Massimo Bray salone libro Torino Nicola Lagioia
Cultura e Spettacolo
12 Settembre Set 2018 1736 12 settembre 2018

Bray verso le dimissioni dal Salone del libro

L'ex ministro ha comunicato l'intenzione di lasciare l'incarico di presidente al governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, e alla sindaca Chiara Appendino.

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Massimo Bray ha intenzione di dimettersi dalla presidenza del Salone del Libro di Torino. È stato lo stesso ex ministro a confermare le indiscrezioni degli ultimi giorni comunicando la propria intenzione al presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e alla sindaca di Torino, Chiara Appendino. L'addio potrebbe essere ufficiale già nei prossimi giorni, così da permettere alle istituzioni locali di procedere con la nomina del sostituto. Ufficialmente la scelta di lasciare è motivata da motivi personali che gli impediscono lunghi periodi di lavoro fuori da Roma. Inoltre Massimo Bray, in attesa del nuovo assetto per l'organizzazione del Salone, è presidente anche del Circolo dei lettori, che ha un programma lungo tutto l'anno. Tuttavia l'eccessiva mole di lavoro e le motivazioni personali non spiegano tutto. I problemi del Salone sono noti: il successo della scorsa edizione non cancella il fatto che la Fondazione del Libro, che lo gestiva e organizzava, è in liquidazione (non tutti i fornitori sono stati pagati) e un nuovo assetto preciso non è stato ancora definito. Il direttore editoriale Nicola Lagioia è al lavoro per la prossima edizione, ma un contratto non è stato ancora firmato. Mancano insomma certezze e il dualismo con Milano, dove si tiene Tempo di Libri, non è mai stato superato.

Salone del Libro di Torino, successi e incognite

Va in scena così, alle 11 del mattino, la presentazione ufficiale della nuova associazione Adei che riunisce gli editori indipendenti, in dissenso con l'associazione di categoria storica, l'Aie, dove hanno un gran peso (proporzionale al loro fatturato, per altro) gradi gruppi come Mondadori e Gems. A presiedere la nuova associazione Adei è Sandra Ozzola, editrice assieme al marito di E/O.

LAGIOIA: «SPERO NON SIA VERO, SIAMO UNA GRANDE SQUADRA»

«Spero ancora non sia vero, perché la nostra è una grande squadra», ha commentato il direttore editoriale del Salone Nicola Lagioia. «Se invece dovesse confermare le dimissioni, ne sarei davvero dispiaciuto». «Ho sentito Bray nei giorni scorsi e dalla nostre conversazioni non era trapelato nulla della sua volontà di lasciare», ha precisato lo scrittore. «Sono convinto, comunque, che il Salone ce la farà: abbiamo una squadra vincente, con la quale ho lavorato tutta l'estate alla prossima edizione, e la fiducia del pubblico e degli editori. Spero davvero che per la nostra manifestazione tanto amata questa sia l'ultima turbolenza».

LE POLEMICHE SULL'INVITO ALL'IRAN NEL 2020

Le ultime polemiche che si sono registrate sul Salone del libro risalgono allo scorso agosto e riguardavano l'invito all'Iran, seppur non ufficializzato, come Paese ospite dell'edizione 2020. Un modo anche per ricambiare la presenza italiana alla fiera di Teheran del 2017. Tra l'altro a maggio Bray, presidente del Circolo dei Lettori e numero uno del Salone dal 2016, aveva incontrato a Teheran il ministro Iraniano della Cultura Abbas Salehi. E proprio il Circolo questo autunno dovrebbe prendere in mano sia la gestione della Fondazione per il libro, in liquidazione, sia l'organizzazione del Salone. L'apertura all'Iran, dopo la decisione degli Usa di uscire dall'accordo sul nucleare, ha creato più di un maldipancia. Lo stesso era accaduto nel 2016 quando i vertici del Salone fecero un passo indietro sull'Arabia Saudita.

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