X Factor 11, Samuel Storm
Cultura e Spettacolo
13 Settembre Set 2018 1700 13 settembre 2018

Samuel Storm sull'escalation del razzismo in Italia

Il cantante nigeriano ex concorrente di XFactor evita gli allarmismi. «Sono stato fortunato», dice. Ma ammette: «I razzisti sono sempre gli stessi. Probabilmente ora gridano più forte»

  • ...

Migrante. Rifugiato politico. Arrivato in Italia su un gommone. Salvato da una nave militare italiana. Infine, accompagnato in Sicilia assieme a oltre un centinaio di compagni di viaggio. La storia, e la voce di Samuel Storm hanno colpito e commosso quasi tutta Italia quando il giovane nigeriano è salito per la prima volta sul palco dell’ultima edizione di X Factor. «Sono stato fortunato», racconta il ventenne di origine nigeriana a Lettera43.it. «Siamo rimasti in mare, partendo dalla Libia, per 9 ore, mi hanno spiegato che è un tempo abbastanza ridotto, a volte rischi di rimanere alla deriva per giorni. E poi ho incontrato persone meravigliose che mi hanno accolto, curato e istruito, a partire dalla lingua». Ora però nel nostro Paese sembrano essere cambiate. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini sta macinando consensi usando il pugno duro contro sbarchi e immigrazione e si respira nell'opinione pubblica un generalizzato clima di intolleranza. Storm però evita toni allarmistici. «Chi era razzista prima, lo è anche adesso», spiega. Dopo XFactor, Storm ha in programma un album che sarà completato a Los Angeles. Anche se, aggiunge, «all’Italia devo praticamente tutto, ho incontrato persone meravigliose. Sono stato fortunato, il vostro Paese mi ha molto ben accolto e sarò per sempre riconoscente».

DOMANDA. Ora però le cose sono cambiate.
RISPOSTA.
È possibile. Rispetto a quando sono arrivato percepisco anch’io un’intolleranza maggiore. Ma non credo che le brave persone abbiano cambiato idea, i razzisti sono sempre gli stessi. Probabilmente ora gridano più forte.

È mai stato vittima di episodi di razzismo?
Per fortuna no. Però le persone che ti guardano male quando entri in un negozio ci sono e ci saranno sempre. Purtroppo è una cosa normale, in Italia. E io non ci faccio più caso.

Che idea si è fatto della situazione in Italia?
Che ci sono tante brave persone. Non so quanto sia opportuno generalizzare. Ma al tempo stesso credo di poter capire la rabbia degli italiani di fronte a episodi in cui ci sono stranieri che si comportano male o non come dovrebbero, per di più in un Paese che li sta ospitando. Certo, se però dei ragazzi sparano a un migrante per "goliardia", io credo che un problema ci sia, e che vada affrontato.

Perché ha lasciato la Nigeria e si è messo in viaggio per l'Italia?
In realtà all’Europa neanche pensavo. Ho lasciato il mio Paese per trovare un posto migliore ma il mio obbiettivo era la Libia, sapevo che lì era possibile lavorare e vivere bene. Ho imparato a fare l’elettricista a scuola, quando sono arrivato in Niger ho fatto lavoretti qua e là per pagarmi il proseguimento del viaggio. In Niger sono rimasto un mese e mezzo circa. Un Paese strano. Ci sono tantissime persone armate. Volevo rimanerci il meno possibile. In Libia per un po’ è andata bene, sono rimasto a Tripoli per diversi mesi, poi le violenze sono arrivate anche lì, le cose sono peggiorate, la gente finiva morta ammazzata, si rischiava la vita ogni giorno. E così ho deciso di provare ad attraversare il Mediterraneo.

Quanto ha pagato l'attraversata?
Millecinquecento dinari, oggi equivalgono a circa 1.000 euro. Ci hanno messo in una casa abbandonata e ci hanno fatto aspettare per un mese e mezzo. Non potevamo muoverci, ci dicevano che ci avrebbero arrestati. Mangiavamo una volta al giorno una zuppa fatta con la farina, aveva un sapore strano, non auguro a nessuno di mangiare quella roba, ma è anche vero che quando hai fame tutto ti sembra buono.

Eravamo in mezzo al mare, da soli, non c’era traccia di terra vicino a noi, andare fuori di testa credo sia una reazione normale in una situazione del genere

C’è stato un momento in cui ha pensato di non farcela e di tornare indietro?
Mai. Sono una persona paziente e determinata. Ho sempre contato solo su me stesso e sono convinto che se oggi va male, non può andare male per sempre.

Com’è stato il viaggio?
Abbiamo aspettato a lungo perché il mare era molto mosso. Durante la navigazione non ho avuto particolari problemi. Molti dei miei compagni di viaggio però avevano il mal di mare, vomitavano, c’era chi litigava per vari motivi, lo spazio, la sporcizia, un po’ di tutto. D’altra parte eravamo in mezzo al mare, da soli, non c’era traccia di terra vicino a noi, andare fuori di testa credo sia una reazione normale in una situazione del genere. Il resto della storia è nota. Sono stato portato a Catania, la mia insegnante di italiano mi ha regalato una chitarra e ho imparato a suonarla da solo. Piano piano la musica è diventata la mia vita.

Dopo X Factor, la collaborazione con il suo nuovo manager, Oscar Generale, e il produttore George Acogny. Un bel salto...
Già adesso, per strada, la gente mi riconosce, mi fissa, si chiedono se sono io quello di X Factor, quello che ha attraversato a piedi il Sahara per arrivare qui. Ma io mica l’ho attraversata a piedi, l’Africa. Viaggiavo in auto, in furgone, mezzi così.

La sua rinascita è stata possibile grazie a...
Mia madre, che è ancora in Nigeria. In fondo è lei che mi mandava in chiesa, nel mio paese natale, a cantare canzoni gospel quand’ero piccolo. Ed è lei che mi iscrisse ai corsi da elettricista che mi permisero di raccogliere i soldi necessari per arrivare prima in Libia e poi in Italia. Grazie mamma.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso