Storia Blac Kk Klansman Spike Lee Ron Stallworth
Cultura e Spettacolo
4 Ottobre Ott 2018 1900 04 ottobre 2018

La storia vera che ha ispirato il film BlacKkKlansman

Nel 1979 Ron Stallworth, primo agente afroamericano di Colorado Springs, entra in contatto con la sezione locale del KKK e inizia un'indagine sotto copertura. Com'è andata l'inchiesta raccontata nel nuovo lavoro di Spike Lee.

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Spike Lee è approdato nei cinema con la sua ultima fatica, BlacKkKlansman. La pellicola, che fra l'altro ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes nel maggio scorso, è uscita in un momento di forti tensioni razziali nella società americana, che sono aumentate dopo il 2016 con l'elezione a presidente di Donald Trump. Per parlare del presente il regista di Brooklyn ha però scelto una storia del passato. Anzi una «pazza, oltraggiosa e incredibile storia vera», come recitano le locandine del film. L'autore de La 25ª ora e Malcom X ha adattato il libro autobiografico dall'ex agente Ron Stallworth che nel 2014 ha raccontato in Black Klansman la sua missione sotto copertura nella sezione locale del Ku Klux Klan a Colorado Spring alla fine degli Anni 70. Ciò che rende straordinaria la storia di Stallworth è che è stato il primo poliziotto afroamericano a infiltrarsi tra i suprematisti bianchi.

IL PRIMO AGENTE NERO DI COLORADO SPRINGS

L'intera vicenda si snoda intorno alla vita e alla carriera di Ron Stallworth. Poliziotto afroamericano nato a Chicago nel 1953 che si trasferì prima a El Paso, in Texas, poi nel 1972 a Colorado Springs. Nel novembre di quello stesso anno entrò nel dipartimento di polizia cittadino come cadetto e il 18 giugno di due anni dopo, il giorno del suo 21esimo compleanno, giurò come agente diventando il primo poliziotto nero della città. Fin da subito mostrò interesse per le operazioni sotto copertura. Il primo incarico arrivò poco dopo la nomina. I suoi superiori lo inviarono a osservare un incontro pubblico di Stokely Carmichael, una delle Pantere Nere, un'organizzazione rivoluzionaria afroamericana attiva tra la metà degli Anni 60 e i primi Anni 80. In quel meeting lo stesso Carmichael, ha raccontato Stallworth, gli disse di «armarsi e essere pronto perché la rivoluzione stava arrivando». Qualche mese dopo l'esperienza il giovane venne trasferito alla narcotici e assegnato alle operazioni da infiltrato.

L'INDAGINE SUL KKK INIZATA QUASI PER CASO

Il compito principale di Stallworth era quello di controllare i giornali locali per individuare attività sospette legate ad eventuali traffici di stupefacenti. Nel 1979 durante una di queste ricerche lesse una pubblicità della sezione locale del Ku Klux Klan. L'annuncio riportava un indirizzo. A quel punto inviò una lettera con un numero di telefono e una casella di posta che non potevano essere rintracciati, ma scelse comunque di firmare il messaggio con il suo nome. Era convinto, ha raccontato l'agente nelle sue memorie, che la sua semplice azione non avrebbe mai portato a una vera indagine, ma che al massimo gli sarebbe arrivato un opuscolo da parte del Kkk. Ma non fu così. Due settimane dopo venne chiamato al numero indicato nella sua lettera. Nella telefonata Stallworth si dichiarò ovviamente un «uomo bianco che odia in neri e che cerca qualcuno che lo aiuti a rimediare a una situazione». Fu il primo vero contatto tra l'agente e la sezione locale dei suprematisti bianchi.

LA NECESSITA' DI UNO STALLWORTH "BIANCO"

Subito dopo il primo contatto il Kkk iniziò a insistere per conoscere il nuovo adepto. A quel punto si rese necessario creare alcuni "cloni" di Stallworth. In particolare venne ingaggiato Chuck, un poliziotto della narcotici che impersonò il collega afroamericano in alcune occasioni, in particolare quando ci fu il primo incontro coi membri del gruppi. Ma i "fratelli gemelli di Stallworth" furono diversi. Per tutta la durata dell'indagine gran parte dei contatti venne tenuta per telefono e quindi capitò che né Chuck né Ron poterono rispondere alle chiamate, per questo anche altri agenti casuali impersonarono "Stallworth" al telefono, senza che nessuno dei suprematisti si accorgesse delle differenze.

John David Washington a sinistra e il vero Ron Stallworth a destra.

