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Cultura e Spettacolo
23 Ottobre Ott 2018 1028 23 ottobre 2018

Le letture politiche dei Puffi

Nei loro 60 anni di vita sono stati definiti stalinisti, razzisti, maschilisti, sessisti. E asessuati. Da Antoine Buéno a Umberto Eco: le teorie sulla società degli ometti blu. 

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Vivono nella foresta in case a forma di fungo, sono alti come tre mele (o poco più), hanno la pelle blu e hanno appena compiuto 60 anni. Sono i Puffi, le creature nate dalla fantasia di Pierre Culliford, in arte Peyo, un fumettista belga che li inserì per la prima volta nel 1958 come comparse nella striscia Johan et Pirlouit (John e Solfamì) una serie a fumetti a puntate pubblicata sulla rivista Le Journal de Spirou. Il loro nome originale è Les Schtroumpfs, un nomignolo che ricorda la parola tedesca Strumpf (“calzino”), nato per caso durante un pranzo tra il fumettista e un amico che non si ricordava la parola francese per “saliera”. La loro popolarità crebbe tanto da renderli protagonisti di storie disegnate tutte loro e a diventare ben presto dei personaggi amatissimi dai giovanissimi lettori di fumetti di tutto il mondo.

Divennero gli Smurfen in Olanda, gli Smurfs in Inghilterra, i Puffi in Italia, i Pitufos in Spagna, gli Stroumfakia in Grecia, i Kumafu in Giappone e in Germania, per non chiamarli “i calzini”, gli Schlümpfe. Nel 1965 arrivò il loro primo film, una produzione belga. Ma la loro definitiva consacrazione internazionale avvenne nel 1981 quando la Hanna & Barbera, la più grande casa di produzione di cartoni animati televisivi americana, decise di realizzare una serie e distribuirla ovunque. Vennero trasmessi 256 episodi, tradotti in 30 lingue e tuttora in programmazione sulle televisioni di mezzo mondo. Nel 2011 i Puffi sbarcarono a Hollywood, diventando un film di animazione digitale in 3D che ha incassato nel mondo quasi 600 milioni di dollari (11 milioni di euro solo in Italia), generando anche due seguiti. Insomma minuscoli, blu, simpatici a tutti e milionari. Tuttavia anche queste innocue creature non sono state risparmiate nel corso degli anni da strumentalizzazioni politiche e il loro mondo fantasy è stato letto in chiavi interpretative sorprendenti.

IL LIBRO NERO DEI PUFFI: DA STALIN AL REICH

Le teorie più accreditate sono state raccolte da un giovane filosofo francese Antoine Buéno che ha pubblicato nel 2011, quando era ricercatore presso l'Istituto di studi politici di Parigi, il controverso saggio Le Petit Livre Bleu (“Il piccolo libro blu”), poi edito in Italia da Mimemis con il titolo Il libro nero dei Puffi . Con la visione dello scienziato politico, ma anche con una certa ironia, Buéno ha sostenuto che l’idilliaco villaggio dei puffi è in realtà un microcosmo delle perversioni politiche del XX secolo. Il saggio Grande Puffo più che un carismatico patriarca è l’incarnazione di Stalin, il suo fedele assistente Quattrocchi è il suo Trotzky. La loro società è una comunità retta su principi dittatoriali che ricalca però anche il Reich germanico, creato sulla omogeneità razziale e minacciato da un cattivo, il perfido Gargamella, che ha i tratti tipici degli stereotipi antisemiti: un truce, avido estraneo dal naso aquilino. Non per niente il suo gatto ha un temibile nome ebraico: Azraël, l’angelo della morte (in italiano è stato tradotto in un più neutro Birba). Buéno a sostegno della sua teoria citava alcuni episodo tratti dalle avventure di queste creature. In una delle loro primissime avventure disegnate da Peyo il villaggio dei Puffi viene attaccato da dei loro alter ego malvagi. I nemici sono uguali ai Puffi, ma sono ignoranti, incapaci di esprimersi, cannibali, e, guarda caso, completamente neri. Non è forse razzismo questo? In realtà Peyo non aveva visioni politiche né nascondeva un passato imbarazzante. Aveva però vissuto da giovane nel Belgio occupato dai nazisti e da adulto non ricordava piacevolmente quel periodo. Per Buéno quindi gli innocenti Puffi riflettevano solo lo spirito dei tempi, incarnando un archetipo autoritario che il disegnatore aveva sperimentato di persona.

Un Puffo e Peyo.

