MATTEO COSTANZO X FACTOR 2018
MAX FACTOR
26 Ottobre Ott 2018 1453 26 ottobre 2018

Matteo Costanzo racconta l'eliminazione da X Factor 2018

Non ha passato il primo live, ma l'aspirante cantautore non si dispera anzi. «Per rosicare rosico», dice. «Però non ne facciamo un dramma, le gare sono altre».

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Matteo Costanzo passa agli annali di X Factor come il primo vero eliminato dell'edizione 2018. Immeritatamente: se la gioca al ballottaggio coi Red Brick Foundations, il pubblico social lo preferisce, vota a maggioranza la sua versione di La descrizione di un attimo di Tiromancino, ma si sa come vanno queste cose: ci sono i giudici e i giudici decidono come pare a loro e decidono altrimenti.

Lui però non è abbattuto; contrariato sì, e non lo nasconde, e questo gli fa onore: l'aspirante cantautore, al lavoro sull'album di esordio, si rivela un ragazzo schietto, leale, capace di analizzare la sua avventura con lucidità e una diplomazia che non scade mai nell'opportunismo, nel calcolo. «Ero sempre stato contro i talent», racconta a Lettera43.it, «poi ho detto: "Ma 'sti cavoli, è una macchina incredibile, un piccolo sogno, perché no?" Ed eccomi là, sul quel palco. Chi l'avrebbe detto? Poi è andata come è andata, ma io sono contento, va bene anche così, volevo assolutamente fare uscire una parte di me, una parte che sapevo che c'era, anche se dovevo io per primo capirlo: e ce l'ho fatta».

DOMANDA. Ma è davvero così traumatico, uscire ai live?
RISPOSTA. Eh, bè, rosicare rosichi! Inutile negarlo, sai quanto era meglio andare avanti! A nessuno piace uscire, specie sul più bello. Però non ne facciamo un dramma, le gare sono altre e sai quante ne dovrò affrontare. In un certo senso, è stata tutta esperienza.

Sei contento, comunque, di come ti sei espresso o ritieni di avere mancato in qualcosa?
No, fondamentalmente sono contento: chiaro che, col senno di poi, trovi sempre motivo di criticarti: «Qui potevo fare meglio, questo potevo risolverlo in un altro modo...». Ma l'obiettivo era anche raggiungere un pubblico molto vasto con quello che avevo da dire, e penso di esserci riuscito; in un certo modo, comincio adesso. Io so quello che ho realizzato, quello che ho raggiunto: e mi servirà.

C'è chi ha detto: bravo, ma già fatto, già sentito. Ma non vale più o meno per tutti?
Io penso sia stata tutta una questione di gara. Gara e strategia: ci sono le squadre, ognuno ha i suoi motivi, no? Magari, in un altro ambito, Manuel Agnelli non l'avrebbe detta una cosa così. Ma lo accetto, proprio perché il contesto prevedeva un percorso a eliminazione, fatto anche di calcoli, di valutazioni. Con una riserva: io e Anastasio siamo gli unici ad aver presentato anche pezzi inediti. Se questo è essere un déjà-vu...

S'è avuta l'impressione che al ballottaggio tu fossi più a tuo agio, più confidente: portavi un pezzo scelto da te. Quanto può influire l'opzione di un giudice, un brano sbagliato?
Sicuramente certe cose che ho cantato non erano tra le mie prime scelte; ma mi va bene la critica, comunque ero io a cantare ed è giusto misurarsi anche con materiale che senti meno vicino.

Giudica tu i giudici.
Gente di personalità, capace di grandi cose. Cattivelli, direi, in generale, nelle scremature, in certe valutazioni.

E del grande baraccone, del luna park, che ne dici? Davvero a X Factor un esordiente impara l'arte, in quelle poche settimane, per bene che gli vada?
Sì: impara tante cose, tanti aspetti collegati al discorso artistico; intanto il gusto della gente, poi quello della televisione, le sue regole, le sue aspettative; di conseguenza, assimili disinvoltura, attitudine mentale. Poi ci sono aspetti secondari, ma non meno incisivi: il fatto di vivere quasi sempre in luce artificiale, che influisce sul carattere, sul modo di muoverti. Tutto è una scuola qui.

Lo sai che al ballottaggio per il pubblico dei social saresti passato tu e anche a larga maggioranza? A questo punto, che valore ha il voto di chi si esprime da remoto, da un tablet?
No, non lo sapevo, però direi che di valore ne ha: in prospettiva. Conta il pubblico che comunque raggiungi, che riesci a conquistarti, che poi è quello che ti seguirà, verrà ai concerti, sceglierà la tua musica, i tuoi dischi. Certo, a X Factor pesa pure la strategia, lo ripeto; non sarebbero previsti dei giudici, altrimenti.

Giudici che sono contemporaneamente tutor, sono parti in causa.
Alla fine resta il riscontro popolare ed è per questo che io lascio, magari non contento ma con orgoglio: sento di avere vinto qualcosa anch'io, qualcosa di importante, di bello. Qualcosa per cui è valso la pena partecipare.

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