IL PRIMO INCONTRO CON DAVID DUKE

Durante le fasi centrali dell'indagine Ron Stallworth aveva almeno un paio di contatti settimanali al telefono con David Duke che all'epoca era il Gran Maestro del Klan in Louisiana. I due si incontrarono nel 1979, in occasione di una visita pubblica di Duke proprio a Colorado Springs. Data la delicatezza dell'evento venne ordinato proprio a Stallworth di svolgere il lavoro di supervisione della sicurezza pubblica durante la visita, con il rischio che qualcuno potesse scoprire che la sua voce era la stessa del confratello sentito spesso al telefono. Ma nessuno si accorse di nulla. Come ha poi raccontato al Daily Beast: «Nessuno di quegli idioti riconobbe che io ero la stessa voce che parlava al telefono con loro». In quella stessa occasione Stallworth chiese a Duke di fare una foto: «Mr Duke, nessuno mi crederà se dico che sono stato la sua guardia del corpo. Potrebbe fare una foto con me?».

LO STRANO RAPPORTO CON IL "GRAN MAESTRO"

Nelle sue memorie Stallworth ha però raccontato un'altro dettaglio bizzarro sul rapporto con Duke: «Abbiamo iniziato a sentirci spesso al telefono. Mi raccontava quello che faceva il Kkk e mi passava un sacco di informazioni. Ogni tanto le conversazioni erano leggere, viravano sulla sua famiglia. Ha sempre risposto con cordiale entusiasmo. Anzi, se togli la questione della supremazia razziale e il nonsense del Kkk, era davvero una persona gradevole con cui parlare». Addirittura nelle sue memorie Stallworth ha definito il suo rapporto con Duke come amicizia, «per la mancanza di una parola milgiore».

GLI INCROCI TRA FORZE ARMATE E IL KLAN

L'inchiesta di Stallworth e dei suoi "cloni" era partita senza un reale obiettivo. In un primo momento gli ordini dei superiori erano semplici: raccogliere informazioni sui membri locali del Kkk ed evitare che il nome della polizia venisse associato a loro. Nel corso delle indagini vennero bloccati tre tentativi di disseminare croci in fiamme in vari punti della città, ma soprattutto venne alla luce il coinvolgimento di alcuni militari americani. In particolare Stallworth scoprì che tra gli adepti del Kkk c'erano due dipendenti del Norad, l'organizzazione bilaterale Usa-Canada per il controllo dei cieli. Erano, ha raccontato lo stesso agente afroamericano, membri delle forze armate con accesso ad armamenti nucleari. Entrambi furono poi costretti a rassegnare le dimissioni. Tra le informazioni raccolte ci furono anche vaghi piani per il furto di armi automatiche e per un attacco dinamitardo contro due locali gay nel centro cittadino. Verso la fine dell'anno il capo locale del Kkk decise di lasciare Colorado Springs proponendo proprio Stallworth come sue successore. Il rischio di veder nominato Stallworth come capo della sezione locale convinse i superiori a chiudere l'indagine per evitare possibili danni d'immagine al dipartimento. Visto il coninvolgimento di alcuni membri delle forze armate sarebbe stato difficile per Capo di Stallworth gestire un'eventuale fuga di informazioni verso la stampa. Sebbene ufficialmente l'indagine non abbia portato ad arresti, sia Stallworth che i superiori l'hanno considerata fruttuosa e molto utile per evitare la diffusione un eventuale clima di terrore in città.

La tessera del KKK di Stallworth.

IL LIBRO SCRITTO DOPO 27 ANNI

Dopo l'indagine Stallworth rimase a Colorado Springs fino agli Anni 80, quando si trasferì allo Utah Department of Public Safety lavorando fino alla pensione nel 2005. L'anno successivo in un'intervista nell'edizione locale del quotidiano Deseret News di Salt Lake City, ammise per la prima volta di aver lavorato sotto copertura in un'indagine sul Kkk. Mentre qualche anno dopo, nel 2014 ha dato alle stampe il libro che racconta per intero la sua esperienza.

LE DIFFERENZE CON IL FILM DI SPIKE LEE

Il film di Spike Lee riporta abbastanza fedelmente le memorie di Stallworth ma ha adottato una serie di piccoli correttivi per aumentare la tensione narrativa. Per prima cosa ha spostato il periodo in cui la storia è ambientata portandola dal 1979 al 1972, quando la lotta per i diritti civili era più accesa. Poi ha introdotto altri elementi, come un attentato dinamitardo e il crescente nervosismo intorno al personaggio di Flip Zimmerman, l'agente ebreo impersonato da Adam Driver che interpreta Stallworth nei contatti diretti con il gruppo e che rischia di essere scoperto. Ma la cosa forse più singolare, ha raccontato Stallworth in occasione dell'uscita del film, è che gli sceneggiatori hanno dovuto "aumentare" il quoziente intellettivo degli adepti della setta razzista per movimentare un po' le cose. Nessuno di loro, ha raccontato in più di un'intervista l'ex poliziotto, aveva minimamente intuito che lui fosse un agente sotto copertura.

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