LA LETTURA DI UMBERTO ECO

Ma l’universo dei Puffi aveva già sollecitato la curiosità di intellettuali ben prima del saggio dell’autore francese. Nel 1979 poco dopo la prima edizione italiana del fumetto, uscita per Salani, un onnivoro culturale come Umberto Eco pubblicava su Alfabeta il saggio Schtroumpf und Drang tanto divertente quanto erudito, sulla curiosa società blu e sulla sua neolingua. «Le storie dei puffi», scriveva Eco, «sono deliziose, fiabe­sche ma piene di humour, un occhio al fantastico e un occhio ai problemi dell’attualità, ben disegnate, comprensi­bili per tutte le età, e quasi educative. Non c’è purtroppo il sesso, perché i puffi sono una tribù di nanetti blu tutti maschi (tranne una Puffetta che fa apparizioni occasionali e piuttosto fantasmatiche), tanto che non si capisce come si riproducano. Forse si diventa puffi per cooptazione, come all’uni­versità. Ma questo ai piccini non dite­lo (…). È come una comune di autonomi, ma senza giradischi e armi improprie. Un Macondo vero. Un segno dell’età dell’oro, l’Egloga Quarta con un pizzico di sette nani, ma meno oleosi». La loro comica lingua in cui tutto diventa “puffo” li distingueva da quella grammaticalmente ineccepibile del nemico. Per il semiologo e scrittore: «I puffi in un certo senso appartengono a una minoranza linguistica emargina­ta».

Una mostra di tavole dei Puffi.

La teoria del complotto sui Puffi come cripto comunisti è ampiamente circolata per anni sul web. Se non fosse sufficiente la somiglianza del Grande Puffo con Karl Marx, basta analizzare la struttura sociale del loro villaggio, dove non esiste proprietà privata e dove ognuno è chiamato a svolgere un ruolo assegnato. Gargamella è il capitalista, il nemico che caccia i Puffi per ottenere l’ingrediente per trasformare il piombo in oro, cioè il simbolo più bieco del potere economico.

PER I TESTIMONI DI GEOVA SONO IL DEMONIO

Non solo estremisti, ma anche satanici. La scrittrice americana Kyria Abrahams in un libro del 2009, I’m Perfect, You’re Doomed: Tales from a Jehovah’s Witness, raccontava la sua educazione da testimone di Geova. Ricordava come la sua comunità avesse identificato nei piccoli omini blu l’incarnazione del demonio: «I Puffi erano il portale al regno del diavolo. I genitori lo sapevano, gli anziani della comunità lo sapevano. Erano la prova che Satana era insidioso e vile, come un serpente. Era disposto a tutto pur di distoglierci da Geova, anche colpire degli innocenti bambini».

SESSO E MASCHILISMO TRA I FUNGHI

Uno degli elementi tuttavia più discussi e più oggetto di teorie complottiste è la strana, unica presenza, già notata da Eco, di una sola donna, l’avvenente Puffetta. In realtà in una storia del 1988 compare un’altra figura femminile, Sassette, poi dimenticata. Ma la proporzione di 99 uomini blu e una femmina, bionda, ha scatenato dibattiti, ironie e questioni morali. Puffetta è una creazione di Gargamella, forgiata dalla magia per creare gelosie e rivalità nella comunità maschile. Viene poi redenta dal Grande Puffo e diviene parte del gruppo. Nel ’91 il New York Times pubblicò un saggio in cui la scrittrice Katha Pollitt teorizzava «Il principio di Puffetta», una deriva nella cultura di massa tendente a marginalizzare le donne e a renderle dei personaggi di contorno che agiscono per stimolare i maschi e sono solo degli stereotipi. L’attrice Geena Davis rincarava la dose in un intervento pubblico del ‘97 alla Conferenza Nazionale per la riforma dei Media, citando la solitaria ragazza blu come esempio di misoginia e sessismo. La questione è trattata anche in una scena del film culto Donnie Darko in cui il protagonista e i suoi amici discutono animatamente sulla sessualità dei Puffi e sulla virtù di Puffetta. Gli amici del protagonista dipingono scene orgiastiche all’ombra dei funghi, per Donnie i Puffi sono asessuati e pertanto esseri senza senso: «Che vivi a fare se non hai il pisello?» (https://www.youtube.com/watch?v=97danWYragU). C’è anche il sospetto di omosessualità di massa, peraltro incarnata bene dall’immagine, anch’essa non scevra da stereotipi, della figura del Puffo Vanitoso.

Per finire, non si può non cadere nella politica nostrana e ricordare di quando Beppe Grillo chiamava Pier Luigi Bersani Gargamella, notando la somiglianza dell’allora segretario del Pd con il perfido stregone.

LA HIT DI CRISTINA D'AVENA

«Cosa fanno i Puffi?», si chiedeva Eco nel 1979. «La domanda mi pare idiota. Naturalmente puffano. Tutto il santo puffo. Puffano puffi, si puffano a vicenda, si scambiano puffi, e uno puffa l’altro. Quando uno puffa, gli altri lo puffano, e il puffo che ne segue è di solito molto puffo». Insomma dopo 60 anni il mistero rimane. Per capire qualcosa forse saremo costretti ad ascoltare al contrario, in cerca di qualche messaggio rivelatore nascosto, la canzone Noi Puffi siam così, la sigla cantata da Cristina D’Avena che accompagnò in Italia il cartone animato. Il 45 giri del brano nel 1983 rimase per due mesi nella classifica dei singoli più venduti d’Italia. Forse anche per questo il Partito comunista italiano quell’anno prese alle elezioni il 29,89%.

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