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Cultura e Spettacolo
23 Ottobre Ott 2018 1708 23 ottobre 2018

Gli errori comunicativi dietro il caso Carrefour-Fedez

Il party per il compleanno del rapper scatena i social per lo spreco di cibo. Uno scivolone evitabile per due influencer. La parola agli esperti. 

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C'è modo e modo di festeggiare. Non è andata giù a molti la bizzarra trovata di Chiara Ferragni di celebrare il 29esimo compleanno del marito in un supermercato Carrefour di Milano preso in affitto per l'occasione. Frutta e ortaggi lanciati all'indirizzo di Fedez e compagnia, tra risate e hashtag improvvisati che a molti sono parsi fuori luogo. Al punto da sollecitare un post riparatore nell'intento di placare l'indignazione di chi, tra le story dei Ferragnez, non ha visto altro che un insulto al cibo e un manifesto dello spreco alimentare.

LE SCUSE NON PLACANO LE POLEMICHE

I due hanno parlato di beneficenza, assicurando di aver acquistato tutto ciò che è stato toccato o maneggiato dagli ospiti. La fashion blogger ha persino buttato giù qualche riga su Instagram per spiegare che l'idea del party tra gli scaffali le era piaciuta immediatamente. «Mi sembrava», ha scritto, «di realizzare uno dei miei sogni da bambina e di poter far vivere anche a Fede e a tutti gli invitati un'esperienza unica».

Secondo gli accordi presi con la direzione del supermercato, come spiegato da Ferragni via social, gli ospiti avrebbero potuto prendere qualsiasi cosa dalle corsie, ma tanto non è bastato a lenire la rabbia del web. Che si è riversata contro i due (al punto probabilmente da spingere Fedez a una temporanea sparizione da Instagram), ma anche contro l'azienda, presa di mira per essersi prestata all'ennesimo, discutibile, spettacolo ordito dalla coppia più chiacchierata d'Italia.

«A CARREFOUR BASTAVA UN MESSAGGIO DI SPIEGAZIONE»

«Difficile per un brand rinunciare all'opportunità di affiancare il proprio marchio ai nomi di Fedez e Ferragni», spiega a Letter43.it Gianluca Comin, esperto di comunicazione e docente all'università Luiss Guido Carli di Roma. «Di fronte al tam tam esploso nel giro di poche ore sarebbe servita una presa di posizione che in questo caso è venuta a mancare. Avrebbe di certo rassicurato i clienti». Un comunicato dell'azienda è arrivato, infine, a molte ore di distanza dalla nascita del caso. «Come già fatto in altre occasioni», è il contenuto del messaggio, «abbiamo concesso in affitto il nostro punto vendita di CityLife a Milano per un evento privato a seguito della richiesta che ci è pervenuta. Abbiamo per questo ricevuto un compenso per l’utilizzo degli spazi, ma anche per l’acquisto delle merci consumate e toccate al suo interno. Ci teniamo, quindi, a rassicurare i nostri clienti che tutte le merci rese disponibili agli invitati non sono state poi rimesse in vendita». Dal punto di vista dei Ferragnez, per Comin, l'errore è stato ancor più marchiano: «Entrambi hanno costruito la loro vita come se fosse un'attività commerciale, mettendola a disposizione dei propri follower h24. In questo caso non sono stati però capaci di sintonizzarsi col sentire comune. Se, per esempio, si fossero lanciati del cibo addosso a casa loro, l'enfasi sarebbe stata senza dubbio inferiore».

«I FERRAGNEZ? HANNO SOTTOVALUTATO L'OCCHIO DELL'OSSERVATORE»

La pensa così anche Andrea Barchiesi co-fondatore della società Reputation Science, per il quale il danno d'immagine è senza dubbio superiore per la coppia che per la catena di supermercati. «Stavolta hanno estratto il numero sbagliato dalla roulette. Ogni professione ha i suoi assi reputazionali e in questa occasione Fedez e Ferragni sono usciti dai loro. Non c'è stata indignazione per il matrimonio da favola, né per il ricevimento in stile luna park, ma l'aver messo in mezzo oggetti e ambienti della vita quotidiana è parsa una mancanza di rispetto alla sacralità dell'uomo comune». «Volevano ricreare qualcosa di goliardico», dice ancora Barchiesi a Lettera43.it, «ma hano sottovaluto l'occhio dell'osservatore». E proprio loro, che condividono ogni aspetto della vita privata, «dovrebbero sapere che a ciascuna star è concesso il suo ambito di trasgressione. Oltre il quale si rischia di finire fuori strada». Più complesso valutare la gestione della crisi per Carrefour. «È probabile che tra un mese molti si siano già dimenticati quale sia stato il supermercato della discordia. Dietro la mancata risposta alla critiche bisogna però considerare che stiamo parlando di un colosso internazionale. Per il quale ogni parola in più può trasformarsi in un ulteriore passo falso».

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