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LA MODA CHE CAMBIA
7 Ottobre Ott 2018 0800 07 ottobre 2018

Breve dizionario lumbard per spadroneggiare nell'era di Salvini

Dopo il «ciapa lì» sul decreto sicurezza, si può intimare a Bruxelles «gio i man del nichel». Ecco una guida agli insulti in milanese per tutti coloro che vogliono salire sul triste carro del governo giallo verde.

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Ascoltare il nome del capo dello Stato e l'espressione milanese «ciapa lì e porta a ca'» in una sola frase non ci era ancora capitato, e credevamo che mai ci sarebbe successo. Invece, grazie alla volontà di tutti i media italiani di rilanciare ogni diretta Facebook del vicepremier Matteo Salvini, fosse mai che ne andasse persa una stilla di sapienza, abbiamo non solo scoperto che il presidente Sergio Mattarella aveva firmato il decreto sicurezza, ma che i gufi di questo governo, quelle che ai tempi in cui si studiava senza sentirsi accusare di elitismo si chiamavano le "Cassandre" (Cassandra, chi era costei), se l'erano presa in quel posto. Questo significa l’espressione «Ciapa lì e porta a ca'»: quasi nessuno sarebbe in grado però di riconoscerla, essendo diventato il milanese dialetto residuale a causa della predominanza di romanesco, napoletano e siciliano nelle compagini istituzionali di questi ultimi trent'anni. Per questo, da milanesi ma soprattutto da linguisti entusiasti quali siamo, vogliamo regalare una piccola guida all'uso corretto dell'insulto e della grevità milanese a chi voglia farsi largo nel nuovo governo e non abbia ancora trovato un posticino sul carro del vincitore e ambirebbe almeno al predellino.

A MOSCOVICI SI PUÒ SEMPRE DIRE 'GIO I MAN DA LA GAETANA'

Con il romanesco in calo perfino in televisione e l'avellinese non ancora ufficializzato come lingua di corte, anche per via di una certa ostichezza di pronuncia (sibilare fra i denti e nel contempo masticare le parole è difficile senza iniziare l'allenamento nella prima infanzia), suggeriamo dunque il recupero del nostro lumbard, greve e sapido dialetto dimenticato (per colpa di negher, si intende), dove i più raffinati potranno cogliere tracce di francese, e i più acuti di tedesco, anzi di tudesch o tognin. Una nuova lingua per gli iniziati al risotto magico. Qualche esempio. Prepararsi alla battaglia, anche fisica, contro i burocrati di Bruxelles sordi alla nostra volontà di dichiarare fallimento a suon di assistenzialismo improduttivo, prevede l'uso dell’espressione dagh adree e su de doss, cioè inseguilo e bastonalo, o anche «dagli dietro e vagli sulla schiena», il doss, si intende con armi contundenti. Il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici chiede allarmatissimo al governo di assicurare che il progetto di legge di bilancio, che dovrà essere presentato entro il 15 ottobre, sia «in conformità con le regole fiscali comuni»? Il ministro Tria potrà adottare la semplice e rassicurante formula in uso fra gli emuli del Cerutti Gino che «lo chiamavan drago» nelle periferie milanesi cantate da Giorgio Gaber: damm a trà, cioè dammi un tratto di corda, fidati di me, dammi retta. Alle brutte, si possono esplorare i confini, sempre labili, fra sesso e denaro: gio i man del nichel (giù le mani dal nichel, una bella sineddoche che prende spunto dal nichel, un tempo alla base della lega delle monete spicce) o anche gio i man da la gaetana, essendo quest'ultima sinonimo e simbolo di "borsetta" ma anche di sesso femminile. Ai milanesi dà molto fastidio che si allunghino le mani sulle loro proprietà o quelle che loro considerano tali: per esempio la miee (la moglie, in declassamento dal francese ma mie).

ANCHE PER RISCOPRIRE IL LUMBARD BISOGNEREBBE LEGGERE I LIBRI

Da quando la compagnia de I Legnanesi ha preso a italianizzarsi per non rischiare di soccombere all'arroganza istituzionale degli altri dialetti, ascoltare o leggere del vero dialetto milanese, un milanese "dal basso" come quello che ostenta Matteo Salvini atteggiandosi a uomo del popolo, è diventato davvero difficile. Vi provvedono alcune pubblicazioni, rintracciabili alla libreria Hoepli, oppure alcuni romanzi di Carlo Emilio Gadda, in particolare l'Adalgisa, storia di un'ex cantante lirica di teatri popolari riuscita, con ammirevole tenacia, a coronare il suo sogno di un rispettabile matrimonio con il solerte ragioniere Carlo Biandronni ed entrando dunque, pur fra le critiche delle esponenti più anziane, a far parte di una foltissima schiera di famiglie della borghesia milanese tra di loro variamente imparentate. Sarebbero infiniti, i paragoni possibili fra le Adalgise di ieri e quelle di oggi, e tutti molto divertenti. Temiamo solo che i nuovi lumbard facciano parte del sessanta per cento degli italiani che mai legge un libro, ascoltando solo le dirette Facebook.

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