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Cultura e Spettacolo
30 Settembre Set 2018 1600 30 settembre 2018

Trailer e recensione del film "L'uomo che uccise Don Chisciotte"

Dopo 30 anni il regista Terry Gilliam ha realizzato il travagliato progetto cinematografico. Ma oltre al suo stile e alla sua pazzia artistica non resta altro. Inconvenienti, svolta digitale, costumi: le cose da sapere.

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Sono trascorsi quasi 30 anni prima che Terry Gilliam riuscisse finalmente a realizzare il suo travagliato progetto cinematografico ispirato al capolavoro della letteratura spagnola di Miguel de Cervantes. Ora i fan del regista possono finalmente vederne i risultati sul grande schermo: L'uomo che uccise Don Chisciotte, presentato in anteprima al Festival di Cannes, è arrivato nelle sale italiane.

TRA REALTÀ E FANTASIA: DEMONI VERI E IMMAGINARI

Toby (Adam Driver) è un regista pubblicitario dal carattere arrogante e insensibile che in passato aveva molti ideali, ora dimenticati a favore del denaro e di una vita di eccessi. Quando un misterioso zingaro gli si avvicina con una copia di un vecchio film in cui rivisitava la storia di Don Chisciotte, l'uomo decide di ritornare nel villaggio dove aveva girato molti anni prima il lungometraggio, scoprendo di avere causato delle terribili conseguenze: la giovane e innocente Angelica (Joana Ribeiro) è diventata una escort, mentre l'anziano calzolaio (Jonathan Pryce) che aveva interpretato il protagonista è impazzito ed è convinto di essere il "Cavaliere dalla triste figura", diventando un'attrazione sfruttata economicamente. L'uomo, inoltre, lo scambia per il suo fedele scudiero Sancho, trascinandolo quindi per le campagne alla ricerca della sua amata Dulcinea, obbligando Toby ad affrontare demoni, veri e immaginari, e spingendolo a rendere sempre più confuso il confine tra realtà e fantasia.

Il film scivola progressivamente in un caos che, seppur voluto, rende la visione della tanto attesa opera surreale e poco convincente

Il regista Terry Gilliam, un po' come il protagonista, con il suo film scivola progressivamente in un caos che, seppur voluto, rende la visione della tanto attesa opera surreale e poco convincente, lasciando l'impressione che l'ossessione per il progetto del suo autore abbia fatto perdere il controllo. La prima parte del lungometraggio, in cui si dà spazio all'esistenza ormai priva di senso e morale vissuta da Toby, diviso tra lavoro e una relazione clandestina con la moglie del suo capo (ruoli affidati a Olga Kurylenko e Stellan Skarsgard), getta le basi per un'interessante riflessione sulla vita dei registi, tuttavia nemmeno il talento di Jonathan Pryce e Driver, intelligentemente in contrasto dal punto di vista fisico rispetto alla consueta immagine di Sancho, riesce a tenere a galla uno script che fatica a divertire ed esagera nei toni e nelle situazioni.

DURATA ECCESSIVA: OLTRE LE DUE ORE

I due attori principali si ritrovano infatti alle prese con battute poco brillanti ed eventi costruiti in modo approssimativo, alternando taglienti ritratti dei problemi e della quotidianità dei registi ad avventure di cui è davvero difficile capirne l'utilità. L'uomo che uccise Don Chisciotte subisce inoltre il peso di una durata forse eccessiva, oltre le due ore, che ne limita il ritmo e l'efficacia, suscitando il ragionevole dubbio che il taglio di alcune sequenze avrebbe potuto migliorare notevolmente la fluidità senza sacrificare il desiderio narrativo alla base del progetto.

GENIO CREATIVO E STOP: SCOMMESSA VINTA A METÀ

Lo stile registico di Gilliam è sicuramente riconoscibile e unico, tuttavia non si può che considerare il film una scommessa vinta a metà che avrebbe potuto sfruttare i tanti rinvii e problemi per lavorare con maggiore attenzione sulla sceneggiatura, trovando un equilibrio tra follia e ragione. I cambiamenti compiuti, tenendo conto di quanto visto nel documentario Lost in La Mancha, lasciano invece un po' il dispiacere di non vedere Johnny Depp, Jean Rochefort e Vanessa Paradis sullo schermo, rendendo forse il dietro le quinte del precedente naufragio del progetto il tassello più interessante dell'intera vicenda nonostante gli elementi autobiografici e la metafora del vendere sogni per un riscontro economico diano forza a un film sostenuto visivamente dalla bellezza dei paesaggi della Spagna e dal genio creativo del suo regista.

"L'UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE" IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE. Sei un grande fan della follia creativa di Terry Gilliam.

