perdute, di astuzie di bassa lega, senza risparmiarsi le gratuite meschinità personali di stampo piccolo borghese.

UNO STILE SEMPRE MENO HIP E SEMPRE PIÙ POP

Sbagliavano, perché di purezza in questi Articolo 31 ce n'era poca anche all'inizio, in quei primi Anni 90 quando il rap, perfino quello “spaghetti”, minacciava di essere una faccenda con qualche velleità contenutistica. Non l'epica stradaiola e gangsteristica degli Stati Uniti, d'accordo, ma insomma di periferie, di disagi, di motivi per farne «la radio della strada» volendo non ne mancavano neppure qui, nella tricolore provincia dell'impero. Non per loro. Non gli Articolo 31 che da subito ne facevano un pretesto, un trampolino per "fare soldi per fare soldi per fare soldi": spigoli imbottiti e filastrocche in una melassa che poteva suonare diversa, figlia del turntablism, del gioco sui piatti del giradischi, o del freestyle, l'improvvisazione dei versi, in realtà sempre meno hip e sempre più pop dove il gioco del citazionismo rétro, «Oh mamma mi ci vuol la fidanzata», era losco perché non serviva a nobilitare composizioni originali ma a riempirle, a sostituirle. Fino al climax della «Maria», innocuo inno al fumo per ragazzetti nel quale poteva cascare un prete antidroga come don Vinicio Albanesi che ritenendolo pericoloso scendeva a polemizzare con i due che non cercavano altro.

E il successo arrivava e i soldi si facevano, a dimensione di Disco per l'Estate, Festivalbar, di televisione generalista non di quei labirinti periferici e perigliosi in effetti lasciati sullo sfondo, come specchietto per le allodole. I giochi di parole scontati, le rime telefonate, quella spocchietta da lingua di fuori, da adolescenti troppo cresciuti che indisponeva il dinosauro Celentano: «Ragazzini che rompono i coglioni con il rap». Altra manna dal cielo per i due milanesi, quasi subito estromessi dal giro dei puristi, giro ambizioso o pretenzioso, in fama di arrivisti, due che recitavano. Comunque sono sempre più ospiti, personaggi televisivi a tempo pieno fino a rendersi conto che non c'è più acqua nel loro mare; si comincia a capire la stoffa di uno come J-Ax, più scaltro, più attento all'immagine e alla fama gossippara. Difatti si staccano, anche se quasi subito, nel 2007, si ritrovano per una prima sporadica riunione, alla ricorrenza della Mtv, televisione musicale sempre meno musicale.

LA COLLABORAZIONE CON FEDEZ, LEZIONE DI MARKETING

Ma le strade s'erano già divaricate, il Jad rientra nel suo brodo, l'altro avvia una carriera parallela di giudice ai talent, da stellina poppettara forse fuori tempo che però ritrova una seconda, lucrosa giovinezza di fianco al più giovane Fedez, quasi un emulo. Qui sbadisce, definitivamente, qualsiasi illusione underground coi due che in perfetto segno dei tempi macinano affermazioni sempre più annacquate senza neppure darsi la pena di nasconderlo. Il botto allo stadio di San Siro, la scorsa estate, tutto era meno che la consacrazione di una proposta anche lontanamente memore dei presupposti iniziali. Era l'apoteosi di una pianificazione riuscita benissimo, con una sapienza aziendale da studiare nelle scuole di marketing. Ma quello era già il canto del cigno, largamente annunciato. Le storie d'amore in Italia durano finché durano, cioè finché si fanno soldi per fare soldi, fatti i quali si archiviano perché in Italia il rap, anche quello, è una faccenda di mamme. Sono le mamme a dirigere le carriere dei figli rapper diversamente ribelli, gente che appena può si riproduce e si fa l'attico come i giardini pensili di Babilonia, stile kitsch cumenda Anni 60.

La favola del successo spontaneo di Chiara Ferragni e Fedez

BLUES I due neo-sposi sono venerati da chi vorrebbe essere come loro. E dai media. Ma questo non basta a spiegare milioni di fatturato. E la polemica su Alitalia lo dimostra.

E a un certo punto mamma dice stop, come il Big Ben di Portobello. Il J-Ax, contrariato, non va neanche alle nozze instagrammate dei Ferragnez ed è chiaro a tutti che c'è da difendere il fatturato rap in crescita e allora cosa di meglio che rispolverare la vecchia ragione sociale a 25 anni dal primo vagito? «Non voglio prendere per il culo nessuno».

LA PACE COMINCIA CON CINQUE DATE

No, per carità. Più facile a farsi che non a dirsi, i due, inevitabilmente impacoccioniti, perché gli anni passano di più proprio quando li fai tornare, si abbracciano, si coccolano, «Abbiamo fatto pace». Tutto è perdonato, dieci anni di insulti crociati evaporano. La “pietra tombale” frantumata. Le parole dei rapper, direbbe Dj Catullo, sono scritte nel vento, sull'acqua che scorre. Le date invece sono scritte in agenda: cinque, per tastare il terreno, al Fabrique di Milano, 15, 16, 17, 21, 22 ottobre. Pienone assicurato, canteranno pure «ohi Maria». Roba da orgasmo multiplo per quelli come Simon Reynolds, l'apostolo della retrologia.

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