Xfactor 2018 home visit pagelle
MAX FACTOR
19 Ottobre Ott 2018 0905 19 ottobre 2018

Le pagelle delle home visit di X Factor 2018

I giudici portano le squadre in "gita" prima del live. Brillano le Under donne di Agnelli, Sheron su tutte. I voti di Massimo Del Papa.

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La crudeltà di X Factor è avvolta nel guanto di velluto del buonismo. Non c'è un altro programma dove risalti in modo così manifesto la doppiezza tra lo spirito solidale, insufflato in tutto e per tutto, e la selezione spietata. Gli aspiranti, tutti, arrivano con le mamme i fidanzati, i parenti che dicono: «Sei unico, sei il più bravo, sei l'amore nostro», anche se ragliano o miagolano. Si respirano ottimi sentimenti per ottime cause, volano abbracci. Il presentatore Alessandro Cattelan è un abbracciatore seriale e se li stritola tutti, li tranquillizza, li galvanizza, «vai e spacca!», i giudici fanno gli amiconi, i complici, i fratelli maggiori, «vai fratè». Poi nel giro di pochi secondi gli stessi giudici si trasformano, i loro giudizi spietati, i loro modi di mettere a nudo le ingenuità e le acerbità, anche impietosi.

No, non c'è un altro talent dove la tensione tra partecipazione ed esito, tra divertimento e “dramma” della scelta è così pronunciata e questa corrente, questa scarica adrenalinica è ciò che differenzia X Factor dai concorrenti diretti ma anche dalle analogie remote, le Canzonissime, le Corride. In più c'è la cifra esotica, i superstiti alle prime selezioni salgono su un aereo e li portano in un fiordo, un'oasi naturalistica o un castello in Provenza: qui nel giro di poche ore il bruco dovrebbe uscire in farfalla, come non si capisce, forse per magia o per illuminazione del giudice-guru.

LA FEROCIA DEGLI HOME VISIT

È precisamente la fase che si apre e si chiude in una sera, quella degli Home Visit con relative scremature; tanto più difficili in un panorama di sostanziale equivalenza, tanto più feroci quanto più prossime alla coagulazione del sogno: se per qualcuno l'incanto continua, per altri si frantuma in schegge di realtà, amara, deludente. Vuota. Sul più bello, quando mancava un passo ai live. Certo, resta un'esperienza interessante, fatata, perfino lussuosa, ma si sa che è facile per l'uomo abituarsi al meglio quanto poi è difficile rinunciarvi.

Naomi Rivieccio.

FEDEZ: 5. Porta i suoi Over ai Garage Studios in Toscana, e ci porta ospite il duo di confezionatori di tormentono Takagi & Ketra. Qui offre un saggio di come si fa ad ammazzare un esordiente: basta rifilargli un brano tutto sbagliato. Il nostro Mr. Ferragni ci casca spesso, non si sa se sine o cum ira et studio. Alla fine resta la più dotata della sua squadra, che invero è la meno solida di questa edizione.

JENNIFER MILAN: 5/6. Smorzata, la sua Chained to the rhythm di Katy Perry. Anodina. Insomma sa di poco, e lei è la prima a tornarsene a casa.

NAOMI RIVIECCIO: 6/7. Fedez forse ci ha letto: e le serve su un piatto d'argento una Amy Winehouse che più fatale non si può: lei rende Valery con la consueta esplosività, Fedez ci fa pure lo strano ma è la sua carta migliore per i live e lo sa.

RENZA CASTELLI: 6. Le tocca questa cosa di Dalla/Morandi, Vita, che è una canzone pop, le tocca rivoltarla in folk: ne esce una cosa pulita ma scolastica. Per forza, che può fare una esordiente assoluta? Comunque le basta per andare avanti.

MATTEO COSTANZO: 6. Come sopra, più o meno; con qualche coraggio in più. Anche lui vede i live, non perché la sua Creep (Radiohead) sia trascendentale, tutt'altro, ma perché la affronta con il timbro grintoso che gli è proprio.

GASTON GORDILLO: 5-. Era uno dei più quotati, perfino esaltati, il busker; ma la voce è fragile e in tutta la sua esilità esce alle prese con Under the bridge dei Red Hot Chili Peppers: manca completamente la volgarità di Anthony Kiedis, che poi è quella del rock in generale. Fedez l'ha proprio voluto giustiziare, povero ragazzo.

Mara Maionchi e Achille Lauro.

MARA MAIONCHI: 6 ½. Scova un castello provenzale, gli Studios La Fabrique, per i suoi Under uomini, e si fa raggiungere, chissà perché, da questo Achille Lauro, che non è il populista monarchico che regalava scarpe agli elettori: magari, questo è molto peggio, è insopportabile, ma chi è, poi? Comunque la nostra decana si muove da vecchia volpe, valorizza l'inventiva di Anastasio, asseconda gli altri; solo a Emanuelone dà roba improbabile. Il pregio di Mara è il suo peggior difetto: si innamora a prescindere e su quelli punta, fino alla fine. Gli altri li lascia morire per strada. Da vera discografica. E stavolta è molto difficile, perché i suoi sono tutti bravi.

