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MAX FACTOR
26 Ottobre Ott 2018 0902 26 ottobre 2018

Le pagelle della prima serata di X Factor 2018 live

Il debutto di Lodo Guenzi fa rimpiangere Levante. Tra i concorrenti si confermano Naomi, Sherol, Anastasio e i Bowland: veri talenti. I voti di Massimo Del Papa. 

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X Factor potrà anche essere snobbato da quelli che capiscono o credono di capire di musica, ma di una cosa gli va dato atto: ha saputo innalzare il livello della sua proposta. Quest'anno in particolare lo scarto con la passata edizione è evidente, è indiscutibile: allora quasi solo il soulman di Napoli, Andrea Radice, e poco altro; oggi tra i 12 che vanno a contendersi il successo, il lancio di una carriera, c'è diversa scelta, e buona scelta: questa Sherol, la capoverdiana davvero fuori categoria, sarebbe da darle un premio a parte; ma anche gli iraniani elettronici Bowland e poi la piccola Luna sarda, la nostra Amy Winehouse, Naomi, e il rapper d'autore Anastasio, il giovanottone con la voce di una popstar; Emanuele, lo stesso Leo Gassman: tutti meritevoli di una ribalta, comunque di una gestione prudente, calibrata, che potrebbe lanciarli.

Ma c'è ancora, la gestione prudente dei talenti in boccio, nell'epoca dei trappettari alla Irama (leggi anche: la recensione del suo ultimo disco) o Achille Lauro? (Leggi anche: tutto quello che c'è da saper sul trap). Manuel Agnelli, in particolare, ha nella sua squadra femminile ottimo materiale artistico; tra i gruppi, che sembrano la categoria più debole, l'ambizioso Lodo Guenzi, il finto svagato, rileva Asia e già ci sono quelli che malignano: hanno tolto una non cantante e l'hanno sostituita con un non cantante. Ma siamo al live, alla prima tornata, quanto a dire le eliminazioni dure, a saltare non sono più semplici aspiranti o illusi ma gente con qualcosa già da dire, gente già avviata verso una possibile carriera. Li portano in posti improbabili, una sala da arrampicata, un loft, Agnelli che si sente raffinato, che va al tappeto rosso della romana festa del cinema, sceglie il teatro degli Arcimboldi, non tanto rock, neanche alternativo, più da buona borghesia meneghina, alla fine le radici mettile come vuoi ma tornano sempre fuori. E qui si parrà la nobilitate.

LODO NON DELUDE E SI BECCA 3: RIDATECI LEVANTE

Lodo Guenzi dello Stato sociale.

ALESSANDRO CATTELAN: 5. Il nostro erogatore di abbracci coi live ha più spazio ma resta didascalico, meccanico come una mitragliera di parole

FEDEZ: 6 ½. Difficili da dimenticare le recenti prodezze ortofrutticole; ma proviamoci, e allora diciamo che, come giudice di talent, è più intelligente che come, uhm, cittadino? O influencer? Si vede che il suo è proprio il mondo virtuale, della finzione.

MARA MAIONCHI: 5 ½. Sì, sempre divertente, sempre piena di «coglioni», «maroni», «caghèr», ma possiamo dire che, forse, il suo tempo a X Factor l'ha fatto? (guarda il "battesimo" di Mara Maionchi a Lodo Guenzi).

MANUEL AGNELLI: 6. Manuel, come una vecchia zia, è sempre meno convinto, talora imbarazzato (l'introduzione roboante da Paese dei Balocchi lo lascia stoccafisso sotto sale). Va bene che poi da qui può rimbalzare alla festa del Cinema, su RaiTre, dappertutto come un Misirizzi dell'indie-insomma-rock. Sta al gioco, ecco. «Tu mi devi ascoltare, Martina!». Quantum mutatus ab illo (o forse no).

LODO GUENZI: 3. Parte col botto, anzi i botti: in Rete gliene tirano di tutti i colori e non sono solo le avanguardie armate Argentate, e non è malanimo o prevenzione: bastano 10 secondi: «Ecco tu hai la genuinità», «Ecco tu hai la verità», «Ecco tu hai l'energiiia». Il titolare di Max Factor non avrebbe mai creduto di arrivare a scrivere questo, ma: ridateci Levante (se proprio non c'è altro).

NAOMI, SHEROL, BOWLAND, ANASTASIO: TALENTI PURI

Naomi, una delle voci più interessanti di questa edizione di X Factor.

LUNA: 7. Molto, molto esaltata; disgraziatamente i mezzi li ha, quindi non resta che sopportarla pensando che ha solo 16 anni: può solo peggiorare, quanto a spocchietta. Con E.T., di Katy Perry, via Big Fish, siamo sempre lì, per dire che Manuel va sul sicuro, su quello che le riesce meglio. Non è vero, come dicono, che sia meno aggressiva: sta maturando, è diverso.

RENZA CASTELLI: 6. Fedez prova a stanarla dai conforti cantautorali (bravo), e la cosa funziona a metà: Raggamuffin di Selah Sue è precisa, perché cantare lei sa cantare, ma le manca completamente magnetismo, è anodina (Agnelli ci vede sensualità, ma dove? Nel maquillage?)