DEVI EVITARLO SE. Non apprezzi il mix di umorismo e riflessioni serie sulla società e sulla vita dei registi.

CON CHI VEDERLO. Insieme agli amici disillusi dalla vita, per ricordarsi il valore dei sogni.

PERCHÉ VEDERLO. Un film di Terry Gilliam merita sempre una visione e, in questo caso, permette inoltre di porre fine a un'attesa durata oltre 20 anni.

LA SCENA MEMORABILE. L'iconico momento in cui Don Chisciotte va alla carica del mulino a vento.

LA FRASE CULT. «Io sono Don Chisciotte!».

Regia: Terry Gilliam; genere: commedia, drammatico (Spagna, Regno Unito, 2018); attori: Adam Driver, Jonathan Pryce, Olga Kurylenko, Stellan Skarsgard, Joana Ribeiro, Rossy de Palma, Jason Watkins.

1. PRODUZIONE TRAVAGLIATA: NEL 2000 ALLUVIONE E INFORTUNI

L'idea del film risale al 1989, nel periodo successivo a Le avventure del barone di Münchausen, e ha iniziato a concretizzarsi quasi 10 anni dopo nel momento in cui Terry Gilliam ha deciso che non si sarebbe trattato di un adattamento dell'opera originale, ma di un progetto originale che ne catturasse l'essenza. La sceneggiatura è stata sviluppata con Tony Grisoni, già suo collaboratore in occasione di Paura e delirio a Las Vegas. Le riprese sono quindi iniziate nell'autunno del 2000 e sono terminate dopo solo sei giorni a causa di una serie di contrattempi: a Las Bardenas, in Spagna, c'è stata un'alluvione improvvisa che ha modificato il paesaggio e ha creato danni alle attrezzature, l'area scelta era tormentata da continui voli rumorosi di aerei da caccia che avrebbero obbligato a modificare il sonoro in post-produzione, e il protagonista Jean Rochefort non poteva più andare a cavallo a causa di un'ernia al disco.

2. MODIFICHE ALLA STORIA: QUESTIONE DI COSTI DI PRODUZIONE

La sceneggiatura originale del film prevedeva un viaggio nel tempo che avrebbe portato Toby a incontrare il Don Chisciotte del XVII secolo. La versione sviluppata a partire dal 2009 ha invece delineato il passato del regista e ha stabilito che l'iconico cavaliere sarebbe stato un vecchio attore del film studentesco girato dal protagonista. La scelta, secondo quanto dichiarato da Gilliam, è stata presa per approfondire l'elemento legato ai film e al mondo del cinema, e per risparmiare sui costi di produzione, non dovendo più eliminare dalle scene tutti gli elementi moderni. Lo script ha poi continuato a subire delle modifiche in modo costante, fino ad arrivare alla versione definitiva.

3. FONTI DI ISPIRAZIONE ARTISTICHE: GOYA E DORÉ

A occuparsi delle affascinanti scenografie del film è stato Benjamín Fernández, già nel team del primo tentativo effettuato nel 2000, che ha tratto ispirazione da opere di artisti come Goya e Doré, autore delle illustrazioni del libro nel XIX secolo, senza dimenticare il pittore rinascimentale Paolo Uccello che è alla base delle decorazioni sulle pareti visibili durante l'incontro tra Toby, Angelica e Alexei.

4. SVOLTA DIGITALE: CON UN FORMATO ANAMORFICO

Per la prima volta Terry Gilliam ha girato il film in digitale, collaborando con il direttore della fotografia Nicola Pecorini. L'addio alla pellicola è stato considerato necessario dopo aver valutato i tempi necessari alla lavorazione del materiale, non essendoci più laboratori in Spagna. Pecorini ha però voluto un formato anamorfico, utilizzando gli obiettivi Technovision che sono serviti negli Anni 70 a Vittorio Storaro per firmare la fotografia di Apocalypse Now.

5. PREPARAZIONE: COSTUME "ORIGINALE" E UN'ORA DI TRUCCO

Del progetto originale è stato mantenuto anche il costume di Don Chisciotte che era stato creato per Jean Rochefort: Gabriella Pescucci lo aveva conservato e Carlo Poggioli, suo assistente, pensava di utilizzarlo per un'opera proprio negli stessi giorni in cui ha ricevuto una telefonata dalla produzione. La costumista ha quindi acconsentito al suo utilizzo e la sua collega Lena Mossum, ingaggiata per la nuova versione del lungometraggio, ha dovuto fare solo alcuni ritocchi per adattarla al fisico di Jonathan Pryce. La star ha inoltre dovuto sottoporsi a un'ora di trucco ogni giorno per trasformarsi nel cavaliere grazie a una protesi applicata sul suo naso.

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