Wanda Ferragamo
Cultura e Spettacolo
21 Ottobre Ott 2018 1208 21 ottobre 2018

Perché Wanda Ferragamo a 96 anni era ancora una donna modernissima

Sovrana della moda nazionale, amava ripetere: «Vedo tutto, controllo tutto, mi bastano cinque minuti per capire che cosa non va». Fu lei a volere, dopo la morte di Salvatore, che l’azienda fondata dal marito andasse oltre le calzature.

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Il comunicato ufficiale e i responsabili della comunicazione del gruppo dicono che Wanda Ferragamo Miletti, presidente onorario del gruppo fondato dal marito Salvatore Ferragamo nel 1927, si sia spenta nel primo pomeriggio di venerdì 19 ottobre 2018 serenamente, andandosene nel sonno, con tutta la famiglia accanto, ed è un conforto sapere che sia andata così: più di una volta, anche di recente, in occasione dell’attribuzione del premio Bellisario, la sovrana della moda nazionale, donna fortissima, aveva ammesso di temere il dolore. È morta nella sua nella casa di Fiesole, che spesso apriva agli ospiti, circondata da un bel giardino dove, in primavera, sbocciano le rose che portano il suo nome, ibridate per lei nel 2001 da Kordes.

Wanda Ferragamo Miletti.
ANSA

In una famiglia numerosissima (sei figli di cui due, a partire dalla diletta Fiamma e di recente Fulvia, scomparse anzitempo; il numero dei nipoti supera quota 70), sapeva che per tentare di mantenere la pace bisognava imporre regole precise: Le sue erano semplici: nessuna differenza economica tra i figli, maschi o femmine che fossero, e tutti informati di quanto accadeva, anche chi non lavorava direttamente in azienda. Ma a tutto, almeno fino a poco tempo fa e in modo pressoché totale prima della quotazione, nel 2011, sovrintendeva comunque lei.

È scomparsa a 96 anni di cui oltre 50 trascorsi alla guida dell’azienda

Una mattina di non troppi anni fa, invitata a palazzo Spini Feroni per una delle prime colazioni che donna Wanda Ferragamo riservava alle interviste e agli incontri meno ufficiali, non amando interrompere la giornata di lavoro, trovai la consolle al primo piano, accanto alla postazione del segretario, ingombra di posta. Lanciai un’occhiata agli indirizzi: era destinata in apparenza a tutti i membri della famiglia e, sapendoli tutti più o meno “in house”, a palazzo, mi permisi di chiedere come mai si trovasse ancora lì. «La signora Ferragamo non ha ancora avuto modo di guardarla», fu la stupefacente risposta, che non ho mai dimenticato e che non ho mai saputo se corrispondesse a verità: chiederle se controllasse davvero tutta la posta del gruppo mi sembrava fuori luogo, e naturalmente lo era.

Salvatore Ferragamo.

Il dubbio mi è rimasto da allora, sebbene la deferenza timorosa di cui era circondata e che incuteva sui suoi figli, di cui alcuni già nonni, sembrava ogni volta fugarlo. Di certo, avrebbe corrisposto perfettamente al suo carattere e al dominio che “Donna Wanda” - scomparsa a 96 anni di cui oltre 50 trascorsi alla guida dell’azienda, ereditata dal marito che era scomparso nel 1960 lasciandola giovane, apparentemente inesperta e con sei figli - esercitava su chiunque e che mi aveva colmata di ammirazione la prima volta che l’avevo incontrata.

FU LEI A TRASFORMARE L'AZIENDA DEL MARITO IN UNA CASA DI MODA

La signora, insieme con Laudomia Pucci, mia coetanea, Chiara Boni e altre imprenditrici fiorentine della moda e non, era stata infatti la mia prima intervista. Vedendomi arrivare giovanissima e fradicia sotto un nubifragio di giugno, prima ancora di stringermi la mano aveva guardato con orrore le mie ballerine sfatte dalla pioggia, ordinando che mi fossero portati dei modelli fra cui sceglierne uno. Quell’imperiosa fata madrina in buccole di perle e rossetto che mi aveva generosamente risparmiato un raffreddore mi era rimasta nel cuore da quel momento, correva il 1988, tanto che molti anni dopo, iniziando a occuparmi stabilmente di moda, avrei sempre cercato il suo giudizio e la sua visione su molti argomenti, certa di trovare un’opinione originale e del tutto scevra dalle fantasie e le superficialità di cui anche i manager in apparenza più scafati infarciscono le proprie analisi. Diceva: «Vedo tutto, controllo tutto, mi bastano cinque minuti per capire che cosa non va».

Del marito Salvatore conservava ogni traccia, ogni ricordo, ogni studio, ogni appunto, ogni premio e ogni onorificenza

Figlia di un medico di Bonito, era cresciuta in provincia di Avellino, ma proprio nel suo paese natale aveva conosciuto Salvatore Ferragamo, l'uomo che a Hollywood già calzava Douglas Fairbanks e che presto sarebbe diventato il creatore più famoso della sua epoca, geniale inventore di modelli che tutti continuano a copiare oltre che di brillanti soluzioni per enfatizzare la camminata, e dunque la sensualità, di dive come Marilyn Monroe. Lui aveva superato gli anni di guerra e più di un rovescio di fortuna con inventiva e spirito imprenditoriale. Ma fu lei a volere, dopo la sua morte, che la Ferragamo diventasse un’azienda di moda, e non solo di calzature. Lei che del marito Salvatore conservava ogni traccia, ogni ricordo, ogni studio, ogni appunto, ogni premio e ogni onorificenza. Donna all'antica e, dunque, modernissima.

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