PIERFRANCESCO CRISCITIELLO: 6 ½. Con qualche incertezza, però centrato. River, di Eminem, non è la sua tazza di te e in più non brilla, non ancora almeno, per carisma. Ma anche se Mara ci ha visto qualcosa, non basta per i live.

LEO GASSMAN: 7 ½. Eh, c'è poco da fare.: proprio bravo, anche quando va dentro al ritmo, al pop con venature R&B di New Shoes di Paolo Nutini. Si emoziona, perché sente la musica, sempre, in bene e in male. Dritto ai live, con diverse carte da giocarsi.

Leo Gassman.

LEONARDO PARMEGGIANI: 6-. Traballa, la prende troppo bassa questa La notte (Arisa); c'è qualcosa che si sente che manca, e la Maionchi, che ha già deciso, non lo perdona.

ANASTASIO: 7+. Altro che Achille Lauro: molto meglio lui, con un altro inedito. Citando Mickey, l'allenatore di Rocky: «Questo è un campione, non un coglione!». E può andare molto avanti sulla strada dei live.

EMANUELE BERTELLI: 6. Mah, che razza di scherzo gli gioca la Maionchi: a uno così gli dai i Sogni appesi di Ultimo? Difatti ne esce come può, troppo impostato, è un bambinone, ancora. Ma un bambino che canta come una star. Di quelle voci forti che piacciono a Mara, che difatti non se la sente di giocarselo, anche così.

Le Under donne che volano ai live.

MANUEL AGNELLI: 7. Lui raggiunge le sue Under donne ai Daft Recording Studios in Belgio, accompagnato da Ghemon. Sta in una situazione complicatissima, perché a parte Sherol, letteralmente fuoriclasse, le altre si equivalgono e sono tutte valide; sceglie secondo carattere, sulla base della personalità.

LUNA MELIS: 7. Lei è l'altra enfant prodige, l'altra predestinata insieme a Emanuelone: convince anche di più, almeno questa sera. Monster di Kayne West è un pasticcino servitole da Agnelli e le basta per passare dritta ai live.

ILARIA PIERI: 7. Sorprendente: canta col timbro che ormai sappiamo, ma con una cifra ancora più “sporca” e netta insieme questa La Musica non c'è di Coez. Non demerita, merita come le altre, ma tutte non possono passare e Manuel cerca il quid.

SHEROL DOS SANTOS: 8/9. Soul woman: dove canta, cosa canta, lei va oltre. Anche su Rise Up di Andre Day. Un altro livello, e una perplessità sola: ma che ci fa a X Factor?

MARTINA ATTILI: 7. È un po' il brutto anatroccolo della squadra: in più si ritrova un casino di canzone, It's oh so quiet di Bjork: e lei diventa cigno. Ecco, è proprio questo ciò che cerca Agnelli: l'estro, il coraggio di andare oltre i limiti. Difatti ci va, per lo meno va ai live.

CAMILLA MUSSO: 7. Invece di inseguire Adele, ci mette del suo in questa Make you: fa bene. E bene la canta, solo manca un po' nell'emozione e questo la condanna.

ASIA ARGENTO: 6. Si porta in Norvegia, negli splendidi, naturalistici Ocean Sound Studios, l'antico compare Alioscia dei Casino Royale. Saluta e se ne va. L'unica non musicista tra i giurati, e difatti i suoi giudizi sono poco tecnici, molto empatici. Anche lei non ha vita facile, perché anche i suoi Gruppi, grossomodo, si pareggiano. Opzioni bizzarre, eccentriche, diremmo. Come sceglie? Le sentenze si rispettano, anche quelle d'Argento.

MOKA STONE: 7. Hanno questo hip hop metal hardcore all'amatriciana, l'un tempo mitico Fight da faida di Frankie Hi NRG Mc: lo rendono in modo pulito, senza strafare eppure tenendo la potenza. Bravi, ma non passano.

RED BRICK FOUNDATION: 6. Hanno una bella opportunità: Sono un ragazzo di strada, i Corvi, il beat italiano. Mah: da una parte lo muscolarizzano in modo astruso, dall'altra lo stravolgono, in modo intrigante, con stacchi e cambi di tempo. Per Asia basta e avanza, e li premia (o li grazia?).

BOWLAND: 7 ½. Pezzo difficilissimo, Jealous Guy? Ma no, basta solo assecondare la bella melodia e ricamarla di fino, anzi di finissimo. Più facile a dirsi che non a farsi, ma non per loro: e i live non possono sfuggire.

INQUIETUDE: 6. Gli tocca questa cosa proprio sfuggente, Revenge di Xxx Tentacion, ce la mettono tutta; qui è questione di interpretazione, diciamo che non siamo troppo convinti noi, e neanche Asia.

SEVESO CASINO PALACE: 6+. Dritti sparati, senza paura su Bad Romance di Lady Gaga. Così dev'essere, così piace ad Asia, che svanisce lasciandoli e lanciandoli ai live.

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