RED BRICKS FOUNDATION: 4. Ah, quello che fa il sosia dei Verve che fa il clone dei Maneskin. Imbarazzante. «Attitudine punk che se ne frega delle regole», dice Guenzi: mentre li inquadrano luminosi del logo di una banca. Ndemm, Lodo, che tempismo. New rules, di Dua Lipa: questo sarebbe cantare? Questo gran putipù sarebbe una band? Sul personalissimo cartellino del curatore di questa rubrica, una parola, anzi, no, solo un simbolo: ?

ANASTASIO: 7 ½. Di cose da dire, da scrivere, da cantare ne ha, fluviali, torrenziali; il gioco dei testi riscritti, questa volta su C'è tempo di Ivano Fossati, è tuttavia talmente ardito, e riuscito, da nascondere eventuali magagne: per esempio, nessuno s'avvede che la voce non è granché; a suo modo è un vantaggio, indica che mezzi vocali normali o scarsi sono compensati dal coraggio e l'inventiva. Non un rapper, ma qualcosa, qualcuno da inquadrare, da identificare.

NAOMI RIVIECCIO: 8. Dalla lirica al... blues? Sì, questo dovrebbe fare. O al soul. Fedez la sforza, la spreme su Beyoncé (Love on top): fa ancora bene, se hai un bolide lo tiri al massimo, se no grippa. Lei no: quattro salti di semitono, perché questi son salti, sempre a salire, senza perdere intonazione mai. Che altro vuoi?

Matteo Costanzo, il primo eliminato dei live.

BOWLAND: 8. A chi scrive questa cantante mette un po' paura, è inquietante. Ma la paura può essere attraente però. A dispetto di Sweet dreams, che è proprio una scelta da Lodo; la stravolgono ad arte, la rallentano in una noland, un posto affatato e conturbante, con la forza della misura, di una evocazione a togliere, fatta di vuoti, di richiami, di allusioni. Già maturi, ha ragione Agnelli.

SEVESO CASINO PALACE: 5-. Non è che siano tanto diversi dai Red Bricks Foundation: la fanciulla passa per l'esplosiva ma, insomma, è un cliché, sotto la grinta niente. O pochino, Ad Asia piacevano queste cose, perché fanno un gran casino. Giovane fuoriclasse (di Capo Plaza)? Sì, sulla fiducia però.

SHEROL: 9. Romanina di capoverde, capoverdiana del mondo. In una edizione di talenti notevoli, lei va oltre ed è perfino mortificante che una così debba affidarsi a un talent per emergere. O tempora, o mores. Can't feel my face (di Weekend) la porta lontano dal suo seminato? E che problema c'è? Il suo seminato è il mondo. Dicono sia meno esplosiva, alcuni giudici; invece, oltre al resto, fa un cromatismo perfetto, naturalissimo, che sfugge a tutti, ma non da queste parti: datevi pace.

EMANUELE BERTELLI: 7/8. Impossible, come a dire da X Factor a X Factor (James Arthur ci vinse l'edizione inglese del 2012, se non andiamo errati). Come a dire: puoi vincere anche tu. Sicuro, anche se resta da capire perché nonna Mara si impunti con 'ste sbobbe di finto RnB invece di azzardare quello vero, citofonare Joe Cocker. Dice: Emanuelone puoi fare di più: appunto, mica è colpa sua, è della nonna.

MATTEO COSTANZO: 5. Power di Kayne West “mashuppato” con 21st Century Schizoid Man dei King Crimson: e va bè; cerchiamo di giudicarlo per quel che vale: poco, a parer nostro, già strano sia arrivato fin qui. Difatti è la fine, amico mio. Forse il guaio era proprio la personalità (qui l'intervista).

LEO GASSMAN: 6+. Si ritrova questo James Morrison chge flirta con Nelly Furtado (Broken strings) e che può fare se non spingere sul tono, sul suo timbro di per sé pregevole, ma che non basta a tutto? Difatti ne esce ingessato, il che significa che non ne esce. Ma è giovane, caricno e occupatissimo e si rifarà.

MARTINA ATTILI: 7+. Ma ci è o ci fa? Anche da questa Castle in the show (Kadebostany) non si capisce bene: e questa ambiguità continua a tenerla su. Piace a Manuel, che le dà pezzi di dadaismo elettronico svizzero per esaltarne l'inafferrabilità. Piace anche a noi, che in questo scoiattolino 16enne vediamo una Bjork più simpatica, meno pretenziosa. Ma più genuina, direbbe il Lodo.

I Maneskin, ospiti del primo live di X Factor 2018.

Al ballottaggio, i Red Bricks Foundations la spuntano su Matteo Costanzo; ora, se il populusque di X Factor contasse qualcosa, sui social le proporzioni sono tutte per il ragazzo; siccome conta come sempre, cioè niente, il populusque, decidono i giudici e passa il peggiore, il gruppetto putipù.


MANESKIN: Di tutto di più su apposita recensione, a seguire.

RITA ORA: N.P. Ora che vai a casa.

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