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7 Ottobre Ott 2018 1100 07 ottobre 2018

Il ritorno di Murphy Brown e il conforto del revival

Sulla Cbs va in onda l'11esima stagione della fortunata sitcom. Con tanto di cameo di Hillary Clinton. Un tuffo nella nostalgia. 

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Loro (gli americani) li chiamano «reboots and revivals», noi (che continuiamo a distinguere poco tra un reboot e un revival) li chiamiamo semplicisticamente «tivù sempre più a corto d’idee nuove». Le ultime stagioni ne sono piene. Solo per restare dove si tocca: i gloriosi Dallas e Dynasty, X-Files, Una mamma per amica, Twin Peaks, Will & Grace, Roseanne (Pappa e ciccia, dalle nostre parti). Poi ci sono quelli in arrivo: Roswell, New Mexico, Streghe, Magnum, P.I., Cinque in famiglia, Sabrina, vita da strega (che fa addirittura il doppio carpiato: reboot del telefilm – quanti ricordi, eh? – della fine degli Anni 90 e spin-off del recente Riverdale).

IL RITORNO DI MURPHY BROWN

Sulla Cbs, l’ultimo grande ritorno da segnare nella colonna dei revival: Murphy Brown, con la 72enne Candice Bergen di nuovo nei panni dell’omonimo personaggio, uno di quelli più centrati di sempre (femminili e non) che si è guadagnato i galloni pesanti sul campo (la prima puntata è andata in onda nella notte tra giovedì 27 e venerdì 28 settembre). Come quando subì gli strali di un vicepresidente degli Stati Uniti (era Dan Qualye) che puntava l’indice contro la presunta derisione «dell’importanza dei padri» (quelli del «Lo dico da padre» non si sono inventati niente) da parte della protagonista per aver scelto di essere una mamma single secondo una sua personale «scelta di vita». Una polemica finita sia in prima pagina sul New York Times sia nell’appassionato discorso al Wellesley College di un avvocato e moglie di un allora candidato alla Casa Bianca (era Hillary Clinton). Quando si dice la rilevanza.

Che non si butta via niente dall’armadio ché prima o poi tutto torna di moda dovremmo averlo interiorizzato tutti da un pezzo. Lo stesso vale per il catalogo di una emittente televisiva. E proprio come nella moda, anche in tivù la scelta del timing è cruciale. Il ritorno di Pappa e ciccia, ancora inedito in Italia, per esempio, tralasciando le sparate della protagonista Roseanne Barr su Twitter che hanno portato alla cancellazione della serie (ma si lavora allo spin-off: The Connors, senza Barr), è stato anche possibile grazie alla vittoria alle elezioni di Donald Trump, il fondale perfetto per riprendere le vicende di una tipica famiglia americana che, con basso livello d’istruzione e difficoltà economiche e lavorative, guarda al repubblicano col cappellino seduto nello Studio Ovale per tornare grande.

IL CAMEO DI HILLARY CLINTON

​Anche la ricomparsa di Murphy Brown è un parto indotto dall’elezione del miliardario alla Casa Bianca. Era facile prevederlo sin dall’annuncio dello scorso gennaio. La conferma arriva dal minuto uno della prima puntata di questa 11esima stagione: è la notte dell’8 novembre 2016, e Murphy si sveglia di soprassalto sul divano davanti all’incredibile: Donald Trump ha sconfitto Hillary Clinton (che fa un’apparizione, ma non posso raccontarvi tutto!). Da lì, la decisione su cosa fare è scontata: tornare in onda dopo aver creato un account Twitter (nel primo tweet racconta di essere uscita una volta con Trump e che lui ha voluto fare alla romana, ma non posso raccontarvi tutto!) e litigare in diretta tivù col presidente (che risponde via tweet, ma non posso raccontarvi tutto!).

LA NOSTALGIA COME GENERE DI CONFORTO

C’hanno insegnato che il passato è un ragazzo che diventa uomo. Lo si capisce al meglio nel rivedere alcune cose, proposte spesso anche a tradimento (come in certe puntate di Techetechetè). La nostalgia, elemento essenziale della tivù fatta di «reboots and revivals» che diventa genere di conforto (di vero e proprio «comfort food» ha scritto James Poniewozik sul New York Times), ci fa percepire la vicinanza di qualcosa di familiare in un momento in cui il logorio della vita moderna ci induce quasi all’isolamento. Obiettivamente, come non possiamo sentirci sollevati all’idea di avere accanto Murphy Brown che ci indica quali siano le fake news? (Per non parlare del fatto che almeno smettiamo di suonare ridondanti a ogni «Ai miei tempi!» esclamato con piglio da Violet Crawley).

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