Alessandra amoroso Io recensione disco
Cultura e Spettacolo
6 Ottobre Ott 2018 1500 06 ottobre 2018

Recensione di Io, il nuovo disco di Alessandra Amoroso

Con questo album, la cantante si sforza di ricominciare, di affermare la sua personalità. Eppure dovrebbe sganciarsi dalle mode, dal suo target e osare di più. Visto che la voce non le manca. 

  • ...

Essere Alessandra Amoroso. Per dire di una che non è una superstar, non lo diventerà ma ha saputo restare nel giro, una che dopo il trampolino del talent ha rifiutato di inabissarsi, di farsi risucchiare come è successo a tanti altri e adesso celebra 10 anni di attività con un disco uscito il 4 ottobre, icasticamente chiamato 10 ma che si può anche leggere come IO, io che parlo di me, che canto di me. Non un bilancio, che a 32 anni è presto, ma una sorta di punto e a capo. Quando diciamo che Alessandra non è e non sarà una superstar non intendiamo sminuirne i risultati, i riconoscimenti, le vendite comunque ragguardevoli ma parlare di una dimensione carismatica, archetipica che ormai è di pochi, di un tempo ampiamente passato e impossibile da ritrovare.

Tempo inafferrabile, complicato anche per una cantante. Quella di Amoroso è vicenda artistica, in buona misura sintomatica, di chi non può dettare un suo stile, una sua cifra ma è costretta a fare i conti con gli stilemi e i gusti imperversanti - ma chi, prima o dopo, non li fa questi conti? - e poi a prendere atto che quelle mode, quei gusti vanno cambiando (basti pensare a ciò che sta accadendo con X Factor) e allora deve reinventarsi, ciclicamente e più di prima. Qualcosa di diversissimo, in certo modo opposto dal ridefinirsi come artista che, messi dei punti fermi, ottenuto un suo spazio, può scegliere di osare, di fare corsa a sé a costo di deludere, di spiazzare. No, qui è questione di inseguire il tempo liquido, il gusto liquido che fagocita se stesso e lo fa in velocità assurda. Al prezzo, non facile, non lieve, perfino paradossale di rinunciare a una identità definita se si vuole restare riconoscibili, ossia in qualche modo nel giro, con uno zoccolo duro di fan che ti aspettano.

Il nuovo album IO.

IL DEBITO NEI CONFRONTI DI AMICI E MARIA DE FILIPPI

Certo, il debito della Amoroso con Amici, con Maria de Filippi è forte, perenne come qualcosa di cui si ha bisogno per ripartire, per rilanciarsi ogni volta. E 10 è a suo modo una ripartenza. Prodotto da Stefano Settepani, conferma il gruppo di lavoro di sempre, la “big family”, il circolo storico che fornisce certezze e continuità, ma lascia anche spazio al figlio di Biagio Antonacci, Paolo, e in particolare a Federica Abbate, autrice assai prolifica e contesa, che qui marca tre pezzi; uno vede Amoroso anche in veste di coautrice. È un disco lungo, 14 canzoni, come di chi ha bisogno di dire tante cose, di ritrovarsi, nel quale trova posto una raggiera di sfumature emotive, tanti di vista e lo sforzo di esplicitarli, fin dall'iniziale La stessa, firmata proprio da Antonacci jr. Ci sono testi per lo più autobiografici o introspettivi che a volte danno l'impressione, non felice, di inseguire Laura Pausini (Dalla tua parte, In me il tuo ricordo), altrove si fanno più personali (Forse domani) oppure si aprono a confessioni dal sapore di incitamento (Forza e coraggio). Uno dei momenti più interessanti, sia liricamente sia nella musica, è La gente non sei tu, dove i 32 anni si fanno sentire nel modo di cantare, più riflessivo e insieme immediato.

Alessandra Amoroso (da Facebook).

L'IDENTIFICAZIONE CON UN PUBBLICO FEMMINILE E GIOVANE

In generale, la cifra personale non prescinde mai da una parallela dimensione sentimentale, che serve a un processo di identificazione con la generazione, giovane e prevalentemente femminile, cui il disco si rivolge. Così le varie Trova un modo, Simmetria dei desideri, Declinami l'amore (alla Tiziano Ferro), Ogni santissimo giorno. Più particolare Cadere piano, dall'incedere ritmato ma lieve, dove l'abbandono di vivere trova se non altro una saggezza, figlia dell'età, che non rinuncia a salvare il salvabile; o Parlare perdonare baciare e Parola chiave, con il suo arrangiamento discreto, piano e arpeggi di acustica, in cui affiorano intenti autoriali più decisi; Buongiorno, da parte sua, sfodera inflessioni alla Anastasia, una delle influenze riconosciute da Amoroso.

L'ETERNA AMBIGUITÀ DEL SUCCESSO

Un lavoro senza dubbio curato, anche vissuto; non un lavoro rivoluzionario nel suo pop estremamente melodico, radiofonico, che non rischia, non cerca rotture col passato, che sa di rivolgersi a un target ben preciso. E che, nei suoi abbondanti 50 minuti di uniformità, sconta i difetti degli album che non sanno sacrificare niente. Probabilmente Amoroso, cui i mezzi vocali non mancano, potrebbe, dovrebbe osare di più. Di positivo ci sono una indubbia convinzione di fondo e lo sforzo, ancora esitante ma percepibile, di mettersi a nudo, di cominciare ad affermare una personalità, di rinunciare sempre più ai filtri che la notorietà impone. Che poi è l'eterna ambiguità del successo: tutti, lei come Federico Zampaglione, nel cui nuovo album duetta su Due destini, dicono che la sua croce è pesante a portarsi, e non osiamo pensare allora a cirenei quali Mina o Aretha, che di Alessandra sono esplicitati modelli. Ma forse è anche questo un modo per alimentarlo, il successo sempre sul punto di evaporare. Eugenio Finardi diceva che «la gente s'innamora sempre della gente convinta». Oggi più che mai questo benedetto maledetto successo ha da essere una profezia che si autoadempie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso