GRANDE FRATELLO VIP FLOP LORY DEL SANTO
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15 Ottobre Ott 2018 1820 15 ottobre 2018

I motivi del flop del Grande Fratello Vip

I 19 concorrenti sono tutti fuori fuoco. A questo si aggiunge l'incapacità degli autori di gestire la variabile Lory del Santo. E il colpo di genio per correre ai ripari è più che prevedibile. 

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Il Grande Fratello Vip, condotto su Canale 5 da Ilary Blasi con Alfonso Signorini a fare da spalla, non buca lo schermo quest’anno. E sono bastate tre puntate al Paese reale (e non) per emettere la sua sentenza. Tre gradi di giudizio in una parola sola: flop. Il verdetto arriva sulla base dei dati d’ascolto, prove a carico ritenute inappellabili: lo share è restato sempre ben al di sotto del 20%, la media dei telespettatori non ha superato i 3,5 milioni (e lì in mezzo ci sono i numeri dei furbetti che puntano sulla durata monstre: si va allegramente oltre l’1 di notte, espediente per attirare anche gli ultimi ignari vampiri ancora davanti allo schermo).

I risultati sono poi ancora più deludenti se paragonati a quelli messi a segno dal programma nelle passate edizioni, in particolare lo scorso anno, quando veniva seguito da una media di circa 5 milioni di telespettatori a puntata. Certo, c’è da dire che la concorrenza sta facendo la concorrenza, il che non aiuta mai: il reality show, piazzato il lunedì sera col compito di fare buu! alla granitica fiction di Rai 1, prima è andato a sbattere contro La vita promessa con Luisa Ranieri, poi contro la seconda stagione dei Bastardi di Pizzofalcone con Alessandro Gassman (per entrambe, share sopra il 25%).

LA PISTOLA FUMANTE È UNA: IL CAST

Tutti i processi al calo d’ascolti del GFVip indicano una pistola fumante: il cast. Diciannove concorrenti, tutti tenuti fuori fuoco, tutti entrati con sulle spalle la speranza degli autori di aver dosato al meglio occhi di rospo e lingue di gatto per la pozione magica che avrebbe creato, ancora una volta, le variabili che servono a un reality (non credete a quelli che vi dicono che, per entrare nel cuore del pubblico, il cast di un programma è studiato a tavolino ai limiti dell’algoritmo perché i «Che Dio ce la mandi buona» sono innumerevoli). Sono infatti proprio le variabili quelle su cui un bravo autore lavora. Le sfrutta, piega le idee in loro funzione, le rende punto di partenza di un racconto (o del suo riavvio) e da lì copione con lo spettacolo intorno (o siete ancora tra quelli del «Non è se stesso nella casa»?). E pensare che, anche stavolta, una variabile (tragica) c’aveva messo lo zampino, ma nemmeno questo è servito.

GLI ERRORI DI VALUTAZIONE SU LORY DEL SANTO

La variabile in questione risponde al nome di Lory Del Santo, entrata in gioco una settimana dopo rispetto ai suoi coinquilini per noti motivi (leggi anche: Lory Del Santo sul figlio Loren) Naturalmente gli autori non hanno capito cosa avessero tra le mani e si sono incaponiti nel tentativo di fare di lei la madre di Eurialo, pronta a squassare la scena col suo lamento disperato. O almeno hanno sperato in qualche urletto, facendo così credere a Pier Silvio Berlusconi di essersi meritati la Siae solo per averla piazzata lì a dire dell’indicibile, in prima serata, tra l’animalier di Ilary e i baffi leccati di Alfonso. Niente di più sbagliato. Lory è una che si fa spiegare l’etimologia della parola condoglianze dalla Marchesa d’Aragona, per dire (e per fortuna anche), rendendo evidente il fatto che il problema non è tanto il cast, quanto il materiale su cui il cast è chiamato a essere «se stesso nella casa».

LA CORSA AI RIPARI SI CHIAMA AÍDA NÍZAR

I fan in ogni caso possono tirare un sospiro di sollievo: la corsa al riparo è già iniziata. L’ha fatta scattare l’uscita anzitempo di Maurizio Battista, autoeliminatosi in quanto padre. E come starebbero per affrontarla gli autori quest’altra variabile? La risposta, al momento in cui vi scrivo e stando a quanto ho letto sui social (che è un po’ il «L’ha detto la televisione» dei nostri tempi, abbiate pazienza), è la più prevedibile di tutte: buttando dentro Aída Nízar, la Paolo Savona dei programmi Mediaset, una capace di ravvivare e dividere i commentatori social, la cui gran parte ci ricorda quanto poco si conoscano le differenze tra trash, kitsch, camp e pecionata (che, in ogni caso, resta sempre meglio della parte che si aggrappa alle tende per il «Spegnete la tivù e aprite un libro»).

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